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PERGOLA - Un ricordo dell'Anno Duemila

 

Numerose edicole, in vari punti delle vie di Pergola, segnalano la devozione religiosa di chi abitava i vecchi palazzi del centro storico della città. Nel palazzo che sorge in fondo al Corso Matteotti, di fronte al "parapetto", proprio all'imboccatura della via principale di Pergola, ne esiste una particolarmente elegante, di epoca settecentesca, riquadrata ai fianchi da pilastrini in pietra arenaria e completata nella sommità e alla base da mosse ornamentazioni a volute e a fogliami, che, in alto, assumono la forma di un piccolo cornicione sporgente a mo' di tettuccio. A chi sale da piazza Garibaldi, per via Piave, l'edicola si presenta quale accogliente annuncio di una gentile città. Probabilmente conteneva, alle origini, una qualche tela, poi scomparsa per chi sa quali possibili motivi; era sostituita da un piccolo e non più leggibile quadretto. Una riquadratura orizzontale, nella parte inferiore del vano forma un piccolo gradino, sul quale forse si ponevano un tempo lumi o fiori.
Il desiderio di rimetterlo in evidenza aveva suggerito di riempire l'edicola con un quadro, che portava stampata, su tela, l'immagine dell'Immacolata della chiesa di S. Francesco, una delle più care devozioni pergolesi. Il quadro era stato posto alla fine del 1992, a ricordo dell'anno centenario (1972-1992) della bella statua dell'Immacolata, opera dello scultore veneziano Jacopo Piazzetta. Ma la luce del sole aveva nel giro di pochi anni sbiadito l'immagine fino a cancellarla del tutto.

* E' sembrato quindi opportuno trovare una più duratura soluzione e il desiderio di segnalare in qualche modo il passaggio dal secondo al terzo millennio cristiano ha suggerito di ricorrere a un'immagine in ceramica a colori. Il progetto, anche per le pressioni esercitate da persone che abitano il palazzo, è stato a poco a poco realizzato e ne è risultata un'opera piacevole, accattivante, grazie all'abilità di una Bottega d'Arte Ceramica di Gualdo Tadino (PG) e alla mano maestra di un vero e proprio artista, il Sig. Frillici Fulberto che ne è il direttore.
L'immagine scelta è stata quella che si ispira all'arte religiosa umbra del Quattrocento: una Madonna con il Bambino benedicente, opera gentile di Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio (1454-1513), ha fornito il modello, che l'artista ha finemente riprodotto sulle mattonelle che formano il quadro ricco di religiosa e dolce umanità.
Possiamo esserne pienamente soddisfatti: l'opera è degna delle tradizioni artistiche della nostra città. Sotto abbiamo voluto mettere un'invocazione: "Proteggi questa città" e una data: A. D. MM (nell'Anno del Signore 2000).

* Questa modesta, ma dignitosa realizzazione ci suggerisce di formulare un auspicio, anzi più d'uno.
Le varie edicole nelle vie di Pergola vengano ripulite e ripristinate: sono un segno non solo religioso, ma di antica e nobile civiltà. In particolare vorremmo veder ritornare alla sua funzione l'immagine del Seicento, che orna l'atrio del Palazzo Comunale, magari mettendo la copia della tela che il Comune possiede, perché l'autentica non sia oggetto di furto. Il ritorno del Palazzo al suo splendore sia anche motivo per chiedere il ritorno a vita di tutto il centro storico, perché Pergola non perda la sua identità. L'idea molto indovinata della Regione Marche, che parla di "Museo diffuso", può benissimo essere applicata a Pergola, che può e deve ridiventare un "museo diffuso", perché allora avrà vita anche il "Museo dei Bronzi dorati e della città di Pergola".
Quale prete pergolese vorrei anche aggiungere un altro pensiero. A Pergola si inventano tanti nomi nuovi per le nuove vie che si vengono formando alla periferia del centro storico: vie dedicate ai fiumi o ai laghi o alle regioni d'Italia. Cerchiamo di ricordare anche i pergolesi insigni, grazie ai quali possiamo avere anche una risonanza europea o mondiale. Io cito due preti: Sua Eminenza il Card. Francesco Saverio Roberti, insigne giurista e Sua eccellenza Mons. Ferdinando Baldelli, il Vescovo che ha promosso la solidarietà e l'assistenza a livello mondiale durante il 2° conflitto del `900. Meritano un ricordo duraturo.

Lino Ricci

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