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"I L S A N T
O"
di Antonio Fogazzaro (1842-1911)
Nei primi anni del
secolo appena concluso per un cattolico
progressista la vita non era facile,
specialmente se non voleva uscire dalla
Chiesa, ma la contestava per la chiusura
nei confronti della cultura moderna.
Il futuro Giovanni XXIII era un giovane
prete e il Concilio Vaticano II era
lontanissimo. In quegli anni il papa
era Pio X, un uomo simpatico ma intransigente,
al quale il pensiero moderno non piaceva
assolutamente, tanto che nel 1907 con
l'enciclica "Pascendi" condannò
il modernismo.
Quali speranze poteva avere l'autore
di un libro come "Il santo"
di essere ricevuto dal papa? Ovviamente
nessuna, visto che il libro, pubblicato
nel 1905, un anno dopo era già
stato inserito nell'Indice dei libri
proibiti. Fogazzaro chiese invano di
incontrare il pontefice per esprimergli
il proprio pensiero riguardo a quello
che non andava nella Chiesa.
Quel colloquio, mai avvenuto nella realtà,
lo troviamo nel romanzo, quando il protagonista,
Pietro Maironi, riesce a parlare con
il papa, al quale denuncia le molte
magagne di una Chiesa bisognosa di rinnovamento.
Pietro Maironi è il giardiniere
di un convento che per il suo misticismo
e il suo impegno caritativo diventa
un "santo" per l'opinione
popolare. Tornando a Pio X, penso che
sia stato un vero peccato che non si
sia incontrato con Fogazzaro.
Forse lo scrittore sarebbe riuscito
a fargli capire che il modernismo voleva
il rinnovamento della Chiesa e non era
da condannare, anche se al suo interno
c'era chi negava i dogmi. I riformisti
ortodossi andavano ascoltati, ma erano
altri tempi. Ettolitri di fiumi dovevano
passare sotto i ponti d'Italia.
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