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"Luigi e Maria
Beltrame Quattrocchi: una coppia che visse
a Roma all'inizio del Novecento, saranno beatificati
il 21 ottobre a Roma da Giovanni Paolo II.
Sono i primi coniugi cristiani ad essere innalzati
all'onore degli altari per le loro virtù
coniugali e familiari.
Pubblichiano qui un articolo di Luciano
Moia apparso su Noi Genitori e Figli,
mensile quotidiano "AVVENIRE".
(d. Fauno Binotti.)
Non hanno fondato ordini
religiosi, non sono stati protagonisti di
avventure mistiche straordinarie, non hanno
scelto il pauperismo oltranzista o la fuga
dal mondo.
Con coraggio e coerenza hanno realizzato in
maniera esemplare la vocazione alla quale
sono stati chiamati, quella di coniugi e di
genitori. Si sono amati teneramente e hanno
contribuito alla reciproca crescita umana,
spirituale e intellettuale. Hanno educato
i figli secondo i criteri a loro giudizio
più opportuni. Ma, allo stesso tempo,
non si sono dimenticati della società,
del lavoro, della casa, delle amicizie, delle
vacanze..
Hanno vissuto insomma pienamente nel mondo,
sopportando le fatiche e talvolta la routine
della quotidianità, accettando i valori
e le contraddizioni di un'epoca difficile
e amara, poiché era quello il tempo
a loro dato da vivere.
La piccola storia domestica di Luigi e di
Maria si è infatti intrecciata alle
grandi vicende storiche: due guerre mondiali,
il fascismo, la resistenza, la ricostruzione.
In mezzo a tutto sono riusciti a non dimenticare
le ragioni profonde del loro matrimonio.
Hanno combattuto, nel loro ruolo di coniugi
e di genitori, la buona battaglia delle famiglia
cristiana. Adesso, dopo l'annuncio ufficiale
della loro prossima beatificazione, possiamo
dire che hanno vinto.
Luigi, avvocato, alto funzionario del
ministero delle Finanze, è stato soprattutto
marito e padre.
Maria, scrittrice di temi educativi,
dedita al volontariato e all'associazionismo,
è stata soprattutto moglie e madre.
Luigi e Maria hanno avuto quattro figli:
Filippo, nel 1906; Stefania, nel 1908;
Cesare, nel 1909; Enrichetta nel 1914. Tre
sono ancora viventi e, come si capisce dalle
loro date di nascita, hanno raggiunto un'età
rispettabile.
Filippo, che ha poi assunto il nome di don
Tarcisio, è sacerdote diocesano. La
secondogenita Stefania, scomparsa nel 1993,
era suora di clausura nell'Ordine Benedettino
con il nome di suor Maria Cecilia. Cesare,
diventato padre Paolino dopo l'ingresso in
convento, è monaco trappista. L'ultima,
Enrichetta, è una consacrata laica.Sarebbe
troppo facile mettere adesso a confronto il
clima familiare di quell'appartamento borghese,
nella capitale d'inizio Novecento, con la
situazione attuale delle nostre famiglie "post-moderne".
Fin troppo scontato sottolineare le diversità
nel rapporto genitori-figli, quasi banale
mettere in evidenza la tranquillità
forse un po' artificiosa dei pranzi consumati
a quel tempo sotto lo sguardo amorevole ma
severo del padre e della madre, con i ritmi
caotici e turbolenti dei nostri piccoli nuclei
familiari: fretta, orari sempre divergenti,
televisione in sottofondo, impegni che si
accavallano, squilli di telefonino e tanti
altri stimoli di rumoroso accompagnamento.
Inutile negarlo, oggi per la famiglia è
tutto più difficile. I genitori sono
spesso soli, mediamente più poveri
anche sotto il profilo economico, raramente
possono contare sull'aiuto delle istituzioni.
Sempre più frequentemente sono impegnati
entrambi nel lavoro fuori casa. E poi ci sono
i condizionamenti culturali, sempre più
pesanti e sempre più invadenti, che
non agevolano certamente né la vita
coniugale, nè i compiti educativi.
Ma l'accresciuta complessità sociale
e il venir meno di tante sicurezze all'interno
e all'esterno delle famiglie, non appanna
certo l'esempio dell'esistenza straordinaria
di Luigi e di Maria Beltrame Quattrocchi.
Due sposi che hanno saputo trovare nell'amore
di Dio la forza di ricominciare ogni volta.
Sono stati capaci di assumere il negativo
di tante situazioni tristi vissute - le tragedie
della guerra, i bombardamenti, due figli al
fronte, l'invasione tedesca - trasformando
le crisi in occasioni di crescita.
La loro potrebbe essere definita una storia
di santità ordinaria, apparentemente
invisibile, come quella di tante altre famiglie
a cui la vita può chiedere in ogni
momento un supplemento di amore, di dedizione,
di impegno.
E' giusto allora che la santità del
terzo millennio cristiano cominci a parlare
il linguaggio della famiglia. E' giusto che
alle austere immagini di monaci eroici e di
vergini sante si aggiungano nei prossimi decenni
quelle più vivaci e colorate di tanti
gruppi familiari sorridenti: papà,
mamme, magari anche bambini con passeggini
e zainetti policromi.
La Chiesa dovrebbe promuovere con insistenza
l'avvio di cause di canonizzazione riguardanti
uomini e donne esemplari nella loro paternità
e maternità. Gioiosi nel comprendersi
e nell'amarsi, generosi nel dono reciproco
della sessualità che si apre a una
nuova vita, pazienti e originali nell'educare.
Padri e madri così meriterebbero di
essere indicati come esempio di pienezza e
di perfezione cristiana, perché la
Chiesa e la società hanno sempre più
bisogno di loro.
Se, come giustamente non si stanca di ripetere
Giovanni Paolo II, il futuro dell'umanità
passa attraverso la famiglia, non può
più essere accettabile che venga negato
il giusto riconoscimento alla "santità"
silenziosa e normale di tanti padri e di tante
madri.
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