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Un centenario da ricordare
La Croce sul Catria
(1901-2001)

Sono trascorsi 100 anni da quando venne eretta sulla cima del Catria il segno cristiano della Redenzione, la Croce. Segno umile e glorioso con cui la Chiesa e i semplici fedeli professano la loro fede, aprono e concludono la preghiera, benedicono e amministrano i Sacramenti, contraddistinguono i grandi monumenti e le tombe dei defunti. In preparazione dell'ultimo Anno Santo, Giovanni Paolo II fece percorrere le vie del mondo e passare per milioni di mani quella croce di legno a riconoscenza e amore a "Gesù Cristo, unico Salvatore, ieri, oggi e sempre".
Ma lo stesso impeto di amore animò il Papa Leone XIII nel 1900 ad esprimere il voto di innalzare sulle cime dei monti un monumento a "Gesù Cristo per mezzo del quale l'umanità ha recuperato la salvezza".
Un generoso sacerdote di Cagli, Mons. Raffaele Celli, accolse il desiderio del Papa e propose ai Vescovi delle Marche e dell'Umbria l'erezione di una Croce sulla cima del Monte Catria, spartiacque tra le due regioni.
I motivi che guidarono il sacerdote cagliese, (allora segretario della Sacra Penitenzierìa, un ufficio importante della Curia Romana) e che trovò il favore del Papa Pecci (per alcuni anni Arcivescovo di Perugia) furono due:
· Il monastero di Fonte Avellana, dedicato dal grande fondatore San Pier Damiani alla Santa Croce;
· e il riferimento di Dante Alighieri nel XXI Canto del Paradiso:

"Tra due liti d'Italia surgon sassi,
E non molto distanti alla tua patria,
tanto che i troni assai suonan più bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria".

L'opera di Mons. Celli fu illuminata e tenace; soprattutto quello che più sorprende, fu l'adesione e l'entusiasmo delle popolazioni che risiedevano alle falde del massiccio del Catria (da Frontone, a Serra Sant'Abbondio, Cantiano, Cagli, Pergola, Scheggia…); ma anche delle Province cointeressate di Pesaro, Ancona, Perugia, nonché delle Diocesi delle Marche da Ancona al nord e dell'Umbria. Non che tutto andò liscio. Basti pensare che il progetto, che comportava una spesa di Lire 15.000, non poté essere eseguito nell'estate del 1900, perché la somma raccolta non raggiungeva il terzo, cioè meno di Lire 5.000.
Ma sia i Vescovi, che i parroci e i comitati mantennero l'impegno e spronarono le popolazioni al punto che l'anno seguente, il 22 agosto 1901, si poté inaugurare la Croce sul Catria.
Nel libretto rievocativo dell'avvenimento vengono riportate molte pagine in cui figurano migliaia di fedeli delle nostre zone che sottoscrissero, pochi con 100 lire, molti con una lira, 15 centesimi, 5 centesimi, 2 centesimi, la loro adesione.
Certamente erano tempi difficili quelli della fine del XIX secolo e l'inizio del XX: le lotte, le guerre, le agitazioni politiche per l'unità d'Italia avevano prodotto più miseria che ricchezza: è nella memoria dei nostri avi il dramma della fame, per cui, per riempire lo stomaco vuoto, si mangiò il pane di ghianda. Eppure quei centesimi dei poveri, quegli spiccioli della vedova, divennero migliaia di lire, e così la Croce fu innalzata perché voluta, amata, e onorata.
La storia di quel monumento sacro, tuttavia, continua in modo drammatico: nel 1907, a causa di una bufera, la croce fu schiantata quasi a metà. Nello stesso anno, morto Mons. Raffaele Celli, il fratello Don Cesare riuscì a ricostruirla. Ma quattro anni dopo la croce rimase priva di braccia.
Fu per l'entusiasmo e l'iniziativa di un grande pergolese, dodicenne al tempo dell'erezione della Croce, che divenuto Principe della Chiesa, il Cardinale Francesco Roberti, che la Croce del Catria riprese a stagliarsi nel cielo della montagna completa di braccia.
Il voto, che il Porporato espresse a conclusione del Congresso Eucaristico del 1961 fu raccolto dal Vescovo Campelli e dal Priore di Fonte Avellana, Padre Giuseppe Cacciamani. Per la loro opera la croce fu riportata alle sue dimensioni originarie e la solenne inaugurazione avvenne il 4 agosto 1963.
Anche se mancante di qualche elemento importante (inverniciatura e saldatura di alcune parti del traliccio), la Croce del Catria apre le sue braccia in segno di perdono e di salvezza a tutti noi cristiani che iniziamo il terzo millennio con infiniti problemi morali e religiosi.
Come, allora, non ricordare il centenario della Croce impiantata sul Catria, sotto le cui braccia protettrici viviamo la nostra esistenza?
Per questo motivo, anche per incoraggiamento del Vescovo Diocesano Mons. Vittorio Tomassetti, un comitato esecutivo (composto da Parroci, Sindaci, Presidenti degli Enti operativi sulla montagna), sta preparando una solenne celebrazione sulla Cima del Catria per Domenica 5 agosto. In vista di quella data ci sono lavori da compiere, che speriamo siano proporzionati alle maggiori risorse economiche e alle possibilità tecniche di cui disponiamo in misura superiore rispetto a 100 anni or sono. Ma fin da ora chiediamo un sostegno non solo morale, ma anche finanziario a tutti coloro che vorranno onorarsi di contribuire a rendere più vivo il segno della Redenzione sulla sommità del Monte Catria.

 

La Croce in una foto del 1904

 

donFerdinando Radicchi

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