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Quest'estate
passeggiando in riva al mare chiesi
ad un amico: "Dove sfocia il Cesano?"
"Qui, dove stiamo camminando ora"
mi rispose, ed aggiunse:"Non si
vede nulla perché il fiume passa
sotto terra". Guardai verso il
mare, era calmissimo, due barche, con
delle enormi gru, stavano posando dei
macigni in acqua. Mi meravigliai che
venissero realizzate delle scogliere
così vicino alla foce del fiume,
ma mai avrei immaginato ciò che
vidi pochi mesi dopo, ovvero circa un
mese fa. Mi trovavo di nuovo nella frazione
di Senigallia, dove incontrai Gianni,
un amico barbiere, o meglio un artista
più che un barbiere. Uno di quelli
che sta lì a tagliare i capelli
ma che potrebbe fare il filosofo o il
poeta. 
Perché quando ti guarda, da dietro
la sua lunga barba bianca, con quegli
occhietti vispi, sembra che lui l'abbia
già vista la vita. Gianni passeggiava
con la macchina fotografica al collo
"Vieni con me" mi disse. In
prima battuta rifiutai, avevo mille
cose da fare, ero di corsa, come ogni
giorno. Poi, Gianni insistette guardandomi
in modo strano. Mi sentii un po' a disagio:
mi resi conto che quello che l'amico
mi proponeva era qualcosa di irripetibile,
e capii che stavo per mancare un'opportunità
solo per la frenesia di correre nella
routine quotidiana. Accettai l'invito.
Gianni mi condusse alla foce del Cesano
dove potei assistere ad uno spettacolo
che non scorderò più.
Era una giornata freddissima, il cielo
minacciava la pioggia, il mare era molto
agitato e un vento forte di tramontana
aveva fatto arretrare la spiaggia di
una quindicina di metri. Camminammo
lungo la riva tra cataste di legna che,
in alcuni punti, erano alte
quasi come una persona. Quando arrivammo
al fiume il fragore dei flutti si fece
più forte. Gli schizzi d'acqua
ci bagnavano il viso e il Cesano - la
cui bocca era di oltre una trentina
di metri - trascinava in mare ogni cosa,
con una forza ed un impeto inimmaginabili.
Sull'acqua, come fossero piume, galleggiavano
alberi il cui tronco raggiungeva anche
i sessanta centimetri di diametro, bidoni,
lavatrici, suppellettili di ogni genere
e poi ancora alberi e rami, tanto che
la spiaggia sembrava ormai una foresta
tagliata. Le acque dell'Adriatico però
sembravano non volerne sapere di ricevere
tutta quell' immondizia e, spinte dal
vento del nord, lottavano contro il
fiume che, solitamente placido, quel
giorno si era svegliato furioso. Quel
giorno lì, proprio quel giorno
lì, il Cesano aveva deciso di
ribellarsi, aveva deciso di espellere
da sé scorie, tossine e schifezze
di ogni sorta, ciò che l'incuria
dell'uomo gli aveva riversato in grembo
per mesi o forse per anni. Ma il mare
era stanco di accogliere. Anche lui,
come un signore sofferente e malaticcio,
solitamente accondiscendente e sornione,
questa volta aveva detto basta. Basta,
una volta per tutte. E io e Gianni lì,
a guardare quella lotta per la sopravvivenza.
Impotenti. Lui con la macchinetta al
collo ed io con la penna in tasca, che
potevamo fare? Raccontare. E' quello
che abbiamo fatto. Servirà a
qualcosa?
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