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GIOVANI E POLITICA
L'impegno sociale come riscatto dal qualunquismo

 

Non è facile parlare dei giovani di oggi: si rischiano luoghi comuni, generalizzazioni, ambiguità. Soprattutto se a parlare o a scrivere è qualcuno, come il sottoscritto, che giovane non è più. Bisogna accontentarsi di studi altrui, delle inchieste e delle conclusioni dei sociologi, delle statistiche, di qualche sporadico contatto personale.
Comunque, nonostante le incertezze, un dato emerge: tutti mettono in evidenza il distacco dei giovani dalla politica, la loro disaffezione.
Un dato preoccupante sul quale vale la pena di riflettere. Un dato però che richiede precisazioni e puntualizzazioni. Quanto è stata veramente forte la partecipazione dei giovani alla politica del nostro paese?
Nell'immediato dopoguerra? Nell'ormai fatidico '68? Ambedue queste date non vanno mitizzate. Ci fu molto qualunquismo sia nell'una che nell'altra data; se si preferisce, molto egoismo e personalismo; i movimenti giovanili dei vari partiti non avevano grandi ideali, si nutrivano di una cultura negativa, basata solo sull'antifascismo e sull'anticapitalismo. Oggi, passato qualche decennio, il quadro si presenta diverso. C'è una grande maggioranza di giovani spoliticizzata, oggi più di prima. Anche oggi c'è una forte minoranza impegnata, ma in maniera diversa da prima.
Una differenza che si potrebbe sintetizzare, indicando il passaggio dal politico propriamente detto al sociale.
Di giovani si parla soprattutto a proposito delle discoteche e del conseguente pericolo di stragi al sabato sera; di droghe pesanti e leggere, diffuse un po' dappertutto; di curve degli stadi dove i giovani si fanno notare per violenza e razzismo, tifoserie, faide l'una contro l'altra, violenza gratuita e immotivata. Un quadro sconfortante: sullo sfondo la mancanza di valori, la noia, la mancanza di motivazioni serie che diano un significato alla vita.
Un panorama molto oscuro, ma che è illuminato dallo spirito di sacrificio, dall'impegno sociale, dalla generosità di molti giovani che si impegnano, si sacrificano per soccorrere le famiglie disagiate che si trovano in situazioni difficili. L'associazionismo e il volontariato fanno parte essenziale dell'attività e della vita di molti giovani. Ci sono associazioni cattoliche e laiche di cui fanno parte centinaia e centinaia di migliaia di giovani in Italia e all'estero che cercano di alleviare le sofferenze, di aiutare le povertà vecchie e nuove, e così rifondono speranze dove prima c'era disperazione e dolore.
Una realtà di indubbio valore rilevante anche quantitativamente, ma soprattutto dal punto di vista qualitativo. Tuttavia il sociale dell'associazionismo e del volontariato non possono sostituire la politica, intesa come impegno nel governare i comuni, le regioni, lo stato. In questo senso la partecipazione dei giovani alla politica è fortemente carente. Non è difficile individuarne le cause nei limiti e nei difetti della politica stessa: caste chiuse, interessi di parte, scarsa apertura alla base, linguaggio astratto e a volte incomprensibile.
Falliti quasi sempre i tentativi di allargamento democratico: si pensi agli organi collegiali nelle scuole, o agli organi democratici nelle fabbriche.
La scollatura fra i livelli di partecipazione si è fatta di giorno in giorno più larga. In questo quadro, i giovani hanno smesso di cercare nell'impegno politico un valore nel quale impegnare la vita. Forse lo hanno cercato altrove, forse hanno rinunciato a cercarlo. Lo potrebbero confermare le canzoni più cantate e i libri più letti. Quello che è certo è la gravità del compito di chi si occupa di educazione che deve essere anche educazione alla politica.
Penso sia alla scuola che alla Chiesa; una scuola che insegni come si costruisce la solidarietà democratica, con l'apporto di tutti e di ciascuno. Una Chiesa che insegni la dimensione cristiana della partecipazione alla politica. I giovani devono tornare alla politica perché non sia appannaggio di pochi mestieranti che approfittano dell'assenteismo delle forze fresche e sane per dominare sugli altri e realizzare profitti ricchi e a volte illeciti sulla pelle di chi colpevolmente si rende assente là dove si decidono i destini dei popoli.

Don Luigi Bau

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