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Berlusconi ha vinto.
Se la memoria non mi tradisce nemmeno
De Gasperi ebbe una maggioranza assoluta
come la sua.
Berlusconi ha stravinto.
Peggio per lui.
E sì, perché se non saprà
mantenere quanto ha promesso non potrà
addurre giustificazioni di sorta e tanto
meno trovare capri espiatori che lo
assolvano dalle sue responsabilità
caparbiamente cercate e quasi plebiscitariamente
accordate dagli elettori italiani.
Berlusconi ha solennemente sottoscritto
un patto con gli elettori, un patto
fatto di punti programmatici ben precisi,
chiari, inequivocabili.
Non era mai successo.
Si potrà non condividere la teatralità
del messaggio propagandistico, ma ormai
è acquisito che gli elettori
l'hanno accettato e con il voto l'hanno
sottoscritto.
Io non metto in discussione le capacità
manageriali del nuovo inquilino di palazzo
Chigi, nemmeno la sua ambizione legittima
di sfruttare un risultato elettorale
che promette di svecchiare la società
italiana, di liberarla finalmente dalle
pastoie della burocrazia, dal disordine
e dall'insicurezza incrostati nel rapporto
tra cittadini e tra cittadino e Stato,
dai potentati professionali che la vessano
da secoli e dalle spese improduttive
di una clientela politica parassitaria
che con le sinistre hanno toccato livelli
mai raggiunti.
(Al riguardo permettetemi una divagazione:
c'è qualcuno che si è
posto il problema di monetizzare quanto
pesa sulle spalle del contribuente il
"sottobosco" parassitario
dei carrozzoni creati ai vari livelli
istituzionali?
E le prebende (guadagno facile e
senza fatica) di amministratori istituzionali
vecchi e nuovi che, con le sinistre
al potere, hanno raggiunto livelli a
dir poco scandalosi?
Ai miei tempi gli amministratori
locali potevano essere associati all'ONLUS,
associazioni senza scopo di lucro.
Iniquo fu il trattamento di allora,
ma ancor di più l'esagerazione
di oggi).
L'inciso è importante poiché
lo ritengo tra i fattori più
responsabili della sconfitta dell'Ulivo.
Ritorno all'argomento.
Io attendo di valutare Berlusconi leader
nel rapporto con i suoi "collaboratori",
con una "ciurma politica"
che scalpita e che soffre nel frenare
la sua smania di protagonismo.
Se Berlusconi riuscirà a mantenere
compatta una squadra ricca di comprimari
dovremo prendere atto di trovarci in
presenza di un vero capo carismatico,
di un leader, di uno statista.
In fondo proprio su questo punto debole
della maggioranza uscita dalle urne
di domenica 13 maggio l'opposizione
riserva tutte le sue possibilità
di rivincita.
E a proposito di opposizione non posso
tacere l'impressione che ho tratto dalla
lunga vicenda elettorale.
La propaganda più convincente
nei confronti di Berlusconi l'hanno
fatta gli avversari: Rutelli e la numerosa
ed eterogenea schiera raccolta nell'Ulivo.
Fondare la propaganda sull'unico argomento
della demonizzazione dell'avversario
è stato un autogol imperdonabile
che ha evidenziato una carenza di argomenti
programmatici convincenti e lo stato
confusionale dell'organizzazione propagandistica
che ha coinvolto a sproposito i mass-media
e gran parte dell'intellighentia che
ha sempre affollato le manifestazioni
della sinistra.
Dalle urne è uscito un dato molto
significativo, inaspettato e confortante:
la crescita del centro moderato (la
Margherita per intenderci) che ha quasi
raggiunto i diessini.
Questo risultato farà molto parlare
nei giorni a venire, anche se al momento
i commentatori l'hanno attribuito all'effetto
di traino della candidatura di Rutelli.
E ciò potrebbe essere plausibile
poiché il fenomeno si è
verificato anche nel centrodestra con
il vistoso risultato di Forza Italia
per merito della candidatura di Berlusconi.
Ci sarebbe ancora tanto da dire specie
sul costume propagandistico che mi ha
riportato alla memoria la campagna elettorale
per le politiche del 18 aprile del 1948.
Per ragione di spazio me ne asterrò.
Ma come potrò dimenticare l'argomento
della riforma elettorale per il quale
tanto ho già speso sulle pagine
di questo ospitale periodico? Se Berlusconi
riuscirà a introdurre in Italia
il PROPORZIONALE CORRETTO (alla tedesca)
riceverà anche la mia personale
simpatia.
Ma lo farà? I risultati di queste
elezioni mi rendono scettico.
Non posso dimenticare il penoso travaglio
di alcuni amici miei, cattolici osservanti,
"costretti", pena l'astensione,
a votare un ateo, un vecchio comunista
convinto, un divorzista, un abortista,
un personaggio compromesso, non pentito,
con il cosiddetto socialismo reale di
ieri e di oggi.
Mi rattrista il fatto che a Pergola
non ci si è limitati a votarlo;
lo si è platealmente e "orgogliosamente"
sostenuto ignorando l'offesa a quanti,
50 anni fa, lottarono per risparmiare
agli italiani l'esperienza storica delle
cosiddette repubbliche democratiche
popolari dell'Oriente europeo.
L'età verde dei responsabili
scusa parzialmente l'iniziativa inopportuna
e non dovuta. Il mondo cattolico locale
non ha bisogno di acuire ulteriormente
il solco profondo che lo divide.
N.B.: Questi commenti sono stati scritti
nei giorni successivi alle elezioni.
Quando e se verranno pubblicati come
periodicamente esce questo mensile avranno
perso freschezza e interesse.
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