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In questa nostra Italia, terra di santi, artisti, navigatori e
poeti, non nascono più i Francesco
d'Assisi che si spogliano delle loro
ricchezze, regalandole ai poveri. In
perfetta letizia. Nascono invece tantissimi
poveri che sono spogliati di quel poco
che hanno per darlo ai ricchi. Anche
questo in perfetta letizia. Dei ricchi,
naturalmente.
Nascono anche tanti piccoli Machiavelli
che giustificano i mezzi, anche i più
indecenti, pur di raggiungere il fine.
Che è quello di diventare sempre
più ricchi e potenti. E quando
non possono più farlo per sé,
lo fanno per i propri familiari. "Cicero
pro domo sua". Quello che si dice
attaccamento alla casa e alla famiglia.
Naturalmente a quelle proprie.
Le altre "domus" possono pure
andare in malora. Ignorano la massima:
"Nam tua res agitur, paries dum
proximus ardet". (E' in gioco l'interesse
tuo, quando brucia il muro del vicino).
Ma Orazio non è quotato in borsa.
In perfetta coerenza col loro credo,
Lor Signori hanno annunciato l'abolizione
totale, prossima ventura, della tassa
sulle successioni e donazioni. Che allo
stato è limitata a patrimoni
fino a 350 milioni di lire, estensibili
a 1 miliardo nel caso di erede portatore
di handicap.
La notizia del completo sgravio farà
sicuramente felici milioni di persone.
I figli del metalmeccanico di Rovigo,
del netturbino di Cuneo o del disoccupato
di Santa Maria Capua Vetere faranno
salti di gioia: potranno ereditare dai
loro genitori, notoriamente miliardari,
senza pagare una lira di tassa di successione.
E il dolore per la dipartita dei padri
sarà alquanto mitigato.
Con questo provvedimento lo Stato incasserà
di meno, ma niente paura: basterà
una piccola tassa sulle pensioni sociali
e sugli indigenti in genere, magari
doppia per gli extracomunitari. E i
conti dello Stato torneranno perfettamente.
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