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SCHEDA BIBLICA
di Don Ugo Ughi

Dio "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (I lettera a Timoteo, capitolo 1, versetto 4).
L'affermazione, fatta quasi per inciso, ha una importanza straordinaria. Manifesta la precisa volontà divina di salvezza universale. Certo, l'uomo è libero di aderire e di rifiutare, ma Dio, da buon Padre, è tutt'altro che indifferente di fronte alla possibilità dell'uomo di perdersi. Gesù dice: "Questa è la volontà di Colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno" (Vangelo di Giovanni 6, 39).
Proprio per questo Gesù è stato mandato e ha liberamente e amorosamente accettato di realizzare una profondissima solidarietà con tutti gli uomini e con ciascun uomo. E' lui l'intermediario unico fra Dio e l'umanità: "Uno solo è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù" (I Timoteo 2, 5). Nella preghiera del capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, Gesù ha dichiarato che "questa è la vita eterna: conoscere te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo". E' pertanto necessario "incontrare" Gesù ed entrare in relazione viva e vitale con lui. E per la Chiesa è assolutamente indispensabile annunziare il Signore Gesù, "che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo, maestro dei pagani nella fede e nella verità" (I Timoteo 2, 6-7).
Nella lettera apostolica "Novo millennio ineunte" il Papa ricorda con insistenza la vocazione missionaria della Chiesa. Al n.58 scrive: "Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull'aiuto di Cristo. Il Figlio di Dio, che si è incarnato duemila anni or sono per amore dell'uomo, compie anche oggi la sua opera: dobbiamo avere occhi penetranti per vederla, e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti. Non è stato forse per riprendere contatto con questa fonte viva della nostra speranza, che abbiamo celebrato l'anno giubilare? Ora il Cristo contemplato e amato ci invita ancora una volta a metterci in cammino: `Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo'. Il mandato missionario ci introduce nel terzo millennio, invitandoci allo stesso entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora: possiamo contare sulla forza dello stesso Spirito che fu effuso a Pentecoste e ci spinge oggi a ripartire sorretti dalla speranza che non delude".
Fra questi cristiani della prima ora possiamo includere San Paolo e il suo discepolo Timoteo, che l'apostolo incoraggia a svolgere generosamente la sua missione.
In questo contesto acquista significato e valore la preghiera liturgica, che, come risulta dalla I lettera a Timoteo, fin dagli inizi fu regolata nella Chiesa. Essa non, è lasciata alla iniziativa e ai gusti dei singoli, ma è affidata all'intera comunità, sotto la responsabilità di chi la presiede e la guida.
San Paolo sottolinea il respiro universale di questo pregare della Chiesa. "Ti raccomando prima di tutto che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono al potere" (I lettera a Timoteo 2, 1-2).
Attraverso la preghiera si riconosce che la salvezza è dono di Dio e si manifesta la viva partecipazione al disegno divino di salvezza universale.
Una preghiera particolare va fatta per quanti sono costituiti in autorità a motivo della loro responsabilità e della ricaduta su tutti dell'esercizio del potere. "... perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità" (I Lettera a Timoteo 2, 2).
Chi è posto in autorità non può svolgere la propria funzione in maniera autoritaria o arbitraria o interessata. Ciò che fa, sceglie, decide, deve essere sempre per il bene comune. Una società ben ordinata richiede poi l'assunzione di responsabilità da parte di tutti i suoi membri e la convinta e coraggiosa partecipazione e. collaborazione da parte di tutti. I cristiani non devono mai dimenticare di avere una "doppia cittadinanza": cittadini del cielo e pienamente cittadini della "città terrena".
"Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore" (I lettera a Timoteo 2, 3).
"Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese" (I lettera a Timoteo 2, 8).
Ecco indicate le disposizioni interiori per la preghiera: "senza ira e senza contese". Con la divisione nel cuore e il contrasto aspro con gli altri non ci si può presentare davanti al Signore. E' necessario prima riconciliarsi, cercare l'accordo, operare per andare oltre la difficoltà delle relazioni.
E poi il gesto esterno di tenere la mani alzate, come avviene nelle nostre celebrazioni e come è attestato dagli oranti delle Catacombe.

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