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UN ILLUSTRE OMONIMO

 

Tra i tanti libri, riviste, giornali ammucchiati in casa, vivendo gomito a gomito con dei commercianti di cose antiche, proprio in questi giorni mi è capitata sottomano una raccolta dell'Almanacco Illustrato delle Famiglie Cattoliche, a partire dall'anno 1901.
A parte l'intera cronologia dell'Anno Santo 1900 con le Beatificazioni, le nomine Cardinalizie, l'arrivo dei pellegrinaggi da tutte le parti del mondo e i riti religiosi, una lettura mi ha interessato particolarmente, perché offre al lettore una seria riflessione sul cambiamento dei costumi e dei comportamenti degli uomini politici di allora e di quelli del nostro tempo.
Mi era capitato di leggere, molti anni fa, che un capo di Governo italiano di fine `800, mi pare fosse il Marchese Di Rudinì, avesse fatto piangere una delle due figlie per non averle comperato un paio di scarpette nuove in occasione della prima Comunione della sorellina. Si racconta che il Marchese, alla richiesta della moglie, dopo aver esaminato attentamente le scarpine della figlia, abbia risposto: "Sono ancora in buono stato, per il momento può farne a meno". Così la figlia più piccola andò alla cerimonia con le scarpe nuove e la sorellina maggiore con le scarpe usate.
Il fatto che sto per raccontare è accaduto nello stesso periodo.
Il Dott. Giulio Gubbini, Pretore in un paesino dell'Umbria, un giorno torna a casa tutto contento.
Nel nuovo Ministero, che si era formato in quei giorni, era stato nominato Ministro di Grazia e Giustizia un certo Gubbini, suo omonimo.
La moglie suggerì subito al marito di avviare una ricerca per poter dimostrare l'esistenza di una certa parentela, anche se lontana, con il Ministro.
Il Pretore era di origine umbra, la sua famiglia proveniva da Gubbio; il Ministro proveniva dalla provincia di Ancona, ma il suo cognome scopriva la sua provenienza eugubina. Insomma, una parentela lontana, anche se non documentabile, doveva esserci.
Intanto il nostro Pretore, per un avanzamento di carriera, pochi giorni prima della caduta del vecchio Ministero, aveva ricevuto la comunicazione che sarebbe stato trasferito alla Pretura di Montefalco, un luogo ameno, sopra Foligno, che alla moglie del magistrato era piaciuto moltissimo. Ma il Pretore non si accontentò più di Montefalco; volle provare a chiedere personalmente al Ministro una Pretura di maggior prestigio. Aspettò che si assestasse la nuova compagine al Ministero, poi partì, tutto ripulito, per la capitale convinto di poter risolvere la faccenda, a quattr'occhi "fra Gubbini e Gubbini".
Alle nove era puntualmente al Ministero.
Bussa di qua, bussa di là, non fu facile arrivare fino al Gabinetto del Ministro.
Appena si imbatté in un usciere, chiese di essere ricevuto dal Ministro, ma questi gli chiese subito se fosse provvisto del biglietto di udienza. Piuttosto contrariato il Pretore rispose: "Veramente non lo avrei, ma se volesse presentargli il mio biglietto da visita...". L'usciere lesse: "Dott. Giulio Gubbini - Pretore". Piuttosto confuso, fece un inchino e si affrettò a portare il biglietto. Nella sala d'attesa c'erano già molte persone. Quando l'usciere ricomparve fece prima entrare una persona, poi rivolto al Pretore, quasi sottovoce gli disse:
"Il Ministro è spiacente, ma non può riceverLa".
"Pazienza, tornerò domani!". L'usciere allora gli fece capire che il "domani" era uguale all'oggi e che il Ministro non poteva proprio riceverlo. Il Pretore, piuttosto frastornato, non capì subito il significato della risposta, ma l'usciere gentilmente continuò: "Se ha qualche problema, può risolverlo con il suo Sottosegretario, che in questo momento è libero".
Questi, appena letto il biglietto del Pretore, credendolo un parente del Ministro, si alzò, gli andò incontro, lo fece sedere e lo lasciò parlare liberamente. Quando si rese conto di ciò che chiedeva lo invitò a stendere una Memoria da sottoporre all'attenzione del Ministro e di inviare, nel contempo, una richiesta per via gerarchica. Dopo parecchi mesi di attesa arrivò una lettera del Sottosegretario così concepita:
"Caro Signore, mi dispiace immensamente di doverLe comunicare ch'è stato provveduto al posto vacante di Montefalco. Quel posto era stato destinato a Lei, ma il Suo nome ha, disgraziatamente, richiamato l'attenzione del Ministro, il quale lo ha cancellato. Trattandosi di un posto molto ricercato, ha temuto di essere accusato di favoritismo. Spero che Le sarà dato un compenso e Lei conti pure sul mio appoggio. Distinti saluti".
Il Ministro Gubbini seguitò la sua carriera al Ministero di Grazia e Giustizia; nonostante l'instabilità governativa, ogni volta che cadeva un governo, Gubbini rientrava trionfante in quello nuovo.
Il Pretore Gubbini, imbufalito, inviò al Consiglio di Stato la richiesta di poter cambiare il proprio cognome, con la speranza di ottenere il sospirato trasferimento già concesso dal precedente Ministro.
Saremmo curiosi di sapere come è andata a finire questa vicenda. Lo scrittore non lo dice, ma al lettore ha già detto molte cose.

Mario Beci

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