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Presentato fuori concorso
all'ultimo Festival di Cannes, Billy Elliot
dell'esordiente regista Stephen Daldry, è
il caso cinematografico di quest'ultima stagione.
Ambientato in un piccolo villaggio di minatori
nel nord est dell'Inghilterra, il film narra
la difficile adolescenza di un ragazzino di
undici anni con dentro il sogno della danza.
Al padre, vedovo e in lotta insieme ai suoi
compagni contro la chiusura della miniera,
non va proprio giù che il figlio possa
divenire un potenziale omosessuale.
Ma le cose non andranno in questo modo. Il
figlio, infatti, nonostante le origini più
che proletarie, sarà ammesso alla scuola
di danza Royal Ballet a Londra. Il ragazzo
supererà brillantemente i difficili
corsi e andrà addirittura a Broadway
senza diventare, con grande sollievo del padre,
omosessuale.
Billy Elliot è anche e soprattutto
la storia di una famiglia in un contesto sociale
difficile. E' la storia di tanti lavoratori
in sciopero per la difesa, a volte dura e
violenta, del proprio posto di lavoro, per
la difesa di una esistenza squallida e povera
ma pur sempre dignitosa. A suo modo il piccolo
protagonista non fa altro che lottare insieme
al padre per scrollarsi da se il tragico destino
ma senza rinnegare mai le sue umili origini.
Billy Elliot è da considerarsi
un classico melodramma, dal fazzoletto facile,
ma che segue la linea di pensiero adottata
in questi ultimi anni da quasi tutto il cinema
britannico. Guardando Billy Elliot,
infatti, non si può non pensare alle
tematiche e allo stile di film visti alcuni
anni fa come il fortunatissimo Full Monty
o il sottovalutato East is East.
Ottimi gli attori, in particolare il giovane
Jamie Bell.
Ettore Scola, il regista
di Una giornata particolare, ritorna
sul grande schermo con un altro importante
film ambientato nella capitale durante il
periodo fascista: Concorrenza sleale.
Concorrenza Sleale è la storia di due
commercianti, di due acerrimi rivali, uno
cattolico e l'altro ebreo che scopriranno
nell'ingiustizia delle leggi razziali la solidarietà
e l'amicizia.
Il regista prende spunto da un buon soggetto
scritto da Furio Scarpelli per raccontarci
l'applicazione di assurde leggi promulgate
proprio nei giorni in cui Hitler visitava
l'Italia.
L'impossibilità per i bambini ebrei
di frequentare la scuola, le progressive limitazioni
nelle attività professionali e commerciali
e le molteplici aggressioni contro cittadini
italiani ma non di razza ariana fanno da contesto
a questa storia raccontata in maniera sobria
ma accattivante, interpretata dai due ottimi
Sergio Castellitto e Diego Abbantantuono.
Da ricordare anche la bravura dello scenografo
Luciano Ricceri nella ricostruzione del vicolo,
la fotografia di Franco di Giacomo e le musiche
di Armando Trovajoli.
Dopo essersi impegnato in
temi ambientalisti, il regista Steven Soderbegh
si presenta
nelle sale di tutt' Europa con il suo ultimo
film: Traffic.
Ambientato tra gli Stati Uniti e il Messico,
Traffic narra due storie parallele: la lotta
e la vittoria di un poliziotto messicano,
Javier Rodriguez, contro un boss della droga
e la vicenda giudiziaria di un magistrato
americano nella lotta al narcotraffico e al
consumo di stupefacenti. Ma dietro a questi
due aspetti ce ne sono altrettanti di carattere
puramente familiare. Infatti, nel momento
in cui il boss messicano viene arrestato,
la moglie ignara della vita professionale
del marito decide, dopo un primo momento di
smarrimento, di continuare i traffici di famiglia.
Ma anche il giudice Robert Wakefield durante
il suo impegno di lotta contro la droga scopre
che sua figlia Caroline fa uso di sostanza
stupefacenti.
Traffic nonostante le tantissime star
americane è sicuramente un film difficile:
girato con uno stile scarno, al limite del
documentario, con l'unico scopo di entrare
nella maniera più invadente possibile
nella vita e nelle vicende dei protagonisti.
Ma come sostiene il regista Steven Soderbegh:
"La realtà è molto più
dura e feroce del film".
Buona visione
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