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Dopo un silenzio durato sette
anni, Ermanno Olmi torna presentando il suo
ultimo film il Mestiere delle Armi
al Festival di Cannes. In questo lungo periodo
il regista dell'Albero degli Zoccoli si è
ritirato ad una vita spirituale, rifugiandosi
nel suo `eremo' di Asiago. Da questa lunga
riflessione ne è scaturito un film
che riesce a racchiudere il teatro epico,
la storia e la letteratura.
Il mestiere delle armi è la
storia di Giovanni de Medici, vissuto all'inizio
del 1500 e famoso per aver combattuto contro
i Lanzichenecchi di Carlo V. Nonostante la
sua giovane età Giovanni dalle Bande
Nere è un vero maestro d'armi, da molti
considerato un guerrafondaio e sanguinario,
ma definito dal regista: "un uomo dalla
morale pura, legato agli affetti della famiglia,
la cui unica colpa è quella di vivere
in un'epoca in cui il destino di un soldato
è regolato da uno spietato codice d'onore".
Ma Giovanni morirà: tradito dai suoi
stessi alleati e soprattutto dall'introduzione
delle armi da fuoco.
Si, perché fino a quel momento le guerre
venivano combattute in una serie di scontri
faccia a faccia, dove ognuno cercava di affermare
la propria forza, abilità e coraggio.
Le armi da fuoco hanno fornito, secondo il
regista, ad ogni uomo il potere di tramutare
il combattimento in una vera e propria guerra,
trasformando, paradossalmente, ogni vita in
un semplice obiettivo da annientare.
Ermanno Olmi non ha fatto altro che prendere
spunto dalle nostre realtà, dove le
guerre si combattono a tavolino schiacciando
bottoni e dove basta una banale partita di
calcio per innescare la violenza e l'odio
verso il prossimo.
Nel film ci sono battaglie, descritte dal
regista come una cronaca d'epoca, commentata
a volte da un coro dal linguaggio arcaico,
senza l'uso di effetti speciali (facilmente
utilizzati nella cinematografia americana);
ma ci sono anche scene intimiste dove vengono
descritti gli ultimi giorni del giovane soldato
immerso nei ricordi e nella percezione della
morte che si avvicina. Tutto questo diretto
ottimamente grazie all'uso di "effetti"
del tutto speciali: i dialoghi, costruiti
grazie ad una approfondita documentazione,
e le ambientazioni create solo con un magico
gioco di luci ed ombre.
Un film bello, importante ma difficile da
seguire; un film ambientato nel 500 italiano
ma attuale nei contenuti e nei valori che
riesce a trasmettere.
Premiato al Festival di Cannes
dell'anno scorso con il prestigioso Gran Premio
della Settimana della Critica Amores Perros
(amori cani) si è presentato, da alcune
settimane, molto timidamente nelle sale italiane.
Il debuttante regista messicano Alejandro
Gonzales ci narra tre storie, ambientate nella
barocca capitale messicana, apparentemente
legate da un banale incidente stradale e dall'amore
per i cani.
Un barbone, killer part time, con l'unico
desiderio di lasciare come eredità
un po' di denaro alla sua figlia dimenticata,
una donna divisa dall'amore di due fratelli
e Valeria, una splendida modella, legata affettivamente
al direttore di una importante rivista di
moda.
Tre episodi, tre regie completamente diverse
fatte però dallo stesso direttore di
scena, richiamando stili differenti e citando
il lavoro di registi contemporanei e non:
l'Altman di "America Oggi", Tarantino
e altri fino a ricordare Bunuel in alcune
descrizioni di Città del Messico.Un
film crudo, nelle scene di combattimento di
cani, diviso e ben spezzettato in tre storie,
tre realtà socialmente e culturalmente
diverse ma unite dalla fotografia di Rodrigo
Prieto e dalla sceneggiatura scritta a quattro
mani dal regista e da Guillermo Arriaga.
Torna a più di trent'anni
dalla sua realizzazione, uno dei film più
importanti della cinematografia mondiale:
2001 Odissea nello Spazio.
Il progetto più ambizioso di Stanley
Kubrick riproposto in una nuova versione rimasterizzata
e ripulita, con l'aggiunta di alcune sequenze
inedite. Odissea nello Spazio (girato due
anni prima dello sbarco dell'uomo sulla luna)
è la storia del rapporto tra la conoscenza
e la storia dell'umanità, tra le macchine
e l'uomo, unendoli al tempo e alla scienza.
Un film, dopo tanti anni, ancora all'avanguardia.
Buona visione
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