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Sono trascorsi 100 anni da quando venne eretta sulla cima del Catria
il segno cristiano
della Redenzione, la Croce. Segno umile
e glorioso con cui la Chiesa e i semplici
fedeli professano la loro fede, aprono
e concludono la preghiera, benedicono
e amministrano i Sacramenti, contraddistinguono
i grandi monumenti e le tombe dei defunti.
In preparazione dell'ultimo Anno Santo,
Giovanni Paolo II fece percorrere le
vie del mondo e passare per milioni
di mani quella croce di legno a riconoscenza
e amore a "Gesù Cristo,
unico Salvatore, ieri, oggi e sempre".
Ma lo stesso impeto di amore animò
il Papa Leone XIII nel 1900 ad esprimere
il voto di innalzare sulle cime dei
monti un monumento a "Gesù
Cristo per mezzo del quale l'umanità
ha recuperato la salvezza".
Un generoso sacerdote di Cagli, Mons.
Raffaele Celli, accolse il desiderio
del Papa e propose ai Vescovi delle
Marche e dell'Umbria l'erezione di una
Croce sulla cima del Monte Catria, spartiacque
tra le due regioni.
I motivi che guidarono il sacerdote
cagliese, (allora segretario della Sacra
Penitenzierìa, un ufficio importante
della Curia Romana) e che trovò
il favore del Papa Pecci (per alcuni
anni Arcivescovo di Perugia) furono
due:
· Il monastero di Fonte Avellana,
dedicato dal grande fondatore San Pier
Damiani alla Santa Croce;
· e il riferimento di Dante Alighieri
nel XXI Canto del Paradiso:
"Tra due liti
d'Italia surgon sassi,
E non molto distanti alla tua
patria,
tanto che i troni assai suonan
più bassi,
e fanno un gibbo che si chiama
Catria,
di sotto al quale è consecrato
un ermo,
che suole esser disposto a sola
latria".
L'opera di Mons. Celli
fu illuminata e tenace; soprattutto
quello che più sorprende, fu
l'adesione e l'entusiasmo delle popolazioni
che risiedevano alle falde del massiccio
del Catria (da Frontone, a Serra Sant'Abbondio,
Cantiano, Cagli, Pergola, Scheggia
);
ma anche delle Province cointeressate
di Pesaro, Ancona, Perugia, nonché
delle Diocesi delle Marche da Ancona
al nord e dell'Umbria. Non che tutto
andò liscio. Basti pensare che
il progetto, che comportava una spesa
di Lire 15.000, non poté essere
eseguito nell'estate del 1900, perché
la somma raccolta non raggiungeva il
terzo, cioè meno di Lire 5.000.
Ma sia i Vescovi, che i parroci e i
comitati mantennero l'impegno e spronarono
le popolazioni al punto che l'anno seguente,
il 22 agosto 1901, si poté inaugurare
la Croce sul Catria.
Nel libretto rievocativo dell'avvenimento
vengono riportate molte pagine in cui
figurano migliaia di fedeli delle nostre
zone che sottoscrissero, pochi con 100
lire, molti con una lira, 15 centesimi,
5 centesimi, 2 centesimi, la loro adesione.
Certamente erano tempi difficili quelli
della fine del XIX secolo e l'inizio
del XX: le lotte, le guerre, le agitazioni
politiche per l'unità d'Italia
avevano prodotto più miseria
che ricchezza: è nella memoria
dei nostri avi il dramma della fame,
per cui, per riempire lo stomaco vuoto,
si mangiò il pane di ghianda.
Eppure quei centesimi dei poveri, quegli
spiccioli della vedova, divennero migliaia
di lire, e così la Croce fu innalzata
perché voluta, amata, e onorata.
La storia di quel monumento sacro, tuttavia,
continua in modo drammatico: nel 1907,
a causa di una bufera, la croce fu schiantata
quasi a metà. Nello stesso anno,
morto Mons. Raffaele Celli, il fratello
Don Cesare riuscì a ricostruirla.
Ma quattro anni dopo la croce rimase
priva di braccia.
Fu per l'entusiasmo e l'iniziativa di
un grande pergolese, dodicenne al tempo
dell'erezione della Croce, che divenuto
Principe della Chiesa, il Cardinale
Francesco Roberti, che la Croce del
Catria riprese a stagliarsi nel cielo
della montagna completa di braccia.
Il voto, che il Porporato espresse a
conclusione del Congresso Eucaristico
del 1961 fu raccolto dal Vescovo Campelli
e dal Priore di Fonte Avellana, Padre
Giuseppe Cacciamani. Per la loro opera
la croce fu riportata alle sue dimensioni
originarie e la solenne inaugurazione
avvenne il 4 agosto 1963.
Anche se mancante di qualche elemento
importante (inverniciatura e saldatura
di alcune parti del traliccio), la Croce
del Catria apre le sue braccia in segno
di perdono e di salvezza a tutti noi
cristiani che iniziamo il terzo millennio
con infiniti problemi morali e religiosi.
Come, allora, non ricordare il centenario
della Croce impiantata sul Catria, sotto
le cui braccia protettrici viviamo la
nostra esistenza?
Per questo motivo, anche per incoraggiamento
del Vescovo Diocesano Mons. Vittorio
Tomassetti, un comitato esecutivo (composto
da Parroci, Sindaci, Presidenti degli
Enti operativi sulla montagna), sta
preparando una solenne celebrazione
sulla Cima del Catria per Domenica 5
agosto. In vista di quella data ci sono
lavori da compiere, che speriamo siano
proporzionati alle maggiori risorse
economiche e alle possibilità
tecniche di cui disponiamo in misura
superiore rispetto a 100 anni or sono.
Ma fin da ora chiediamo un sostegno
non solo morale, ma anche finanziario
a tutti coloro che vorranno onorarsi
di contribuire a rendere più
vivo il segno della Redenzione sulla
sommità del Monte Catria.
La Croce in una
foto del 1904
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