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Si dice: siamo entrati in Europa; l'Italia deve essere più
europea; il nostro sistema ha bisogno
di allinearsi all'Europa.
Che significa?
Che c'è bisogno di un bagno rigeneratore
per svecchiare un paese che, rispetto
al resto del continente, è rimasto
indietro.
Essere moderni, e quindi "europei",
non è uno slogan ma un'esigenza
vera, per garantire una maggiore efficienza
dei servizi e, in genere, una migliore
qualità della vita. E per qualità
della vita qui si intende una burocrazia
meno opprimente, un fisco più
giusto, una sanità meglio organizzata,
una giustizia rapida e credibile. In
poche parole, una macchina statale in
grado di corrispondere alle attese dei
cittadini.
Se ci guardiamo attorno, lo spettacolo
non è incoraggiante. Ogni giorno
dobbiamo scontrarci con difficoltà
d'ogni genere. Negli uffici sembra che
l'impegno principale sia di rendere
difficile l'esistenza al primo disgraziato
di turno e le semplificazioni, introdotta
da quel sant'uomo che è il ministro
Bassanini, restano sulla carta.
Ma dobbiamo farci forza. Anche in altre
nazioni non sono tutte rose e fiori.
Il cammino verso l'Europa è ancora
lungo.
A questo punto mi viene in mente l'appello,
a suo tempo rivolto da John Kennedy
agli americani: "non chiedetevi
che cosa l'America può fare per
voi, chiedetevi che cosa voi potete
fare per l'America". Tradotto in
soldoni, il discorso è il seguente:
"Lo Stato deve darsi da fare, ma
anche i cittadini è bene che
si rimbocchino le maniche".
Diventare "europei" è
un impegno che riguarda tutti noi. Come?
Abbandonando certi vizi antichi che
fanno parte del nostro costume, e il
più delle volte del nostro malcostume,
come le tante furberie di cui spesso
andiamo fieri. "Fare il furbo"
è una pratica tipica dell'italiano
medio che è felice quando può
sfuggire alla voracità del fisco,
entrare gratis allo stadio, farsi rimborsare
dal datore di lavoro una spesa mai sostenuta.
Essere europeo significa tener conto
delle ragioni degli altri e convincersi
che chi grida più forte non ha
normalmente ragione. Significa non fare
distinzioni fra le persone in base al
colore della pelle. E poi ci sono le
piccole cose: rispettare senza spazientirsi
le precedenze stradali e le file agli
sportelli postali e bancari, non scrivere
sui muri, non buttare in strada cartacce,
buste di plastica o bottiglie vuote
di birra e di Coca cola, non decorare
con la vernice spray vagoni ferroviari
o autobus urbani, evitare che i marciapiedi
siano disseminati di residui canini,
spegnere il telefonino in chiesa, a
teatro, al ristorante.
L'elenco potrebbe continuare all'infinito.
Sono minuzie? Forse. Ma la civiltà
di un popolo si giudica anche dai comportamenti
individuali, dai gesti minimi. A ben
guardare, l'oceano è fatto di
gocce.
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