Torna all'indice! Pagina 16        

  

    Un libro al mese...
                   a cura di Giuseppe Milito

"L'EDERA"

di Grazia Deledda (1871-1936)

E' stato definito "un libro triste e disperato, dove ogni figura e ogni parola tremano nel buio di un fato tragico, senza un solo spiraglio di salvezza" (Ugo Ojetti). E' anche il libro del destino che sembra divertirsi a giocare con la vita degli uomini, come se fossero delle marionette che alla fine del divertimento vengono gettate in un angolo. Il contesto del romanzo è quello tipico delle opere della Deledda: una famiglia appartenente alla piccola aristocrazia terriera, i tempi che cambiano troppo velocemente, i poveri che cercano di salvare i loro benefattori. Ma su tutti, poveri e ricchi, domina il destino, indifferente agli sforzi degli uomini, ai quali non lascia scampo.
Una trovatella, Annesa, viene adottata da una famiglia aristocratica, i Decherchi, della quale fa parte il solito giovane scellerato. Questo tizio si chiama Paulu ed è un autentico castigo di Dio. Con uno stile di vita da perfetto idiota porta la famiglia verso la catastrofe economica. Debiti, perdita delle proprietà, ricorso agli usurai: un vero sfacelo, ma il giovanetto, invece di essere preso a calci in quel posto, viene addirittura adorato da Annesa che, attaccata a lui come un'edera, cercherà di aiutarlo a tutti i costi, fino a commettere un delitto. Convinta che la famiglia si possa salvare solo con l'eredità di un vecchio zio, Annesa fa in modo che l'uomo, già malato, "finisca di soffrire con un certo anticipo".
Un delitto inutile, perché nel frattempo Paulu ha trovato il denaro necessario per pagare i debiti. Annesa cercherà di espiare la sua colpa lasciando la famiglia, ma poi, ormai anziana, tornerà e sposerà Paulu, anche lui vecchio e stanco.
"L'edera si riallaccerà all'albero e lo coprirà pietosamente con le sue foglie".

           

Pagina PRECEDENTE

Pagina SUCCESSIVA