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A ricordo di Sua Ecc. Mons. Ferdinando Baldelli

Sono stato invitato ad informare i lettori del nostro periodico che il 20 luglio p.v., a Pergola, nella chiesa di S. Maria dell'Oratorio, alle ore 8,30 sarà celebrata una Messa di suffragio per la ricorrenza dell'anniversario della scomparsa di Mons. Ferdinando Baldelli.
Nel comunicarmi la notizia la Sig.ra Ottalevi Anna Maria e la Prof.ssa Maria Grazia Cittadini Fulvi mi hanno pregato di ricordare l'opera svolta da questo nostro illustre concittadino.
Pur consapevole di non essere la persona meglio informata sulle sue innumerevoli opere di beneficenza, non ho potuto declinare l'invito per un motivo affettivo e per uno culturale. Sul piano affettivo, perché a chiedermi il favore era la nipote di Monsignore, il quale era anche zio di mio suocero. Inoltre, essendo stato varie volte suo ospite, l'ho conosciuto da vicino ed ho avuto modo di apprezzare il suo carattere: sempre sorridente, paziente, instancabile, di poche parole, ma attento ascoltatore, riservato nelle sue cose. Sul piano culturale, sinceramente, ho sentito riaffiorare, dal fondo dell'anima, lo sconsolato ammonimento leopardiano: "A pensar che tutto al mondo passa / e quasi orma non lascia" e "Tutto posa il mondo / e più di lor non si ragiona". E' senz'altro il riverbero di un'antica fiamma: il culto della storia. Purtroppo è così ed è sempre stato così: non sono stati dimenticati soltanto i Romani. Ma la storia ci è veramente maestra quando ci offre spunti di riflessione sulle debolezze umane.
Pergola che sta dando cenni di ripresa economica e culturale, non può e non deve dimenticare i suoi figli migliori, in modo particolare coloro che hanno insegnato, non soltanto con la parola, ma con la loro intelligenza creativa, la capacità organizzativa ed il perseverante impegno, la terza e la più grande virtù cristiana: la CARITA', che è sintesi e coronamento delle due precedenti.
Don Ferdinando Baldelli, per le sue doti di organizzatore, per lo slancio del suo cuore generoso, per quella sua caratteristica perseveranza che Egli chiamava, con termine tutto pergolese, "tigna" - della quale, diceva, ne serve sempre un buon pizzico se si vuole portare a termine un'impresa - è stato unanimemente riconosciuto dalla gerarchia ecclesiastica l'artefice più assiduo nel campo della Carità in un momento davvero tragico per la nostra Italia, invasa, desolata e ridotta alla fame.
Accennerò soltanto ad alcune delle tante opere da Lui fondate. Il compianto Prof. Albertino Bartolucci mi ha più volte raccontato che Don Ferdinando, ancora molto giovane, aveva organizzato a Pergola un "Ufficio Informazioni" per la raccolta di notizie di soldati dispersi, prigionieri o deceduti durante la prima guerra mondiale, tramite la Croce Rossa Internazionale.
Chiamato a Roma, nel 1926 fonda l'O.N.A.R.M.O. (Opera Nazionale Assistenza Religiosa, Morale agli Operai).
All'inizio della seconda guerra mondiale fonda la Pontificia Commissione di Assistenza ai Profughi.
Assiste 4.500 ragazzi sfollati in Italia dalla Libia per motivi bellici. Appena liberata Napoli si prende cura degli "Sciuscià", ragazzini travolti dalla guerra, abbandonati a se stessi, costretti a vivere di accattonaggio; gradatamente saranno recuperati e reinseriti nella vita civile. Terminata la guerra fonda la P.O.A. (Pontificia Opera di Assistenza) che estende la sua attività in tutta l'Italia. Non dobbiamo dimenticare che anche Pergola ha beneficiato di questa istituzione: con la colonia estiva elioterapica prima, con l'Istituto E.N.A.I.P. (Ente Nazionale di Addestramento Professionale) poi, da lui voluto negli anni '50 e rimasto funzionante per molti anni a carico della P.O.A.
Non può passare sotto silenzio la più colossale delle sue opere assistenziali: le Colonie Estive marine e montane. Su delega del Governo Italiano, dal 1945 al 1963, in qualità di Presidente e Direttore Generale della P.O.A. ha in gestione tutte le strutture delle colonie marine e montane della ex-C.I.L., rimaste inutilizzate. Il numero dei ragazzi aumenta di anno in anno fino a raggiungere un 1.300.000 unità. Ricordo che un anno, superate faticosamente le difficoltà di organizzazione e di funzionamento, divennero drammatiche quelle del finanziamento. Egli, da buon nocchiere, riusciva sempre a portare la nave in porto, magari andando ad approdare oltre l'Atlantico non avendo trovato porti nella nostra penisola. Il Cardinale Spellmann, se fosse ancora vivo, potrebbe testimoniare.
Così, per tanti anni Egli è stato il braccio operativo, nel campo dell'Assistenza, di Pio XII, del quale godette la massima stima, senza, però, alcun riconoscimento ufficiale. Sarà il suo successore, Giovanni XXIII, a consacrarlo Vescovo il 25 ottobre 1959, festa di Cristo Re, nella chiesa di S.Andrea della Valle. Il Santo Pontefice, durante l'udienza serale ringrazia il gruppo dei pergolesi "numeroso e distinto, convenuto a Roma per una felice e commovente cerimonia: la Consacrazione Episcopale del venerabile e tanto caro fratello Ferdinando Baldelli".

Mario Beci

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