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Chi dice che dopo i fatti di Genova non saremo più gli
stessi ha certamente ragione. Le movimentate
giornate del G8 hanno lasciato una coda
di polemiche destinate a continuare
a lungo e una serie di interrogativi
ai quali bisognerà pur dare delle
risposte.
La prima e principale domanda è:
può la piazza dettare legge?
A Genova, per impedire ai rappresentanti
dei paesi più industrializzati
(sette più la Russia) di confrontarsi
sui problemi del mondo, sono scesi in
campo gli "arrabbiati" di
mezza Europa. C'è chi la sua
rabbia la manifesta sfilando pacificamente
in corteo e chi invece si scatena in
una furia distruttrice che non risparmia
niente e nessuno. Uno dei "leader"
degli antiglobalizzatori, Casarin, aveva
preannunciato il suo programma: "Porteremo
la guerra a Genova" e le Televisioni
si erano distinte nell'amplificare il
battagliero messaggio. Migliaia
di professionisti del vandalismo (3mila?
4mila?) sono piombati nel capoluogo
ligure ben intenzionati a colpire e
a distruggere. La globalizzazione a
loro interessava poco; forse ignoravano
perfino gli argomenti al centro della
discussione fra i protagonisti del vertice.
Ma questo evidentemente era un particolare
trascurabile. Guerra, dunque, doveva
essere e guerra è stata. Come
quando si va allo stadio per "fare
casino".
Adesso le responsabilità vengono
addossate alle Forze dell'ordine, che
avrebbero usato la maniera forte prendendosela
con pacifici e inermi dimostranti.
Fronteggiare una valanga umana, nella
quale si mescolano giovanotti con passamontagna
e mazze, non è uno scherzo. Come
non dev'essere stato piacevole, per
gli occupanti della famosa jeep dei
Carabinieri, subire l'assalto di quegli
esagitati che spaccavano finestrini
e lanciavano estintori. In quei momenti
e in quelle situazioni c'è da
aspettarsi di tutto, anche che spunti
una pistola. Eccesso di legittima difesa?
Sostenere una tesi del genere a mente
fredda è facile. Bisogna trovarcisi
in mezzo per capire che non si può
usare il bilancino prima di reagire
all'aggressione e impedire il peggio.
Ma certi poliziotti hanno avuto la mano
pesante infierendo sugli arrestati.
E' vero. Accertati i fatti, i colpevoli
andranno puniti. Ma senza coinvolgere
nelle accuse i tanti agenti e carabinieri
che a Genova hanno rischiato la vita,
con senso del dovere, per difendere
persone e cose. Il Presidente della
Repubblica ha confermato la fiducia
alle Forze dell'ordine e le sue sono
state parole sagge.
Mi ha colpito l'atteggiamento di grande
dignità assunto dal padre del
ragazzo ucciso. Quando un'esistenza
giovane si spegne non si può
che provare dolore e la perdita di un
figlio dev'essere terribile. Il giovane
Giuliani, però, aveva scelto
per la sua protesta la strada peggiore,
quella della violenza. A trascinarlo
lungo questa strada sono stati quei
"cattivi maestri" che da alcuni
decenni predicano contro la società,
della quale peraltro sfruttano tutti
i vantaggi, armando la mano dei tanti
ragazzi con la testa piena di sogni,
fantasie ed entusiasmi.
Sia chiaro, Genova non ha legittimato
né la violenza né la piazza.
L'una e l'altra non possono prevalere.
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