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Mons. Giovanni Antonietti, Arciprete della Cattedrale di Pergola,
uomo di grande cultura e di Santa Memoria,
durante la benedizione pasquale delle case
era solito farsi accompagnare da un chierichetto,
in tonaca bianca, che gli portasse l'aspersorio
ed il canestro di vimini per deporre le uova
che in campagna venivano offerte con una certa
generosità.
Il giro extra moenia era sempre lungo
e faticoso: si partiva verso le otto e mezzo
del mattino, si pranzava in casa di qualche
proprietario benestante, si rientrava in sede
verso le sei del pomeriggio. Man mano che
si procedeva nella benedizione delle case
il canestro diventava sempre più pesante
e spesso si riempiva completamente con il
rischio che qualche uovo cadesse in terra.
Una sera, per evitare di far cocci, il ragazzino
si sistemò alcune uova nelle tasche.
Tornato in parrocchia si dimenticò
di rimetterle nel canestro. Quando si accorse
era ormai troppo tardi; era stanco e si vergognava
di riportarle indietro, così decise
di tenerle.
In casa però non trovò un posto
sicuro dove nasconderle, perché la
madre non le vedesse. Pensò di portarle
ad una signora di un negozio poco lontano
che le comperava per rivenderle. Gliele pagò
quattro soldi ciascuno, il prezzo corrente
in quegli anni (1934-35).
Con questi soldini comperò "L'Avventuroso",
un giornalino per ragazzi allora molto in
voga.
Poiché era filato tutto liscio, nell'uscita
successiva, il chierichetto ripeté
l'operazione di proposito e ci comperò
"Il Corriere dei Piccoli".
In seguito ci uscirono anche alcuni volumetti
di avventura di Salgari.
La curiosità e il piacere della lettura
incominciarono ad essere amareggiati dal fatto
di dover leggere di nascosto e dalla paura
di essere scoperto dalla madre e di dover
rendere conto di come era in possesso di quei
giornalini.
Poi venne assalito dal rimorso di aver commesso
un furto e di aver tradito la fiducia di Monsignore
al quale era sinceramente affezionato. In
pochi giorni, la sua anima candida di bambino
si trovò come quella del naufrago di
Dante, in mezzo ad un "Pelago in tempesta"
dal quale non sapeva come riguadagnar la riva.
Allora decise di andare a confessare il suo
peccato. La domenica andò in chiesa
di buon mattino, si accodò ad altri
penitenti ed attese tutto compunto.
Arrivato il suo turno si inginocchiò
e rimase in attesa che il confessore aprisse
lo sportellino.
Inaspettatamente si trovò davanti proprio
Monsignor Antonietti. Ebbe un colpo al cuore;
gli balenò l'idea di fuggire; non era
possibile, c'erano delle persone dietro a
lui, rimase come impietrito. E' proprio il
caso di ripetere un detto molto comune a Pergola:
"se gli avessero data una coltellata,
non gli sarebbe uscita una goccia di sangue".
Alla richiesta del confessore di accusare
i propri peccati, cercò di andare sul
vago; si limitò a dire che aveva commesso
un peccato molto grave.
Non fu sufficiente; il confessore chiese quale.
Pensò di salvarsi dicendo: "Ho
rubato!".
"Ma cosa?", insistette il confessore.
Il ragazzo finse di non aver capito la domanda
e non rispose. Monsignore cercò di
venirgli incontro dicendo: "Sì,
figliolo, il furto è un peccato grave
al quale si può rimediare in due modi:
primo con il pentimento sincero ed il proposito
di non commetterlo più".
"Sì, sì", lo interruppe
il ragazzino.
"Secondo - riprese il confessore - con
la restituzione al legittimo proprietario
dell'oggetto rubato. Sei tu disposto a far
questo?".
"Sììì - rispose
con molta incertezza il ragazzino - ma...
è, che io mi vergogno di riportarle
al padrone".
"Ma di che cosa si tratta?", chiese,
sempre più incuriosito Monsignore.
"Si tratta di uova!", riprese, quasi
spazientito il ragazzino. Poi, quasi ispirato,
si affrettò a dire: "Le vuole
Lei? Io gliele porto subito".
"Oh, no... per carità, figliolo,
ne ho già la casa piena".
E il ragazzo pronto: "Ma se Lei non le
vuole... allora sono a posto!".
Si alzò di scatto e uscì dalla
chiesa tutto contento.
Monsignore non capì il senso di quelle
parole, né lo strano comportamento
del ragazzino; nella sua bontà aveva
capito il suo pentimento e gli tirò
dietro l'assoluzione come ad un soldato in
fuga reduce da Caporetto. Il fatto è
reale; non ho riportato il nome del ragazzo,
perché già morto da qualche
anno e i Morti, come insegnava Rumori, debbono
"riposare in pace".
O, meglio ancora, facciamo tesoro di quell'insegnamento
che i nostri Padri, con mirabile sintesi,
tutta latina, ci hanno tramandato:
"De Mortuis, nihil,
nisi bonum!"
(Dei morti non si può dire altro che
bene).
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