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A PROPOSITO DI COMICI

Per motivi di salute (avevo un po' di febbre) non ho potuto assistere allo spettacolo del comico Di Carlo, ma ho saputo quello che è successo tra l'attore e "Leoncino", che ha dimostrato un bel coraggio invitando Di Carlo a moderare le parole ed è stato chiamato "figlio di Berlusconi" (offesa gravissima).
Ho letto il commento di Sergio Belardinelli nel numero scorso e devo dire che in teoria sono d'accordo con lui, però...
Vorrei dire a Sergio che ha tutto il diritto di criticare Di Carlo, ma si è dimenticato di criticare chi ha organizzato lo spettacolo. Nel depliant di presentazione hanno scritto che la comicità di Di Carlo non è volgare. Evidentemente non sanno quello che scrivono.
L'ho sentito una volta in televisione, in seconda serata: ne ha sparate tante da far impallidire il miglior Benigni.
Ma ciò non significa che questo tipo di comicità sia di basso livello. E' una comicità che si adegua ai tempi. I nostri sono i tempi in cui prevalgono la stupidità, la confusione, la mancanza di serietà e di rispetto per gli altri, la menzogna. In qualche modo bisogna reagire e un comico, se vuol essere graffiante, non può più limitarsi a raccontare qualche barzelletta.. Se riesce ad essere graffiante senza le cosiddette "parolacce" tanto meglio. Ci riescono quelli di "Striscia la notizia", forse perché sono costretti dall'orario di prima serata, ma è un'eccezione. Questi sono i tempi di "Carramba" e del "Grande Fratello", di Platinette (ributtante), di Valeria Marini che fa teatro (allucinante), dell'uomo pazzo che fa impazzire le mucche, dei Presidenti del consiglio che dicono sempre che tutto va bene.
In qualche modo bisogna reagire a tutti i quintali di cacca (si può dire "cacca"?) che ci stanno tirando addosso.
Ha detto una volta Francesco Guccini: se ti cade una tegola in testa non dici "perbacco" o "corbezzoli". Lo ha detto parlando dell' "Avvelenata", la prima canzone italiana con le parolacce, scritta nel 1976 non per il gusto di essere volgare, ma per reagire alle scemenze di certi critici. Era un segnale che non tutti hanno capito. Poi, 15 anni dopo, Marco Masini ha scritto la prima canzone con un titolo "volgare" per reagire a una società sempre più degradata e Fabrizio De Andrè ha composto la "Domenica delle salme", un duro attacco, ovviamente con parolacce, al regime poi travolto da Tangentopoli.
Non c'è niente da fare; o si reagisce con durezza anche di linguaggio o il mondo cadrà in mano agli ipocriti, agli incompetenti e agli imbecilli.

Giuseppe Milito

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