"Trieste mia, che nostalgia di rivedere te".
Con queste parole di una canzone anni
'50 abbiamo salutato Trieste, quando
abbiamo ripreso la via del ritorno
a Pergola. Sì, Trieste lascia
nel visitatore un buon ricordo e tanta
voglia di tornare. Ero già
stata a Trieste negli anni '70 e oggi,
come allora, mi ha "preso"
col suo fascino di città confinata
tra roccia e mare in un angolo del
Nord-Est d'Italia. Città aperta
a diverse correnti di pensiero, dove
convivono, senza traumi, genti di
vari paesi: italiani, sloveni, magiari,
austriaci, greci, turchi. La gentilezza
e la sobrietà dei suoi abitanti
la rende seria e piacevolmente discreta,
per cui, oltre ad osservare bellezze
artistiche e monumentali (il colle
di S. Giusto, Piazza dell'Unità
d'Italia, il Castello di Miramare),
respiri anche un'atmosfera che ti
permea di quel benessere tipico di
chi vive un buon rapporto con la cultura
e la storia della sua terra.
Dalla visita della città emergono
le sue origini romane, evidenti nella
planimetria e sul colle di S. Giusto;
il medioevo prorompe nelle chiese
e nel Castello, ma la vera Trieste
è quella asburgica, è
quella dei palazzi di Piazza dell'Unità
d'Italia, il Palazzo della Borsa,
dei quartieri commerciali, legati
alla vita del porto. Città
dei Caffè, dove la cultura
s'incontrava a discutere. Seduti ai
suoi tavoli (non per giocare a briscola
o tresette) troviamo nomi altisonanti:
Svevo, Saba, Slataper, tutti triestini,
e tra i tanti stranieri che l'hanno
amata Joyce, Freud e chissà
quanti altri.
Girare per le sale del Castello di
Miramare è stato come rivivere
la triste e bella storia di Massimiliano
e Carlotta. Tutto è ancora
vivo in un arredo singolare ed autentico.
Camminare per il parco vuol dire capire
che l'ambiente va amato, curato, protetto
e così sarà una eterna
risorsa di vita ed economica. E' stato
emozionante vedere arrampicarsi sul
tronco di un leccio secolare uno scoiattolo
che si è poi disperso sulla
tela-ragno di rami più piccoli
che creavano una rete tra terra, cielo
e mare. Tutto si confondeva in una
pace non turbata da rumori umani.
La gita si è conclusa con un
solenne omaggio a chi ha dato la vita
per dare a noi una patria che spesso
disdegnamo di calpestare preferendole
le Canarie, i Caraibi o le Maldive.
Abbiamo sostato così nel Cimitero
di Aquileia da dove è stato
prelevato il "Milite Ignoto"
portato a Roma, all'Altare della Patria;
abbiamo osservato le rosse mura della
Risiera di San Sabba, colore che ricorda
il sangue di chi è stato sacrificato
in quello che è stato l'unico
campo di sterminio italiano; infine,
in riverente silenzio, abbiamo salito
le scale del Sacrario di Redipuglia,
calvario di 100.000 soldati della
I Guerra Mondiale.
Unico rilievo da fare: eravamo in
pochi ad assaporare tante bellezze!
Bene per noi e un po' di rammarico
ci sia per chi non è venuto;
ma con questo articolo lo abbiamo
voluto rendere partecipe di ciò
che abbiamo gustato, perché
è bene condividere anche le
gioie!
L'Oratorio "L'Incontro"
di Pergola vi aspetta alla prossima
passeggiata per l'Italia, fatta con
il gusto della cultura, della tavola
e dell'allegria.