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Bellissimo il Carnevale
pergolese, con le sfilate dei carri
e l'allegria che ci inonda il cuore
facendoci passare per un pomeriggio
lo stress e la tensione degli avvenimenti
quotidiani.
E sia ben chiaro, questa, non è
solo un'occasione per far baldoria e
tirarci la schiuma tra amici, ma può
essere anche l'opportunità per
fermarci un momento a riflettere su
quello che è il nostro carnevale
quotidiano.
Certo, non voglio sicuramente ribattere
sul tema della mucca pazza, o lanciare
la pietra contro persone che ci stanno
intorno ed hanno fatto una scelta di
vita diversa dalla nostra, ma soffermarmi
sul fatto che non possiamo vivere senza
crearci intorno un clima di finzione
e di "maschere". Non è
una similitudine questa, ma la constatazione
della realtà; non sto parlando
di punk o di clown da circo, bensì
di una realtà molto più
vicina, dei nostri atteggiamenti, del
voler nascondere il nostro essere "se
stessi" dietro a comportamenti
che sminuiscono il valore di ognuno
di noi.
Sarà colpa dell globalizzazione?
Forse, ma dobbiamo comunque saperci
districare e far emergere chi siamo
veramente anche in un contesto tanto
subdolo.
Si potrà dire: "Sei giovane
anche tu, non avresti niente da dire,
sei "cugina" di una realtà
che volete crearvi pur di non far trasparire
quella lacrima di dolore che vi opprime!".
Forse, ma non siamo anche figli di una
generazione che fa di tutto pur di creare
falsi modelli di bellezza e valore?
Allora come possiamo smascherare la
paura e "struccare" il coraggio?
Semplice, troviamo la forza di reagire,
sfoderiamo la nostra fragilità,
anche quella a volte è più
utile dell'arroganza; dimostriamoci
aperti al dialogo con chi ci sta attorno,
costruiamoci un proprio modello, un
ideale che sia nostro.
Ed infine, ma soprattutto preghiamo
per chi, come Erika e Mauro, non riesce
a sormontare questo muro senza incappare
in errori irrimediabili.
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