Torna all'indice! Pagina 6        

L'eremo delle carceri

C'è un posto dove gli uccelli cinguettano più forte. Stanno sull'albero dove hanno parlato all'uomo. Al Santo. E se stai lì sotto, e ti sdrai al fianco della statua di bronzo, li vedi. E loro guardano te: ti scrutano per capire di che pasta sei. E' allora che ti senti piccolo dinnanzi al creato: quando un fringuello e un passero ti interrogano. E ti chiedono: dove corri uomo nel frastuono? Lì, sotto la pianta dove pregò il Santo Francesco, puoi ritrovare te stesso. Lì puoi cogliere l'essenza della vita, che è fatta di cose semplici: apprezzare il creato, cercare il silenzio interiore, amare il prossimo non perché è bello o buono ma perché esiste.
Molte volte ero stato ad Assisi, ma mai ero salito lassù. Lo chiamano l'Eremo delle carceri. Per me, se Francesco tornasse, lo cambierebbe quel nome. Dicono che i frati vi si "carcerassero" per pregare. Credo che Francesco, Leone e gli altri vi si recassero invece per sentirsi liberi. No, non è quello il carcere! Nemmeno gli angusti spazi, ricavati in quelle vecchie mura, nemmeno quelle piccolissime porte che per essere attraversate ti costringono a un inchino, nemmeno i giacigli di pietra, nemmeno le finestrine che si affacciano a strapiombo sul dirupo, nemmeno tutto ciò ti fa pensare a un carcere. E quando passeggi nel bosco, che, perché non so, ma è diverso dagli altri, allora capisci tutto: fratello sole, sorella luna, la follia di ciò che è semplice e per questo sconvolgente. Allora alzi gli occhi al cielo, che lì si intravede appena, tanta è fitta la vegetazione; e ti viene da ringraziare il Creatore: non con un filo di voce, come altre volte hai fatto, ma gridando forte GRAZIE, ti viene da dire. E vorresti aggiungere altro. Ma non ti viene niente. Allora per la prima volta, per la prima volta nella tua vita, senti il bisogno di inginocchiarti lì, proprio lì sui sassi, in mezzo al sentiero. Il bisogno dico, non il dovere.
E' strana la vita vista dalle cose semplici! Vista da lì non c'è sacro e profano, non c'è impudicizia ne' formalismo. E cos'è la ricchezza? Perché il fringuello e il passero lassù non guardano se porti la cravatta, ti guardano dentro. E' con te stesso che devi fare i conti, con te e con il creato. E il resto? E' vanità - direbbe il Qoelet. Solo sciocca vanità.
Questo credo cantasse quel gruppo di tedeschi che stava celebrando la Santa Messa nella piccola grotta in fondo al viale.

Paolo Fadelli

 

Pagina PRECEDENTE

Pagina SUCCESSIVA