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Campassi mille anni
non riuscirò a dimenticare l'impressione
che ho ricevuto alla notizia dello spaventoso
delitto familiare di Novi Ligure. Anche
se luogo e persone mi erano sconosciuti,
è sembrato come se il mondo mi
fosse crollato addosso.
La cronaca ci ha abituato, purtroppo,
a fatti sconvolgenti e non è
la prima volta che i figli sterminano
i genitori. Ma certi particolari agghiaccianti
hanno reso questo caso diverso da tutti
gli altri. Due adolescenti, Erika e
Omar, che concorrono, con incredibile
ferocia, al massacro della madre e del
fratellino di lei.
Psichiatri, sociologi, esperti d'ogni
genere e d'ogni tendenza si sono arrampicati
sugli specchi nel tentativo di addentrarsi
in quello che Manzoni chiamava "il
guazzabuglio del cuore umano".
Ma, secondo me, è impossibile
spiegare che cosa sia passato per la
testa di quei due ragazzi quando hanno
impugnato il coltello. Forse non sono
in condizione di dirlo nemmeno loro.
E' scattata - si sostiene - una molla
tenuta a lungo compressa. Ma la molla,
chi o che cosa l'ha caricata? Ecco il
punto.
Le cause debbono essere state profonde
e costruite giorno per giorno, per anni.
Si è parlato di tensioni in famiglia,
di risentimenti covati da Erika nei
confronti del fratellino e della madre,
di sogni inappagati, perfino di droga.
Difficile trovare, in tutto questo,
la chiave di un crimine così
atroce.
Gli "esperti" non danno eccessivo
peso agli esempi che i ragazzi hanno
ogni momento sott'occhio. Incollati
per ore alla televisione, ricevono messaggi
che a poco a poco aprono una breccia
soprattutto nei cervelli immaturi e
finiscono col condizionarli, più
o meno come fa la pubblicità
per orientare le scelte delle casalinghe
al supermercato. Quella vetrina deformata
della realtà che è la
televisione mette in mostra ricchezze,
divertimenti, una vita facile e allegra,
vacanze in angoli di paradiso, la celebrità
e i miliardi conquistati sulle passerelle
e nei campi di calcio. E' raro che proponga
valori positivi, che parli di doveri
più che di diritti, che esalti
conquiste ottenute con fatica e sacrificio.
La vita, sul mercato televisivo, non
vale un soldo tant'è vero che
in ogni film i morti si contano a decine.
Uccidere è come soffiarsi il
naso.
Dunque tutta colpa della televisione?
No, non generalizziamo. L'elenco delle
responsabilità è lungo,
a partire dall'istituto familiare che
negli ultimi decenni ha subìto
pesanti attacchi, in larga parte riusciti.
Quello che è accaduto a Novi
Ligure è un segnale di un disagio
che induce a riflettere e che dovrebbe
sollecitare qualche correzione di tiro.
Ma temo - e chiedo scusa per il pessimismo
- che nessuno se ne occuperà.
Fino a quando un nuovo orribile fatto
di cronaca non tornerà a riempire
le pagine dei giornali.
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