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A proposito dei
Bronzi Imperiali
di Pergola…

 

Ci risiamo! Con il riaffacciarsi alla ribalta delle problematiche dei Bronzi Imperiali che talvolta soffocano il reale, dove la vanità dialettica seppellisce il problema. Al di là di ogni stanca rimasticatura rievocativa devo precisare che nell'estate del 1946, in località Calamello, fu rinvenuto un materiale che si annovera tra i grandi successi dell'archeologia contemporanea di questo secolo, denominato Bronzi dorati di Pergola". Tra le tante polemiche e studi la tesi più credibile rimane quella di uno stupendo gruppo monumentale di bronzo dorato consistente, senza affrontare l'interessante iconografia dei personaggi, in due cavalli con relativi cavalieri, un uomo e una donna di dimensioni naturali, più una terza statua di dimensioni superiori alla norma il tutto attribuito all'epoca aurea dell'arte greco-romana del periodo Augusto-Claudio, cioè di quell'impero in cui avvenne la crocifissione di Gesù.
Queste statue oggi sono il segno di uno splendore dell'età imperiale romana della quale non avevamo dirette e ammirevoli testimonianze. Ma dopo le vicissitudini di "damnatio" o "abolitio memoriae" o senza escludere che siano state interrate dopo un saccheggio da ladroni, restano ancora avvolte nelle tenebre della storia, alle soglie del terzo millennio, chiuse in una "officina" di Firenze. (Per, ormai annosi, esami metallografici e restauri forse maliziati a manovre per farli ritornare al museo d'Ancona). Esiste una legge n. 1089 del giugno 1939 che stabilisce: "… gli oggetti di scavo siano conservati in situ nel luogo più prossimo al loro rinvenimento.." per non togliere agli studiosi o al turista d'arte quel valore documentario storico che la zona del ritrovamento può offrire e Pergola si trova al centro degli antichi "municipia" di Sentinum, Suasa, Pitinum, Forum Sempronii. Ben fece il ministro Ronkey nel estate del 1993 a decretare con atto legislativo, avente forza di legge, che mai è stato sin da oggi cancellato o revisionato, l'affidamento di questo patrimonio storico alla città di Pergola la quale, spendendo denaro pubblico valutato in alcuni miliardi, allestiva, un museo modernamente sofisticato, anche grazie all'immobile ceduto dalla Provincia. A questo punto la difesa della cultura non piò avere una assoluta ispirazione per il capoluogo di Regione, poiché la cultura è di gran lunga superiore alle capacità intellettive di una pletora di personaggi che mancano del postulato fondamentale che i bronzi appartengono ad una moderna cultura integrata alla giovane Europa, alla quale Pergola è fiera di aver contribuito con il suo museo.
Ora sembra che tutto venga buttato in politica e la sinistra che ha un laboratorio vivace e costruttivo di esperienze nella nostra regione, sta perseguendo, sembra una posizione tattica che lascia prevalere indirizzi autoritari, non garantisti dei diritti di Pergola ma accentratori e lottizzanti per Ancona. Ben suggerisce il ministro Amato alla collega Melandri che "… bisogna privatizzare i musei, decentrando, creando responsabilizzazioni…" poiché lo Stato ha una gestione iperbolica di centinaia di miliardi nel calderone dei grandi musei compreso quello di Ancona e "l'azienda di stato deve servire servizi non vessare i cittadini"., Persino il Santo Padre nel recente incontro con D'Alema affermava che il patrimonio dei beni culturali supera di gran lunga la metà dell'intero patrimonio mondiale tanto da considerare tutto l'Italia il più grande museo di glorie millenarie. In questa nostra repubblica raffigurata da una magnifica donna con la spada sguainata a difesa del diritto, Pergola trovi la sua giusta soluzione.

Adalberto Baldelli           

 

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