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LA CIVILTÀ CRISTIANA E LA PASQUA

La Pasqua è la chiave di interpretazione di tutta la dottrina cristiana. Illuminante, in proposito, una pagina del Concilio Vaticano II, che nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, la celebre "Gaudium et spes", dichiara: "Tutte le attività umane, che sono messe in pericolo quotidianamente dalla superbia e dall'amore disordinato di se stessi, devono venir purificate e rese perfette per mezzo della croce e della risurrezione di Cristo". La Pasqua è un concetto e una realtà, che racchiude in sé questi due elementi e li fonde in uno: la croce e la risurrezione.
Se li separiamo annulliamo la Pasqua; se enfatizziamo l'uno a svantaggio dell'altro, rischiamo di non riuscire a comprendere il dono di Cristo.

* La croce. Chi può chiudere gli occhi e non vedere? Il male, la sofferenza fisica e morale, la cattiveria e la morte, l'ingiustizia e la violenza, la grettezza e la stupidità... come nasconderle?
E il peso enorme che hanno su di noi vicende che sfuggono alla nostra capacità di controllo, come le disgrazie e gli squilibri della natura, madre, ma anche matrigna, come non calcolarlo?
Chi nella vita vede solo bellezza e armonia, poesia e gioia o è stupido o è esaltato.
La fede cristiana non mi nasconde la croce, anzi me la presenta come via necessaria, inevitabile. Se mi dice, però, di accettarla o, addirittura di abbracciarla, lo fa mostrandomi su quella croce il Crocifisso, cioè Dio stesso che, nel Figlio, fa sua la nostra croce per renderla strumento di liberazione e di salvezza. Ecco la "Gaudium et spes": "Sopportando la morte per tutti noi peccatori, Egli, (il Cristo) ci insegna con il suo esempio che è necessario anche portare la croce; quella che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia".

* La risurrezione. E' l'affermazione della vita sulla morte. Ne facciamo un'esperienza parziale quando vediamo risolversi bene o in bene, un rischio, un male, una sofferenza, che ha toccato la nostra persona o la nostra vicenda individuale o sociale.
Il chiarore di un'alba, la luce di un'aurora ci dà sollievo dopo una notte cupa e angosciosa; il ritorno del sereno dissolve le paure e le tensioni di una tempesta; la pace e la fine delle ostilità o delle rovine riapre il nostro cuore alla fiducia e alla speranza.
Ma spesso dobbiamo riconoscere che non possiamo cullarci sull'illusione che il male sia ormai finito per sempre. Anzi ogni tanto siamo già rattristati dal timore, nel sapere per certo che i guai, prima o poi, torneranno.
La fede cristiana afferma che la risurrezione non è un sogno o un'illusione. Mi dice però che, per adesso, è solo una promessa; i segni che ne cogliamo ce la fanno desiderare e assaporare; dobbiamo promuoverla per quanto dipende da noi, sia come singoli che come comunità.
E la garanzia? La fede ci mostra di nuovo il Cristo, il Crocifisso risorto da morte, Dio che ha fatto sua la nostra morte per superarla, per noi, nella risurrezione. La risurrezione è un fatto storicamente realizzatosi in Cristo: si realizza storicamente anche in noi, perché ci viene comunicata, come seme di immortalità, che si svilupperà, afferrando a poco a poco il nostro spirito, il nostro corpo, il nostro mondo umano, l'universo intero...
Ascoltiamo di nuovo la "Gaudium et spes": "Con la sua risurrezione..., Egli tuttora opera nel cuore degli uomini..., non solo suscitando il desiderio del mondo futuro, ma per ciò stesso anche ispirando, purificando e fortificando quei generosi propositi, con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta la terra".

* Ecco l'umanesimo cristiano; ecco la civiltà cristiana. La storia dei due millenni trascorsi registra il cammino che l'umanità ha percorso, faticosamente, ma sicuramente, in questo senso, tra alti e bassi, tra assensi e contraddizioni.
Se si risale ancora più indietro, si scopre con meraviglia che anche questo cammino affonda le sue radici in una civiltà più antica, che si perde nel buio dei millenni. Questa fede si presenta come lo sbocciare di un fiore sul tronco del Monoteismo, che ha come fulcro ideale, di nuovo, la Pasqua, liberazione sociale dagli idoli che rendono schiava l'umanità, e che raggiunge il suo vertice su un monte, il Sinai, dove Dio traccia agli uomini, su due tavole di pietra, quello che dev'essere il retto statuto della famiglia umana.
La realtà del male è sempre presente.
"La Bibbia - dice il Concilio - con cui è d'accordo l'esperienza dei secoli, insegna agli uomini che il progresso umano, che pure è un grande bene dell'uomo, porta con sé una grande tentazione...: infatti (spesso) gli individui e i gruppi guardano solamente alle cose proprie e non a quelle degli altri; così il mondo cessa di essere il campo di una genuina fraternità e l'aumento della potenza umana minaccia di distruggere ormai lo stesso genere umano".
Talvolta l'ignoranza e il pregiudizio minimizzano o ridicolizzano i Comandamenti di Dio. Sono invece il perno - unico! - della società. Cristo ne ha colto la polpa e, rivelandoci che "Dio è amore", li ha riassunti nell'unico precetto della carità. "Coloro che credono all'amore divino, sono da Cristo resi certi che è aperta a tutti gli uomini la strada dell'amore e che gli sforzi intesi a realizzare la fraternità universale non sono vani" prosegue la "Gaudium et spes".
La Pasqua è dunque il segno e la promozione della civiltà. Di questo messaggio sia portatrice anche quest'anno la celebrazione di un evento che ci dà il senso della storia umana e della fede cristiana.

Lino Ricci

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