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C'è un posto dove gli uccelli
cinguettano più forte. Stanno
sull'albero dove hanno parlato all'uomo.
Al Santo. E se stai lì sotto,
e ti sdrai al fianco della statua di
bronzo, li vedi. E loro guardano te:
ti scrutano per capire di che pasta
sei. E' allora che ti senti piccolo
dinnanzi al creato: quando un fringuello
e un passero ti interrogano. E ti chiedono:
dove corri uomo nel frastuono? Lì,
sotto la pianta dove pregò il
Santo Francesco, puoi ritrovare te stesso.
Lì puoi cogliere l'essenza della
vita, che è fatta di cose semplici:
apprezzare il creato, cercare il silenzio
interiore, amare il prossimo non perché
è bello o buono ma perché
esiste.
Molte volte ero stato ad Assisi,
ma mai ero salito lassù. Lo chiamano
l'Eremo delle carceri. Per me, se Francesco
tornasse, lo cambierebbe quel nome.
Dicono che i frati vi si "carcerassero"
per pregare. Credo che Francesco, Leone
e gli altri vi si recassero invece per
sentirsi liberi. No, non è quello
il carcere! Nemmeno gli angusti spazi,
ricavati in quelle vecchie mura, nemmeno
quelle piccolissime porte che per essere
attraversate ti costringono a un inchino,
nemmeno i giacigli di pietra, nemmeno
le finestrine che si affacciano a strapiombo
sul dirupo, nemmeno tutto ciò
ti fa pensare a un carcere. E quando
passeggi nel bosco, che, perché
non so, ma è diverso dagli altri,
allora capisci tutto: fratello sole,
sorella luna, la follia di ciò
che è semplice e per questo sconvolgente.
Allora alzi gli occhi al cielo, che
lì si intravede appena, tanta
è fitta la vegetazione; e ti
viene da ringraziare il Creatore: non
con un filo di voce, come altre volte
hai fatto, ma gridando forte GRAZIE,
ti viene da dire. E vorresti aggiungere
altro. Ma non ti viene niente. Allora
per la prima volta, per la prima volta
nella tua vita, senti il bisogno di
inginocchiarti lì, proprio lì
sui sassi, in mezzo al sentiero. Il
bisogno dico, non il dovere.
E' strana la vita vista dalle
cose semplici! Vista da lì non
c'è sacro e profano, non c'è
impudicizia ne' formalismo. E cos'è
la ricchezza? Perché il fringuello
e il passero lassù non guardano
se porti la cravatta, ti guardano dentro.
E' con te stesso che devi fare i conti,
con te e con il creato. E il resto?
E' vanità - direbbe il Qoelet.
Solo sciocca vanità.
Questo credo cantasse quel gruppo
di tedeschi che stava celebrando la
Santa Messa nella piccola grotta in
fondo al viale.
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