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"Pio XII: il Papa degli Ebrei"
di Andrea Tornielli

 

E' un volume edito da Piemme, costituente un attento lavoro di ricostruzione storica da parte di Andrea Tornielli, vaticanista de Il Giornale, con dediche: "In memoria dei sei milioni di Ebrei morti nei lager nazisti e di tutti coloro che agirono con ogni mezzo per salvarli" e "In memoria di Pio XII". L'autore si propone, con la dovuta umiltà, di fornire un contributo affinché vengano finalmente messe a tacere le voci che vorrebbero papa Eugenio Pacelli come responsabile morale della Shoah, o addirittura, secondo l'inglese John Cornwell, come "il Papa di Hitler".
Il saggio di Tornielli, pubblicato pochi mesi fa, riporta testimonianze di autorevoli esponenti ebraici favorevoli a Pio XII, tra cui l'importante presa di posizione del rabbino statunitense David G. Dalin, che sulla Rivista "The weekly standard" dello scorso 26 febbraio ha riconosciuto in Pio XII il papa che maggiormente si è impegnato per la difesa degli ebrei, tanto da definirlo "giusto", titolo già assegnato ad esponenti cattolici tra cui il card. Pietro Palazzini originario della nostra Diocesi.
Ferisce tuttavia come le accuse verso Pio XII appaiano aver attecchito prima nel cattolicesimo e solo successivamente in ambienti ebraici. Lo stesso John Cornwell, autore de "Il Papa di Hitler", pubblicato due anni fa e di cui molti critici hanno rifiutato la recensione, si definisce "cattolico". Vittorio Messori, in un articolo di Pierachille Dolfini pubblicato lo scorso 7 giugno su Avvenire intitolato "Contro Papa Pacelli un complotto fatto in casa", sostiene: "Ho sempre escluso una responsabilità di Israele in tutto ciò. Certo, in seguito la comunità ebraica ha cavalcato questa tesi, ma non ne è stata l'artefice primo. Penso ad un regolamento di conti intracattolico, all'iniziativa di un gruppo progressista della Chiesa preconciliare". Anche lo stesso rabbino Dalin nota come Pio XII rappresenti "la più grande arma dei cattolici `liberal' contro i tradizionalisti".
L'origine di ciò sembra quindi emergere da un fraintendimento del Vaticano II, che, pur costituendo un Concilio pastorale, ha sempre fatto riferimento a quanto Tradizione e Magistero hanno tramandato sin dai primi tempi dell'era cristiana: nel dialogo (che non significa irenismo) con la modernità e con le altre fedi occorre conservare la propria identità, rifuggendo relativismo e sincretismo. Si è invece più volte cercato il compromesso da più parti, non accorgendosi che in tal modo si perdeva l'essenza stessa del cattolicesimo, testimoniante una legge morale diretta alla realizzazione del bene dell'uomo non solo a livello individuale, ma anche sociale.
Tornando a Pio XII, occorre sapere - e lo si constata anche nel libro di Tornielli - che anticipò princìpi che i suoi successori Giovanni XXIII e Paolo VI proclameranno nel Vaticano II.
Il giornalista Antonio Gaspari, autore di volumi sugli ebrei salvati da Pio XII, sostiene la necessità di collaborare con i nostri "fratelli maggiori" per opporsi al riaffiorante spettro dell'eugenetica.
Entrando nel merito del lavoro di Tornielli, diremo che Pio XII ritenne più opportuno preferire i fatti alle parole, ospitando in conventi e seminari il maggior numero possibile di ebrei per impedirne la deportazione nei lager, consapevole - lo fanno notare Luigi Sturzo, Giuseppe Dossetti e soprattutto l'ebreo Robert Kempner, magistrato al processo di Norimberga - che una condanna solenne diretta a Hitler avrebbe finito per accentuare la furia omicida di quest'ultimo. Ne ebbe la conferma quando nell'Olanda invasa dai nazisti, nell'estate 1942, i vescovi cattolici denunciarono pubblicamente - leggendo un atto sottoscritto anche dai protestanti - i gravi soprusi inferti alla comunità ebraica, ottenendo in cambio l'acuirsi della persecuzione. In tale circostanza trovò la morte Edith Stein, ebrea convertita al cattolicesimo e canonizzata da Giovanni Paolo II.
Riguardo ai pretesi "silenzi": Pio XII (v. cap. 6), in radiomessaggi, discorsi, articoli su L'Osservatore romano e nell'enciclica Mystici Corporis (in cui sta scritto di "riconoscere come nostri fratelli anche coloro che non sono congiunti nel Corpo della Chiesa"), puntava il dito non solo contro la guerra, ma anche contro le "false teorie" nazionalista e razzista, e lo sterminio di innocenti da esse causato.
Proclamava inoltre il dovere della carità sottolineando l'opera della Santa Sede in favore dei perseguitati, senza distinzione di nazionalità e stirpe, fino al limite estremo delle sue possibilità. "Ci conforta l'aver potuto aiutare profughi anche di stirpe semitica", dichiarava per radio il 24 dicembre 1940.
Inoltre, la stesura dell'enciclica Mit brennender Sorge ("Con viva ansietà") pubblicata nel 1937, unica in tedesco, condannante ogni forma di razzismo e seguita da proteste nel Terzo Reich, fu effettivamente redatta dal futuro Pio XII, limitatosi il papa in carica Pio XI, colpito da grave malattia e del quale Pacelli era Segretario di Stato, a firmarla. Lo stesso Cornwell riconosce la parte di Pacelli nel comporre l'enciclica, e ciò basterebbe per smentire la sua tesi accusatoria.
Non a caso, l'elezione di Pacelli a Pontefice fu considerata una sciagura dai nazionalsocialisti, mentre da parte ebraica vi furono manifestazioni di entusiasmo.
Queste sono solo alcune anticipazioni del libro di Andrea Tornielli, che si domanda altresì nel capitolo 11, quanto avrebbero potuto compiere gli altri contro l'Olocausto. In un commento al volume, il laico Paolo Mieli riconosce in base a fonti israeliane che 860.000 ebrei furono salvati dalla Chiesa guidata da Pacelli, cifra che pochi possono vantare.
Ad integrazione, aggiungiamo che Pio XII fu il primo pontefice a proclamare, in un radiomessaggio natalizio nel 1944, il sistema rappresentativo parlamentare come il più adatto alla società contemporanea: tale discorso non fu trasmesso dalle radio della Germania nazionalsocialista e della Repubblica di Salò. Avvertiva tuttavia, come faranno poi i successori, che anche tale forma di governo, proprio come ogni realtà umana, non è immune da imperfezioni; su questo il tempo gli ha dato ragione.
Auspichiamo - e ne è persuaso anche Giovanni Paolo II - che la storia riconosca obiettivamente i meriti di Pio XII per l'impegno concreto verso il popolo della Legge nei tempi drammatici e tragici della Shoah e della seconda guerra mondiale.

Marco Cingolani

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