| La "Comtemplazione" della
grandezza del Padre e della sapienza, bontà, bellezza del suo progetto raggiunge questa
volta il culmine nella contemplazione della "Santità" di Dio". * Dio è "Santo, Santo, Santo": così lo
acclamano le schiere celesti nel libro di Iraia (6,3) e nell'Apocalisse (4,8).
La santità non è un attributo di Dio: è
l'attributo di Dio, in quanto in esso sono contenuti tutti gli altri possibili e
innumerevoli attributi.
Dio è la pienezza e la perfezione di ogni
bontà, senza limite alcuno e nella conoscenza della verità, nella libertà, nell'essere.
E' la sorgente inesauribile del bene. Proprio perché tutto ciò che esiste ha da lui
origina e conservazione nell'essere, noi possiamo risalire dal bene che è nelle creature
a lui Creatore, che è il Bene. Ma deve essere chiaro che quanto di bene troviamo nelle
creature lo attribuiamo a lui solo per similitudine; in lui infatti il bene c'è in senso
assoluto, nelle creature solo per partecipazione, cioè in modo radicalmente diverso.
La santità di Dio sta dunque proprio nella sua
assoluta "diversità" da noi. Dio è il "totalmente diverso", Dio è
il "totalmente diverso", Dio è l'"Altro". Può aiutarci a intuirlo
una espressione che troviamo nel libro del "Dialogo" di S. Caterina da Siena;
Dio le dice: "Io sono colui che è; tu sei colei che non è". Il bene che è
nelle creature ci spinge a cercare la ragione fuori di esse. In Dio invece la ragione del
bene che è in lui è lui stesso: Dio è il Bene.
* La "santità" delle creature va
quindi intesa in senso molto diverso da quello della santità di Dio. Abbiamo parlato di
"partecipazione": dobbiamo parlare di "dono".
Tutto ciò che è creato partecipa in qualche
modo della santità di Dio: il bene che troviamo nelle creature è già specchio della
bontà di Dio.
Quando però si tratta delle creature intelligenti e libere, Dio - ce lo rivela la sua
parola - ha fatto e fa molto di più. Ha voluto e vuole portarle al di là del limite
della loro natura: le ha volute partecipi della sua vita divina, partecipi della sua
immortalità. Dal piano della loro natura (piano naturale) le fa passare al piano della
"sua" natura (piano soprannaturale). Dio "santifica" queste sue
creature donando ad esse, gratuitamente, se stesso.
Lo fa nel rispetto della loro libertà, per cui il "dono" diventa efficace solo
se accettato e corrisposto. Ma sempre di dono gratuito (= grazia) si tratta. E qui, più
che mai, dobbiamo sottolineare la differenza tra il "sole", che è Dio, e la
creatura che ne è lo "specchio". La luce dello specchio, per quanto fulgente,
è ben altra cosa rispetto alla luce del sole.
* L'amore di Dio per la creatura umana è però
andato ancora più avanti. Per liberare l'uomo dalle conseguenze di un uso sbagliato della
sua libertà (peccato e morte), il Padre si è degnato di assumere la nostra carne;
lo ha fatto nel Figlio e ci ha fatto vedere in lui, Uomo, Gesù Cristo, il volto
"umano" della sua santità. In Cristo è noi apprendiamo come può una creatura
umana diventare specchio della santità divina. Gesù Cristo è il "Santo" nel
quale ci è dato di conoscere la via più facile e vera della santità: il distacco della
povertà e dell'umiltà, la mitezza, la purezza, la misericordia, l'operare per la
giustizia e la pace, il subire persecuzioni per la fede in Dio
, sono tante facce
umane di quella santità che è unica in Dio. Persino il dolore e la sofferenza diventano
in Cristo espressioni della santità divina, per cui possiamo addirittura parlare della
"sofferenza" di Dio.
Imitare Cristo, rimanere in comunione con Cristo,
come tralci che non si seccano e portano frutto, perché uniti alla vite è la condizione
essenziale per essere partecipi della santità di Dio. Ogni uomo, che crede in Cristo, lo
segue e celebra i Sacramenti che egli ci ha lasciato, come segni di fede nella sua azione
di salvezza per noi, è "santo" in quanto è partecipe della vita divina del
Padre che si è fatto uomo nel figlio. |