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SCHEDA BIBLICA
a cura di don Ugo Ughi

 

LETTERA AI FILIPPESI

Conosciamo la città di Filippi dai libri di storia romana. Nella pianura circostante Ottaviano e Marco Antonio nel 42 a.c. sconfissero Bruto e Cassio, che insieme ad altri congiurati avevano ucciso Giulio Cesare alle idi di marzo.
Nel capitolo 16 del libro degli Atti degli Apostoli viene descritto l'arrivo di Paolo in Macedonia, regione settentrionale della Grecia: vi è stato inviato su sollecitazione divina. "Dopo che (Paolo) ebbe avuto questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvi la parola del Signore. Salpati da Troade, facemmo vela verso Samotracia e il giorno dopo verso Neapoli e di qui a Filippi, colonia romana e città del distretto della Macedonia. Restammo in questa città alcuni giorni" (versetti 10-12).
Filippi, al tempo di San Paolo, è una città fiorente, posta sulla via Egnatia che collega l'oriente con Roma. Lo statuto di colonia romana le consente di organizzarsi, in maniera autonoma, sul modello della stessa città di Roma. Godendo dello "ius italicum", è favorita nelle proprietà e facilitata negli scambi commerciali, essendo esentata dalle tasse sugli immobili e sulle transazioni.
Da un punto di vista religioso, insieme con le divinità grecoromane sono venerate le vecchie divinità locali, alle quali si aggiungono i nuovi culti provenienti dall'oriente. La presenza dei Giudei è molto limitata. Non avendo la sinagoga, si riuniscono per la preghiera comune presso le rive del fiume che scorre nei pressi della città.
A Filippi Paolo con Sila trova pronta accoglienza da parte di una donna di nome Lidia che chiede il battesimo con tutta la sua famiglia. "Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò: "Se avete giudicato ch'io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa". E ci costrinse ad accettare" (Atti, cap. 16, v. 15).
Il ruolo importante delle donne nella comunità cristiana di Filippi è arrestato dalla stessa lettera paolina, che al capitolo 4, versetti 2-3, dice: "Esorto Evodia ed esorto anche Sintiche ad andare d'accordo nel Signore. E prego te pure, mio fedele collaboratore, di aiutarle, poiché hanno combattuto per il vangelo, insieme con me, con Clemente e con gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita".
E' interessante notare come centro di irradiazione del Vangelo diventi la famiglia cristiana e tutti, uomini e donne, si sentono chiamati alla testimonianza e all'annunzio del Signore Gesù.
Quella di Filippi appare una comunità particolarmente vicina all'apostolo: da questa San Paolo accetta anche l'aiuto economico, cosa che rifiuta altrove. E' una comunità quella di Filippi fervente e molto generosa: non fa mancare il sostegno materiale a quanti sono nel bisogno. Nella seconda lettera ai Corinzi, cap. 8, vv. 1-4, San Paolo fa un grande elogio della magnanimità dei cristiani della Macedonia: "Vogliamo farvi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia: nonostante la llunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate nella ricchezza della loro generosità. Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente, domandandoci con insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio in favore dei santi".
Come altrove, anche a Filiippi non mancano le sofferenze per i missionari del Vangelo. San Paolo ha liberato una ragazza che esercita arti divinatorie e che sono fonte di guadagno per i padroni della giovane. Questi, toccati nella "borsa", accusano Paolo e Sila alle autorità che fanno bastonare e imprigionare gli apostoli. Rimessi in libertà in seguito a un terremoto che ha aperto le porte del carcere Paolo chiede di essere riabilitato in quanto cittadino romano. "All'udire che erano cittadini romani, (i magistrati della città) si spaventarono; vennero e si scusarono con loro; poi li fecero uscire e li pregarono di partire dalla città" (Atti, cap. 16, vv. 38-39).
La lontananza non attenua il legame tra l'apostolo e la comunità di Filippi. San Paolo ci torna almeno due volte, durante i suoi viaggi missionari, e scrive la lettera che stiamo prendendo in considerazione.
Sono molto belle le parole del capitolo1° della lettera, versetti 3-8, che manifestano tutto l'affetto di San Paolo e la vitalità dei cristiani di Filippi: "Ringrazio il mio Dio ogni volta che io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del Vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
E' giusto, del resto, che io pensi questo di tutti voi, perché vi porto nel cuore, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa sia nelle catene sia nella difesa e nel consolidamento del Vangelo. Infatti Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell'amore di Cristo Gesù".

 

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