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CONDIVIDO E... RINGRAZIO

 

Ho letto e riletto sul nostro "prezioso" giornalino del mese di Marzo, l'articolo del dott. Edoardo Ceccarini che ammiro infinitamente non solo dal punto di vista professionale, ma anche e, soprattutto, dal punto di vista umano (dote che fa di un medico un valente e rispettabile medico) per come ha esposto i problemi delle persone che hanno superato la soglia dei 65 anni di età e di come ha proposto le possibili soluzioni.
Tanti sono gli obiettivi elencati dal Dottore che, se venissero tutti realizzati, la vecchiaia non sarebbe, poi, la prospettiva più temuta degli uomini.
Un terzo della popolazione ha superato quella soglia e si avvia a percorrere l'ultimo tratto di strada, più o meno lungo, che conduce al traguardo della vita terrena per varcare la porta che si apre sulla via che non ha traguardi... quella dell'ETERNITA'.
Anch'io sto percorrendo l'ultimo tratto di quella via che, prima o poi, (speriamo poi) arriva al traguardo ed è il tratto più faticoso, perché, anche se pianeggiante, va sempre in salita.
Questa è la vita... purtroppo! Ma un vecchio proverbio recita "AIUTATI CHE DIO T'AIUTA". E i proverbi non sbagliano mai...
I risultati della ricerca scientifica hanno prolungato il corso della vita e, quindi, come dice il Dottore, "bisogna ragionarci sopra in modo intelligente". La prima e grande necessità è quella di "prendere a cuore" i problemi sociali, sanitari, previdenziali dell'anziano; riconoscere, poi, la grandissima importanza delle varie ricerche nel campo della Geriatria, della Gerontologia, e, soprattutto, della Geragogia (arte del sapere invecchiare) che è l'arte più difficile.
Un tempo non si ponevano questi problemi perché la vita, nella maggior parte dei casi, era molto più breve e i fortunati che arrivavano a vivere a lungo, invecchiavano meglio, perché, spesso, non si sentivano emarginati in quanto considerati, per la loro esperienza, i saggi di casa.
Ma oggi i vecchi "camminano" troppo adagio in un mondo che corre così in fretta e sono considerati un onere, un peso per la società, che tende a farli sentire, nella maggior parte dei casi, ai margini della vita.
E' questa la peggior "malattia" della vecchiaia, incurabile con qualsiasi medicina... occorre solo una buona dose di umanità, di amore, di comprensione, di rispetto e, soprattutto, "una nuova scuola di pensiero, di indirizzo, di coordinamento di tutto ciò che può rendere più accettabile l'invecchiare".
E' bene ricordare che, se il corpo sfiorisce, l'anima può ancora elevarsi ed arricchirsi di qualcosa di nuovo come un sorriso di bontà per tutti, una comprensione più sentita per il prossimo, una volontà che si pieghi amorevolmente ai giusti desideri di coloro che ci stanno intorno, un desiderio sempre più grande di cercare e di conoscere DIO.
Inoltre le persone anziane sono "potenzialità da sfruttare". Come...? Dando loro modo di esternare saggezza di riflessioni scaturita pienamente dalla fonte preziosa di mille esperienze.
Grazie, dottor Ceccarini, per aver parlato delle reali sensazioni dell'anziano come desideri, angosce, timori, speranze e di avere citato la frase del prof. Antonini, noto gerontologo: "bisogna dar vita agli anni più che anni alla vita" e io, modestamente, aggiungerei che "il processo d'invecchiamento non è legato solo all'età o al numero degli anni, ma è il sentirsi vecchi che ci fa diventare vecchi".

Luigia Mancini

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