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SCHEDA BIBLICA
di Don Ugo Ughi

Un uomo e un popolo nuovo

Nella lettera a Tito, San Paolo si sofferma a suggerire norme di comportamento per le diverse categorie di persone, tenendo conto della situazione concreta in cui si trovano e mirando alla edificazione della comunità cristiana. Presbiteri, vecchi, donne anziane, giovani, fedeli in genere, tutti sono destinatari di precise indicazioni per essere presenza significativa e testimoniante in seno alla Chiesa.

Anche Tito personalmente riceve raccomandazioni adatte per l'esercizio del ministero: "Guardati dalle questioni sciocche... Sta lontano da chi è fazioso... Insegna ciò che è secondo la sana dottrina...".
San Paolo non si ferma ad esortare, ma si premura di dare un fondamento solido alla condotta dei credenti in Cristo.
Alla base della vita cristiana sta la fede nella venuta di Gesù e nello scopo salvifico della sua missione. "E' apparsa infatti la grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini" (Tito 2, 11). Successivamente, nel capitolo 3 versetti 4-5, riprendendo il discorso sulla manifestazione della bontà e dell'amore di Dio per noi, aggiunge: "Egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo".
Perché bisogna comportarsi in un certo modo, secondo i dettami del Vangelo, anche in contrasto con la mentalità comune? Semplicemente perché, per mezzo del battesimo, si è stati rigenerati e rinnovati dallo Spirito Santo, che ci ha unito a Gesù e ci ha messo in condizione e nella esigenza di vivere secondo la perenne novità del Vangelo.
Il cristiano non è un moralista né un conservatore né un antiquato: è uno che, fatto nuovo dalle acque del battesimo, è nella condizione di comprendere, di accogliere e di mettere in pratica il progetto divino, che lo riguarda. Anche andando contro corrente!
San Paolo precisa: "Egli (Dio) ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo" (Tito 2, 12). E' un preciso programma di vita, sul quale fondare le proprie scelte e orientare i propri comportamenti.
L'empietà è il rifiuto di Dio e del suo amore; i desideri mondani coincidono con l'egoismo, l'avarizia, l'impudicizia, la violenza, la menzogna, il disprezzo degli altri, la prepotenza...Chi è diventato figlio di Dio e vuol essere fedele a questa sua straordinaria dignità, cerca di vivere con libertà, in un sereno rapporto con uomini e cose, a cuore aperto e animo generoso, in una bella relazione con Dio Padre, in obbedienza amorosa e gioiosa alla sua volontà. Questo non senza fatica e sacrificio.
L'apostolo sottolinea un particolare di non poco conto, perché non si ferma a parlare del singolo cristiano, ma fa riferimento esplicito a un "popolo puro che appartenga all'amore di Dio in Cristo e sia pieno di zelo nel compiere il bene" (cfr. Tito 2, 14).
Il Signore, dunque, ha dato se stesso per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo degno della sua paternità. La salvezza passa, pertanto, attraverso una esperienza comunitaria, come comune è il cammino di fede cristiana. Non si viaggia da solitari, ma si percorre insieme la via della santità.
Non è fuori luogo citare il Concilio Vaticano II: "In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia. Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costruire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e fedelmente lo servisse" (Lumen gentium n. 9).
Perciò Giovanni Paolo II nella lettera apostolica "Novo millennio ineunte", al n. 43, afferma: "Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo".
Una bella prospettiva su cui verificarsi e formulare orientamenti precisi!
E' questo il modo concreto con cui attendere la "beata speranza" e la "manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo" (cfr. Tito 2, 13). Infatti, "giustificati dalla sua grazia", siamo diventati "eredi, secondo la speranza, della vita eterna" (Tito 3, 7).

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