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LETTERA A TITO
"Paolo, servo di Dio, apostolo di Gesù Cristo... a
Tito, mio vero figlio nella fede comune".
Così inizia la lettera di San
Paolo a Tito, che ha lo scopo di sostenere
il giovane collaboratore nella sua duplice
missione
- di organizzare la comunità
cristiana, sorta nell'isola di Creta
- di contrastare gli errori dottrinali
e comportamentali, che vi serpeggiano.
Tito, figlio di pagani, è diventato
cristiano per opera dell'apostolo Paolo,
il quale, proprio per tale ragione,
lo chiama "mio vero figlio nella
fede". Questo sentimento di paternità
e di maternità è molto
forte in San Paolo. Egli chiama i cristiani,
da lui guidati nell'accoglienza del
Vangelo, "figlioli miei che io
di nuovo partorisco nel dolore, finché
non sia formato Cristo in voi"
(Lettera ai Galati 4, 19).
Tale legame autorizza l'apostolo a rivolgere
raccomandazioni, consigli, direttive,
anche rimproveri, allo scopo di stimolare
il cammino di fede e di sostenere la
fede vacillante di comunità e
singoli cristiani, provati e incerti
nell'impegno della sequela del Signore
Gesù.
Tito, come ricorda lo stesso San Paolo
nella lettera ai Galati 1, 1-8, non
viene obbligato a passare attraverso
l'esperienza religiosa del giudaismo;
non viene infatti circonciso, ed accompagna
Paolo e Barnaba a Gerusalemme, allorché
è affrontata proprio la questione
della necessità o no di seguire
la legge mosaica per essere e vivere
da cristiani. Tito è per Paolo
e Barnaba una figura esemplare, al fine
di sostenere e difendere la libertà
donata da Cristo a convincere che l'unica
cosa necessaria per la salvezza è
la fede nel Signore Gesù.
Non si hanno che poche notizie su Tito.
Lo ritroviamo comunque messaggero di
Paolo presso la comunità di Corinto,
alla quale reca la lettera dell'apostolo,
detta "lettera delle lacrime".
A Corinto Tito riesce a riconciliare
quei cristiani con San Paolo che è
stato contestato in modo molto duro.
Vi ritorna, ancora inviato dall'apostolo,
per concludere la colletta a favore
della comunità cristiana di Gerusalemme,
ridotta all'indigenza, e per portare
una seconda lettera, quella che noi
oggi conosciamo come seconda lettera
ai Corinzi.
A Creta Tito collabora con San Paolo
nella predicazione del Vangelo e ivi
resta per dispotismo dell'apostolo al
fine di continuare l'attività
missionaria e strutturare in maniera
più precisa la vita delle comunità.
Rimane nell'isola fino a che non gli
sarà dato il cambio da Artema
o Tichico; allora raggiungerà
San Paolo a Nicopoli per trascorrervi
l'inverno.
Non abbiamo ulteriori notizie di Tito.
Una antica tradizione afferma che sarebbe
morto vescovo di Creta all'età
di 93 anni.
Nella intestazione della lettera a Tito,
San Paolo descrive, come fa anche altrove,
i compiti dell'apostolo di Gesù
Cristo, definito anche "servo di
Dio":
- deve custodire e conservare nella
fede gli "eletti di Dio",
tali sono i cristiani, per vocazione.
La fede, infatti, è dono di Dio
da riconoscere, accogliere, coltivare,
vivere
- deve sempre annunziare e diffondere
la verità del cristianesimo,
difendendo i fedeli dai falsi maestri
che facilmente si insinuano all'interno
delle comunità.
A fondamento di tutto sta la "speranza
della vita eterna, promessa fin dai
secoli eterni da quel Dio che non mentisce".
Tutto è basato sull'amore sempre
fedele di Dio, roccia sicura su cui
si costruisce l'edificio della speranza,
di un futuro eterno di pienezza e di
felicità.
La rivelazione divina raggiunge la sua
perfetta espressione in Gesù:
è lui che ora viene annunziato
"per ordine di Dio, nostro salvatore".
L'apostolo, il missionario, il cristiano
autentico non può sottrarsi all'incarico
che gli è stato affidato. "Guai
a me, se non predicassi il Vangelo",
ha scritto San Paolo nella prima lettera
ai Corinzi 9, 16.
Tito è stato coinvolto in questo
circuito di grazia e di servizio al
Vangelo. A lui San Paolo augura "grazia
e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù,
nostro Salvatore". Come a dire
che l'inesauribile benevolenza e la
salvezza di Dio, Padre amoroso, manifestate
e donate mediante Gesù Salvatore,
giungono con abbondanza a Tito, lo accompagnano
nella sua vita e lo sostengono nella
missione.
E' il conforto costante di Dio a dare
forza e coraggio alla Chiesa e ad ogni
servitore del Vangelo, secondo la promessa
di Gesù: "Non vi lascerò
orfani, ritornerò a voi"
(Vangelo di Giovanni 14, 18). "Ecco,
io sono con voi tutti i giorni..."
(Vangelo di Matteo 28, 20).
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