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Un uomo e un popolo nuovo
Nella lettera a Tito,
San Paolo si sofferma a suggerire norme
di comportamento per le diverse categorie
di persone, tenendo conto della situazione
concreta in cui si trovano e mirando
alla edificazione della comunità
cristiana. Presbiteri, vecchi, donne
anziane, giovani, fedeli in genere,
tutti sono destinatari di precise indicazioni
per essere presenza significativa e
testimoniante in seno alla Chiesa.
Anche Tito personalmente
riceve raccomandazioni adatte per l'esercizio
del ministero: "Guardati dalle
questioni sciocche... Sta lontano da
chi è fazioso... Insegna ciò
che è secondo la sana dottrina...".
San Paolo non si ferma ad esortare,
ma si premura di dare un fondamento
solido alla condotta dei credenti in
Cristo.
Alla base della vita cristiana sta la
fede nella venuta di Gesù e nello
scopo salvifico della sua missione.
"E' apparsa infatti la grazia di
Dio apportatrice di salvezza per tutti
gli uomini" (Tito 2, 11). Successivamente,
nel capitolo 3 versetti 4-5, riprendendo
il discorso sulla manifestazione della
bontà e dell'amore di Dio per
noi, aggiunge: "Egli ci ha salvati
non in virtù di opere di giustizia
da noi compiute, ma per sua misericordia
mediante un lavacro di rigenerazione
e di rinnovamento nello Spirito Santo".
Perché bisogna comportarsi in
un certo modo, secondo i dettami del
Vangelo, anche in contrasto con la mentalità
comune? Semplicemente perché,
per mezzo del battesimo, si è
stati rigenerati e rinnovati dallo Spirito
Santo, che ci ha unito a Gesù
e ci ha messo in condizione e nella
esigenza di vivere secondo la perenne
novità del Vangelo.
Il cristiano non è un moralista
né un conservatore né
un antiquato: è uno che, fatto
nuovo dalle acque del battesimo, è
nella condizione di comprendere, di
accogliere e di mettere in pratica il
progetto divino, che lo riguarda. Anche
andando contro corrente!
San Paolo precisa: "Egli (Dio)
ci insegna a rinnegare l'empietà
e i desideri mondani e a vivere con
sobrietà, giustizia e pietà
in questo mondo" (Tito 2, 12).
E' un preciso programma di vita, sul
quale fondare le proprie scelte e orientare
i propri comportamenti.
L'empietà è il rifiuto
di Dio e del suo amore; i desideri mondani
coincidono con l'egoismo, l'avarizia,
l'impudicizia, la violenza, la menzogna,
il disprezzo degli altri, la prepotenza...Chi
è diventato figlio di Dio e vuol
essere fedele a questa sua straordinaria
dignità, cerca di vivere con
libertà, in un sereno rapporto
con uomini e cose, a cuore aperto e
animo generoso, in una bella relazione
con Dio Padre, in obbedienza amorosa
e gioiosa alla sua volontà. Questo
non senza fatica e sacrificio.
L'apostolo sottolinea un particolare
di non poco conto, perché non
si ferma a parlare del singolo cristiano,
ma fa riferimento esplicito a un "popolo
puro che appartenga all'amore di Dio
in Cristo e sia pieno di zelo nel compiere
il bene" (cfr. Tito 2, 14).
Il Signore, dunque, ha dato se stesso
per riscattarci da ogni iniquità
e formarsi un popolo degno della sua
paternità. La salvezza passa,
pertanto, attraverso una esperienza
comunitaria, come comune è il
cammino di fede cristiana. Non si viaggia
da solitari, ma si percorre insieme
la via della santità.
Non è fuori luogo citare il Concilio
Vaticano II: "In ogni tempo e in
ogni nazione è accetto a Dio
chiunque lo teme e opera la giustizia.
Tuttavia Dio volle santificare e salvare
gli uomini non individualmente e senza
alcun legame tra loro, ma volle costruire
di loro un popolo, che lo riconoscesse
nella verità e fedelmente lo
servisse" (Lumen gentium n. 9).
Perciò Giovanni Paolo II nella
lettera apostolica "Novo millennio
ineunte", al n. 43, afferma: "Fare
della Chiesa la casa e la scuola della
comunione: ecco la grande sfida che
ci sta davanti nel millennio che inizia,
se vogliamo essere fedeli al disegno
di Dio e rispondere anche alle attese
profonde del mondo".
Una bella prospettiva su cui verificarsi
e formulare orientamenti precisi!
E' questo il modo concreto con cui attendere
la "beata speranza" e la "manifestazione
della gloria del nostro grande Dio e
salvatore Gesù Cristo" (cfr.
Tito 2, 13). Infatti, "giustificati
dalla sua grazia", siamo diventati
"eredi, secondo la speranza, della
vita eterna" (Tito 3, 7).
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