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"Abbassate il web: dobbiamo pensare", questo il titolo
dell'articolo comparso nei giorni scorsi
sulla prima pagina dell'Herald Tribune.
Si tratta di un monito che tutti dovremmo
prendere sul serio. Un gruppo di ricercatori
delle più prestigiose università
del globo si è ritrovato in Minnesota,
in un albergo isolato, dove i cellulari
non funzionano. Lo scopo dell'incontro
era verificare se l'impatto della comunicazione
globale sulla ricerca scientifica sia
esclusivamente positivo o, per lo meno,
fino a che punto lo sia. L'esito: il
web non giova alla ricerca scientifica,
per lo meno nel senso - il che non è
poco - che affolla la mente dello studioso
di una miriade di informazioni e dati
di ogni genere. Fin qui nulla da dire,
anzi tutto ciò ben venga. Il
problema è che tutto questo mare
in perenne movimento ostacola grandemente
l'intuizione, la quale costituisce uno
strumento impareggiabile di progresso
e non solo in senso scientifico.
Mi spiego meglio: l'intuizione può
essere definita come la comunicazione
diretta e spontanea della verità
e il discorso vale tanto per il mondo
scientifico non a caso Albert Einstein
dichiarò di essere pervenuto
alla famosa teoria della relatività
grazie appunto a un'intuizione quanto
per quello spirituale e religioso, come
per la vita di tutti i giorni.
L'intuizione è insomma la scintilla
che apre le porte della mente e dell'anima:
non a caso la psicologia più
avanzata lavora moltissimo sul campo.
Come è noto la riscoperta dell'intuizione
si inserisce nel contesto della riscoperta
di tutte le potenzialità riconducibili
al cosiddetto "emisfero destro"
del cervello: emozioni, creatività,
fantasia, spontaneità... tutto
un mondo insomma che è a tal
punto legato alla sfera spirituale da
formare un tutt'uno con questa.
Già altre volte ci siamo soffermati
sul grande processo di riconciliazione
tra scienza da un lato, spiritualità
e religione dall'altro; il valore dell'intuizione
costituisce senza dubbio un capitolo
assai importante di tale libro.
L'intuizione è una forza talmente
penetrante e sottile che risulta persino
difficile definirla con rigore: si può
comunque affermare che, ogni qualvolta
ci troviamo di fronte a una informazione
o se si preferisce, a seconda
dei casi, a una sensazione o emozione,
che non scaturisce da alcuna analisi
o processo razionale, ci troviamo appunto
di fronte a un'intuizione.
Tutte le tradizioni spirituali insegnano
che i saggi, i maestri, per dirla in
termini cristiani i santi, sono grandi
intuitivi. Non a caso, chiunque intraprenda
un cammino spirituale non tarderà
ad accorgersi nel potenziamento o addirittura
dell'affiorare in sé dell'intuizione,
la quale è un grande segnale
di "apertura del canali interiori".
Eppure, è un altro confortante
segno di quel grande processo di riavvicinamento
di cui parlavamo il fatto che sia la
scienza a confermare quanto le religioni
di tutto il mondo hanno da sempre insegnato.
Come al solito il mondo tecnologico
e post-moderno in cui viviamo si rivela
contraddittorio: da un lato si pretende
di conoscere nel minor tempo possibile,
dall'altro si soffoca quella forza che
è in noi e che ci può
guidare alla conoscenza in maniera armonica.
E ancora. Da un lato si riscopre la
spiritualità, dall'altro ci sottoponiamo
a un bombardamento di notizie, e da
tutto questo trambusto c'è da
chiedersi quanto resti di autentico.
Insomma, da una parte riscopriamo l'anima,
dall'altra, sia pure inconsapevolmente
la narcotizziamo. Arriveremo un giorno
finalmente a comprendete che Dio si
trova nel silenzio?
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