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Caciotta è il nome adoperato in tutta l'Italia centrale e meridionale, per designare la produzione casearia fatta dal contadino che aveva anche le pecore.
Piccoli formaggi che non superavano mai il chilo di peso, fatti con latte bovino, ovino, caprino oppure misto.
La Casciotta di Urbino è un formaggio DOC prodotto nella nostra provincia con il 70% di formaggio di pecora e il restante latte è vaccino. A seconda delle diverse località la Casciotta assume anche un nome particolare, spesso frutto della fantasia della gente del luogo e dei casari. Solo la Casciotta di Urbino è riconosciuta a denominazione di origine, sicché le norme per le sue produzione, sia per quanto riguarda l'alimentazione delle pecore sia per il procedimento usato per la produzione, sono stabilite da un Dpr emanato il 30 marzo del 1982.
Di forma cilindrica, è di piccole dimensioni, essendo alta meno di 10 cm e larga meno di 20. Pesa meno di un chilo e duecento grammi, è uno dei formaggi che viene acquistato in forma intera.
Il latte ovino, stabilisce il regolamento della DOC, deve provenire da pecore di razza sarda, appenninica e bruna. La sua crosta sottile è indice di una breve maturazione, tra i 15 e 30 giorni, la sua pasta è compatta, di colore bianco paglierino, molto friabile e con lievi occhiature, di sapore dolce con sentore di latte.
Anticamente si utilizzavano per la sua messa in forma, due tipi diversi di recipienti, uno di legno e uno di ceramica, a seconda della zona di produzione.
Il grande Michelangelo fu il più noto degustatore della Casciotta di Urbino, di cui non si faceva mai mancare scorte consistenti.
Dalle sue numerose terre, gli giungevano come rendita le forme di Casciotta, soprattutto quelle prodotte con latte primaverile, quando l'erba è tenera e bagnata di rugiada. Ma anche i duchi di Urbino, i Montefeltro e i Della Rovere, curarono molto questo prodotto, perché tutto il territorio del ducato, che si estendeva anche in zone dell'attuale Umbria, era particolarmente adatto per l'allevamento delle pecore, essendo ricco di pascoli, montuoso e pieno di sorgenti. Vi è un riferimento alla Casciotta di Urbino addirittura nel Commento alle costituzioni del Ducato di Urbino di Solone Campello ed in particolare nella Costituzione del Duca Ubaldo II 1545. Nello storico documento, nel quale si evidenzia quanto l'agricoltura e l'allevamento fossero importanti nel Rinascimento, si sottolinea come i duchi preferissero le pecore del posto, sebbene rendessero di meno di quelle maremmane, perché il latte prodotto era migliore.
Lo statuto prevedeva anche una normativa sugli incentivi produttivi, che permetteva una riduzione sulla tassa per il pascolo delle pecore. Ciò rendeva estremamente economica e quindi notevole la produzione della Casciotta, che veniva esportata unitamente alle ceramiche stilizzate di Mastro Giorgio Picchi, verso Roma dove vivevano molte famiglie provenienti dall'attuale Urbana allora chiamata Casteldurante, che proprietarie dei pascoli e dei laboratori artigianali di quella zona.
Nel territorio intorno a Urbania, la tecnica di caseificazione sembra abbia conservato le tecniche più antiche ed è scrupolosamente rispettato il ritmo stagionale della microflora del latte: infatti si produce formaggio solo da aprile a settembre e si caglia il latte alla temperatura di mungitura.
Sono questi accorgimenti tecnologici che costringono l'operatore a fare i conti con la salute delle bestie, con la tecnica di mungitura, con la pulizia delle mammelle, dei secchi, delle mani e dei locali destinati alla produzione. Va da se che la Casciotta d'urbino è un prodotto artigianale. Ama essere abbinato con vini rossi non eccessivamente maturi quali il Rosso Piceno ed il Sangiovese dei Colli Pesaresi.
Nel nostro ristorante questo nobile formaggio trova posto in una ricetta che ha avuto un notevole successo: Tortelli con Casciotta di Urbino pinoli e tartufo nero.

Tortelloni con Casciotta d'Urbino, tartufo nero e pinoli
(Preparazione per 4 persone)

Ingredienti per il ripieno dei tortelli:

300g di Casciotta d'Urbino
100g di ricotta di pecora
sale q.b.
Pasta al tartufo

Ingredienti per il condimento:

50 gr di tartufo nero pregiato
150 gr di brodo
1 spicchio di aglio
½ acciuga
30 gr. di burro
Marsala secco
120 gr Spinaci
Pinoli

Preparare dei "quadrati" con la pasta all'uovo, disporli negli stampi di silicone a forma di cilindro, farcire e cuocere a vapore per 8 minuti.
Spezzettare i tartufi e farli rosolare nel burro con l'aggiunta di una acciuga e uno spicchio di aglio in camicia.
Flambare con del Marsala secco, far evaporare ed aggiungere il brodo, dopodichè lasciar restringere per 5 minuti.
Togliere l'aglio e frullare il preparato ottenuto.
Saltare gli spinaci a foglia in padella, disporli al centro del piatto, irrorare con la salsa al tartufo, aggiungere i ravioli e cospargere di parmigiano.
Il piatto ottenuto verrà gratinato in salamandra (3 min. circa), e sarà servito con dei pinoli.
Buon appetito

Massimo Biagiali

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