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EDUCARE ALLA MONDIALITA' E COLLEZIONISMO
Vento di primavera per l'Oratorio "L'Incontro"

 

La sera di venerdì 30 marzo 2001, nell'accogliente sala-teatro dell'Oratorio "L'Incontro", il prof. Paolo Terenzi, docente di "Sociologia dei processi culturali" presso l'Università di Bologna, ha aperto una serie di conferenze su "Educare alla Mondialità", argomento "forte" di questo inizio di III millennio. La sua relazione verteva su "Le sfide del III Millennio: globalizzazione, nuove tecnologie, economia".
Il prof. Terenzi, con estrema chiarezza e sinteticità, ha dato del termine globalizzazione la definizione, secondo la quale ciò che accade in una parte del mondo si propaga con estrema velocità in tutto il globo, senza limiti di spazio. Viviamo in un mondo interconnesso, siamo chiusi in una rete, internet, per mezzo della quale tutto è collegato a tutto. Ha affrontato il tema sotto un triplice aspetto: globalizzazione e nuove tecnologie, globalizzazione ed economia, globalizzazione e cultura. Abbiamo familiarizzato con nuove forme di imprenditorialità, le imprese a rete; abbiamo preso atto di come sia possibile una sorta di "controcolonialismo" e molto e altro di più.
L'afflusso di pubblico, eterogeneo per età e cultura, ha dimostrato che l'argomento interessa ed incuriosisce e il dibattito che ne è scaturito ha fatto emergere riflessioni attente e profonde, che ci hanno indotto a pensare a quegli atteggiamenti che spesso assumiamo con spirito fatalistico e sulla scia di certe mode.
Due, per me, i punti da prendere in considerazione:
1. In un mondo che diventa sempre più villaggio globale è importante mantenere salda la nostra identità culturale e salvaguardare la libertà. Infatti, in un mondo sempre più globalizzato, la vera libertà è quella che si configura con l'espressione libertà di (libertà di pensiero, di parola, di stampa, di autodeterminazione, di scelta,...) e non libertà da. Oggi è più facile affermare che vogliamo essere liberi dal pensare, siamo infatti sempre più istintivi; è più facile asserire che vogliamo essere liberi dalla parola, e così privilegiamo le immagini e abbiamo così poca ricchezza lessicale che, privatamente e pubblicamente, facciamo uso delle solite espressioni triviali; e, poi, aspiriamo ad essere liberi dalla stampa, e questo sarebbe il male minore, perché è sempre più la "voce" di chi in qualche modo ci vuole determinare.
2. Verso dove ci dobbiamo orientare? Verso una globalizzazione universalista o comunitaria? Le due posizioni, specie se radicalizzate, sono addirittura negative. Come al solito, la verità, quella con la "v" minuscola, è nel mezzo e per raggiungerla bisogna, anche qui, mantenere salda l'identità e la cultura.
Proprio in nome della cultura, il nuovo direttivo dell'Oratorio vuol muovere i suoi passi. Questo è stato il primo; ma già il giorno seguente, sempre negli stessi locali, è stato promosso un primo meeting tra collezionisti in erba, con grande afflusso di giovani studenti. Approfittiamo per diffondere l'iniziativa anche tra gli adulti, con i quali potremmo prospettare incontri di un certo livello, sì che il collezionismo scenda in pubblico e si integri con manifestazioni locali.
L'Oratorio si propone, anche in nome di questa globalizzazione, di portare la cultura, specie quella del nostro territorio, a tutti ed essere un luogo per tutti, dove ci si incontra per stare in allegria, perché abbiamo il piacere di star bene insieme, dal momento che abbiamo qualcosa da dirci e da tramandare.
Abbiamo idee e carica, ma chiediamo a tutti di essere sostenuti, incoraggiati e consigliati.

Patrizia Vittucci

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