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* La Quaresima è in funzione della Pasqua;
solo alla luce della Pasqua ne comprendiamo
il significato pieno.
Occorre fare riferimento alla Bibbia
e, precisamente, al libro dell'Esodo.
La Pasqua nasce come evento religioso-sociale:
è liberazione di un popolo dalla
schiavitù, grazie all'intervento
di Dio, che vuole attraverso quel popolo
operare la liberazione dell'umanità
intera. Ma subito la Pasqua si traduce
in un cammino, che è, sì,
liberazione dall'oppressione sociale,
ma si trasforma in una liberazione interiore;
l'uomo liberato dal suo male: mancanza
di fede, di speranza, di amore; incapacità
di vedere oltre le prospettive puramente
materiali; difficoltà a collaborare
con gli altri; rifiuto di obbedienza
umile e amorosa al progetto di Dio.
Non è facile per il popolo d'Israele
conoscere e corrispondere alla sua vocazione-missione
di essere il "popolo di Dio".
Ed ecco il cammino segnato dal numero
quaranta: i quarant'anni destinati alla
nascita di una generazione nuova. All'infuori
del condottiero Giosuè, nessuno
degli israeliti usciti dall'Egitto entrerà
nella Terra Promessa.
Durante quei quarant'anni si alterneranno
prodigi e ribellioni, momenti di conversione
e momenti di sbandamenti e punizioni.
Vertice di tutto il cammino rimane l'incontro
con Dio, con la sua santità e
con la sua potenza, ai piedi del monte
Sinai.
Quaranta giorni e quaranta notti Mosè
parla con Dio sulla vetta del monte.
Il peccato di idolatria rischia di far
crollare tutto. Ma poi c'è il
castigo e il pentimento. Mosè
ritorna sulla vetta per altri quaranta
giorni e quaranta notti. Alla fine egli
avrà il volto luminoso dell'uomo
che si è incontrato con Dio e
il popolo accetterà la Legge
divina come segno di vera libertà
e stringerà con Dio l'alleanza,
il patto, il "testamento".
Non mancheranno altri momenti di crisi
e di difficoltà, di ribellioni
e punizioni, di castighi e pentimento.
Ma ormai la strada è tracciata.
Attraverso le prove nasce il popolo
di Dio.
* Nella Terra Promessa si perfeziona
il cammino interiore oltre che la struttura
religioso-sociale di quel popolo. Guide
chiamate da Dio, profeti ispirati da
lui, re e sacerdoti accompagnano la
storia di un popolo, che, come tutti
i popoli, alterna vittorie e sconfitte,
periodi di elevazione e periodi di stanchezza,
esperienze di fedeltà e di infedeltà,
di esilio e di ritorno...
E' utile ricordare il grande profeta
Elia, vissuto in un tempo di profonda
crisi religiosa, nel quale la fede nel
Dio dei Patriarchi e di Mosè
sembra irreparabilmente crollata sotto
la spinta di nuove idolatrie. Allora
sarà il profeta a compiere da
solo, a ritroso, il cammino dei quaranta
giorni e a ritrovare, sulla vetta del
Sinai, l'incontro rassicurante con il
Dio d'Israele...
Ma intanto sta crescendo il "seme"
che Dio ha gettato fin dall'inizio della
storia: la promessa di una liberazione
ancora più profonda e radicale,
grazie a un Consacrato, che profeta-re-sacerdote
porterà a compimento il progetto
di Dio, che vuole la salvezza totale
dell'uomo.
* E' Gesù di Nazaret,
il Cristo o Messia, il Consacrato del
Padre per la salvezza degli uomini:
è il Figlio stesso di Dio, che
viene a rivelare in pienezza il volto
di un Dio che è Amore e che in
lui si mostra agli uomini nella sua
totale realtà di Creatore-Salvatore-Santificatore.
Per questo anche lui, il Cristo, inizia
la sua opera con i quaranta giorni e
le quaranta notti trascorsi nel deserto
in preghiera e digiuno, perché
lo Spirito del Male, Satana, sia del
tutto sconfitto.
Gesù nel deserto è tentato
come il popolo d'Israele di tutte le
tentazioni possibili: fame dei beni
materiali, bramosia di dominio, apparente
e falsa religiosità: gli idoli
di sempre.
E di lì inizia il suo cammino
che conduce alla vittoria piena sul
male del peccato e sulla morte, in una
Pasqua che è liberazione totale
e definitiva.
Nel volto di Cristo vediamo risplendere
su di noi il volto del Padre e, nello
stesso tempo, vediamo svelarsi a noi
il volto di noi uomini, singoli e comunità,
individui e Chiesa.
E' il volto sofferente di Chi ha preso
su di sé il peso del peccato
del mondo, il volto del Crocifisso,
ed è insieme il volto glorioso
di Chi ha sconfitto una volta per sempre,
in maniera irreversibile, il male, il
volto del Risorto. Noi non facciamo
ora altro che proseguire con lui il
cammino della salvezza, vivendo la nostra
Quaresima terrena, ma incamminati verso
la Pasqua eterna.
Siamo anche noi sottoposti alla prova
della tentazione nel deserto del mondo,
ma siamo nella possibilità di
vincerla grazie alla sua vittoria.
Viviamo anche noi la nostra passione
e morte, ma in vista della risurrezione.
E l'esperienza non è solo personale,
ma, in contemporanea, sociale, comunitaria,
come Chiesa, sempre santa e peccatrice,
come famiglia umana, sempre a rischio
di perdizione, ma sempre nella possibilità
di salvarsi. E' naturale quindi che
la nostra responsabilità personale
e quella ecclesiale sia molto alta.
Per questo la Quaresima annuale è
sempre un richiamo a vincere la prova
e a trasformare la Quaresima in una
Pasqua sempre più grande e più
bella.
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