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E' il titolo di un articolo pubblicato dal quotidiano Avvenire.
Siamo tutti addolorati nel venire a
conoscenza di stragi che avvengono sulle
nostre strade e che potrebbero essere
evitate, se i giovani ragionassero di
più e fossero più prudenti.
Non si tratta di disgrazie che avvengono
a caso, senza ragione: in tutte le azioni
umane c'è sempre un perché
e ci sono sempre cause che le hanno
provocate. Se ci fosse una guerra nella
quale cadessero in poco tempo duemila
ragazzi italiani, la cosa ci parrebbe
giustamente intollerabile.
La morte fa sempre tristezza, ma il
nostro rammarico è maggiore quando
a morire sono ragazzi o giovani di 17,
20, 22 anni. Nelle notti dei week-end
degli ultimi anni sono morti 2031 ragazzi
sulle strade e oltre 50.000 ne sono
rimasti feriti. Sembra un bollettino
di guerra. Il fatto più grave
è che queste morti non sono un
fatto fuori del normale, sono ormai
cronaca di tutte le settimane con una
costanza sconcertante. Muoiono giovani,
ragazze, padri e madri di famiglia che
lasciano a casa i figli e si precipitano
verso le discoteche con macchine veloci,
a velocità pazzesca, come se
dovessero inseguire chissà quali
mete. Il fatto è di una gravità
estrema, ma se ne parla poco, come se
non se ne potesse fare a meno, come
se non si potessero evitare.
Alcuni li giustificano: "Cosa
volete farci? Sono giovani, hanno diritto
a divertirsi". E' certo che
a nessuno di noi passa per la mente
di pretendere di chiudere i giovani
in casa, o di impedire loro di divertirsi:
il divertimento fa parte della vita,
dopo una settimana di lavoro a volte
duro e stressante è necessario;
questa parola (dal latino divertere
che vuol dire distrarsi, divagarsi)
significa fare una cosa diversa dal
lavoro settimanale, che serva per riposare,
per stare insieme in allegria con gli
amici, magari con musica e danze, per
poi ritornare al lavoro, riposati, con
rinnovate energie. Ma quando il divertimento
porta alla morte il discorso cambia,
diventa tragedia, diventa dolore straziante
per la famiglia che si vede ritornare
i figli cadaveri, con il corpo straziato,
per essere usciti di strada. Ultimamente,
in un sabato ne sono morti quindici.
Ma per quindici che muoiono, probabilmente
mille giovani hanno fatto lo stesso
"gioco", hanno corso il medesimo
rischio, sono scampati alla morte per
un'inezia. A noi viene da domandarci:
perché questa corsa folle al
massacro? cosa significa? cosa cercano
quelli che salgono su di un'auto con
la voglia pazza di correre a 180 chilometri
all'ora in una statale? per sfidare
che cosa o contro chi? Come mai vanno
spesso negli stessi posti, in quelle
stesse curve dove c'è sul guardrail
una piccola Croce o un mazzo di fiori
che qualche madre piangente va a rinnovare
ogni settimana?
Non è possibile che non sappiano
cosa rischiano: dunque il gioco è
nel rischio. Difficile pensare che a
vent'anni vogliano morire; non sono
ragazzi disperati, hanno un lavoro ben
retribuito, hanno una bella macchina,
hanno la fidanzata, hanno un avvenire
roseo davanti.
Che cosa li spinge verso la morte?
La risposta non è facile. Forse
si sentono vuoti, non hanno ideali,
perduta la fede non hanno trovato una
motivazione forte che la sostituisse.
E' il benessere che diventa malessere.
Questo spiega anche perché è
aumentato anche il numero dei suicidi.
Senza la fede in qualche cosa di sicuro,
di certo, di confortante, di duraturo,
ti accorgi che non hai nulla nelle mani:
i tuoi miti sesso, denaro, divertimento
ti danno l'idea del caduco, dell'effimero,
di qualche cosa che ti sfugge di mano.
Allora si sente il bisogno di una sfida
contro qualcuno, e la notte si presta
bene a questa sfida; la velocità
diventa una ebbrezza che vale la pena
di provare in mezzo a tanto grigiore
della vita, il rischio diventa la sfida
di chi vive senza ideali.
Ci sono rimedi? Certo: se qualcuno non
ragiona, in una società ben organizzata
ci devono essere altri che ragionano
per il loro bene, per salvare la vita
a chi scioccamente la mette in pericolo.
Perché non proibire le alte velocità?
Perché non far chiudere prima
le discoteche, in modo che i giovani
possano tornare a casa quando sono ancora
svegli? Ci risulta che alcuni sono usciti
di strada alle 6 o 7 del mattino, senza
aver dormito la notte, per colpi di
sonno.
I signori proprietari delle discoteche
temono la diminuzione delle entrate
e quindi si oppongono ad una chiusura
anticipata; molti di loro sono iscritti
a partiti che contano, hanno appoggi
in alto, e allora certi ministri se
ne guardano bene dal fare torto ai loro
sostenitori.
Inutili sono state le proteste delle
madri: a loro non resta che il pianto.
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