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  Riflessioni...

  di Eugenio Marcucci

 

La guerra che sconvolse l'Italia fra il 1940 e il 1945, alle nuove generazioni dice poco. Chi ha quaranta o cinquant'anni la conosce per sentito dire. Gli altri, i più giovani, non ne sanno niente. Eppure certi ricordi non vanno relegati in soffitta, come le sedie rotte e i vestiti smessi. Perché molte ferite, nonostante sia passato più di mezzo secolo, sono ancora aperte. Bisogna essere grati al professor Mario Beci che ha rievocato i fatti accaduti a Pergola e dintorni nel 1943 e nel 1944, cioè nei due anni più duri dell'intero conflitto, quando la grande tragedia si abbatté sull'intero paese non risparmiando nessuno e lasciandosi dietro paure, sofferenze, eroismi, morte. Anche a me quelle pagine di storia pergolese erano sconosciute. Io la guerra la vidi da vicino, in Romagna, e nella memoria è rimasto, per sempre, il ricordo della fame, delle bombe, delle fughe a perdifiato verso i rifugi antiaerei, delle sparatorie per le strade, dei rastrellamenti, delle macerie. Nei momenti più brutti che tutto sembrava crollarci attorno, mio padre diceva: "Eh, a Pergola queste cose non succedono! Lì c'è la campagna. Qualcosa da mangiare si trova e poi non ci sono i bombardamenti…" Invece no. Come scrive Beci, a Pergola toccò la stessa sorte delle altre città, piccole e grandi, non ebbe sconti. Nel 1947, al ritorno a Pergola dalla Romagna, non mi accorsi di quello che era successo, le tracce delle devastazioni erano quasi scomparse. Restavano, a testimoniare la follia della guerra soltanto i pilastri del ponte del giardino fatto saltare dai tedeschi in fuga: due alti monconi quasi d'un corpo mutilato. Poi il ponte venne ricostruito e sembrò il simbolo di un periodo da dimenticare. Ma i conti non si pareggiano con il cemento e i mattoni. Bisognerebbe riparare con lo stesso sistema i danni che uno si porta dentro. E questo è impossibile. Beci ha trovato documenti, manifesti, lettere, fotografie: una documentazione che senza il suo lavoro sarebbe restata a dormire nei cassetti o in fondo a qualche cassapanca. Chissà quanti, sfogliando le pagine del libro, hanno avvertito il tumulto di sentimenti provato allora, quando la bufera spazzò l'Italia e non trascurò, purtroppo, la nostra gente e le nostre campagne che con la guerra non c'entravano affatto.

 

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