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L'imperialismo, che per Lenin era la fase suprema del capitalismo,
ha ceduto il passo all'isolazionismo,
che ne è, invece, la malattia
infantile. E l'America se ne è
fatta portabandiera.
La mitica America del grande sogno di
moltissime persone, l'eldorado del benessere
e della libertà, il corifeo della
democrazia, il baluardo contro le tirannie
e la speranza dei popoli oppressi. Oltre
che, naturalmente, la patria del progresso
scientifico e civile, la superpotenza
che ha piegato la Germania nazista e
fatto argine all'impero del male comunista.
Quell'America non c'è più,
e se c'è mai stata, lo era solo
nell'immaginario collettivo.
Forse il fine delle strategie del grande
stato a stelle e strisce, in guerra
come in pace, è sempre stato
il profitto, specie quello dei petrolieri
e dei fabbricanti d'armi. E, comunque,
dei poteri forti. Un segnale forte e
chiaro, inequivocabile, sulla via dell'isolazionismo,
è stato il sonoro ceffone rifilato
dal presidente Bush agli alleati europei
con l'annuncio che l'accordo sulla ridicola
riduzione dei gas nocivi, firmato a
Kyoto e ribadito recentissimamente a
Trieste, è solo carta straccia.
L'applicazione di tale accordo, ha spiegato
Bush, comporterebbe costi insostenibili
per la grande industria americana. Ma
il grand'uomo ha bellamente ignorato
le catastrofiche, quanto realistiche,
previsioni degli scienziati che hanno
parlato chiaro: "se non si ridurranno
subito almeno del 60% le emissioni dei
gas serra, il pianeta Terra andrà
incontro in tempi brevi al disastro.
Ci saranno alluvioni, desertificazione,
scioglimento dei ghiacciai nelle calotte
polari provocato dall'innalzamento della
temperatura di qualche grado centigrado
e quindi sollevamento del livello dei
mari ed inondazioni. Parte del pianeta
sarà cancellato dalle acque e
parte sarà inaridito".
Ciò nonostante Bush non ha lasciato
dubbi sull'arroganza unilaterale della
sua decisione. Chi pensa male fa peccato
ma ci azzecca, come ha detto Giulio
Andreotti. E noi pensiamo male, ma non
senza motivo. L'industria del petrolio,
che non aveva digerito l'accordo di
Kyoto, ha finanziato la campagna elettorale
di Bush per complessivi 70 miliardi
di lire, contro gli appena 6 distribuiti
a Gore. E i favori ricevuti, fra gentiluomini,
vanno resi. Costi quel che costi.
E Bush, si sa, è un gentiluomo.
E così l'America, che ospita
il 4% della popolazione mondiale, ma
produce il 25% dei gas nocivi, si chiama
fuori dal principio della corresponsabilità
nel problema, e quindi, nella soluzione.
Da uomo di principi qual è, il
presidente americano è già
riuscito ad irritare la Cina che, dopo
la fine dell'Urss, è comunque
l'unica concorrente strategica. Ha riattizzato
una miniguerra fredda con la Russia,
ha bombardato l'Iraq tanto per gradire,
ha cancellato gli ultimi provvedimenti
clintoniani in materia di sanità
e di lavoro. E, dulcis in fundo, col
voltafaccia sul trattato di Kyoto firmato
da Gore, ha fatto infuriare tutti gli
alleati europei, che non sono certo
fulmini di guerra. "quod non fecerunt
barbari Barberini fecerunt".
Lo scenario futuro per noi, i nostri
figli ed i figli dei nostri figli è
da incubo. E gli americani non staranno
meglio. Ma che mondo è questo,
dove un uomo solo ha il potere di decidere
delle sorti dell'umanità?
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