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  Riflessioni...

di   Eugenio Marcucci

Chi dice che dopo i fatti di Genova non saremo più gli stessi ha certamente ragione. Le movimentate giornate del G8 hanno lasciato una coda di polemiche destinate a continuare a lungo e una serie di interrogativi ai quali bisognerà pur dare delle risposte.
La prima e principale domanda è: può la piazza dettare legge?
A Genova, per impedire ai rappresentanti dei paesi più industrializzati (sette più la Russia) di confrontarsi sui problemi del mondo, sono scesi in campo gli "arrabbiati" di mezza Europa. C'è chi la sua rabbia la manifesta sfilando pacificamente in corteo e chi invece si scatena in una furia distruttrice che non risparmia niente e nessuno. Uno dei "leader" degli antiglobalizzatori, Casarin, aveva preannunciato il suo programma: "Porteremo la guerra a Genova" e le Televisioni si erano distinte nell'amplificare il battagliero messaggio. Migliaia di professionisti del vandalismo (3mila? 4mila?) sono piombati nel capoluogo ligure ben intenzionati a colpire e a distruggere. La globalizzazione a loro interessava poco; forse ignoravano perfino gli argomenti al centro della discussione fra i protagonisti del vertice. Ma questo evidentemente era un particolare trascurabile. Guerra, dunque, doveva essere e guerra è stata. Come quando si va allo stadio per "fare casino".
Adesso le responsabilità vengono addossate alle Forze dell'ordine, che avrebbero usato la maniera forte prendendosela con pacifici e inermi dimostranti.
Fronteggiare una valanga umana, nella quale si mescolano giovanotti con passamontagna e mazze, non è uno scherzo. Come non dev'essere stato piacevole, per gli occupanti della famosa jeep dei Carabinieri, subire l'assalto di quegli esagitati che spaccavano finestrini e lanciavano estintori. In quei momenti e in quelle situazioni c'è da aspettarsi di tutto, anche che spunti una pistola. Eccesso di legittima difesa? Sostenere una tesi del genere a mente fredda è facile. Bisogna trovarcisi in mezzo per capire che non si può usare il bilancino prima di reagire all'aggressione e impedire il peggio.
Ma certi poliziotti hanno avuto la mano pesante infierendo sugli arrestati. E' vero. Accertati i fatti, i colpevoli andranno puniti. Ma senza coinvolgere nelle accuse i tanti agenti e carabinieri che a Genova hanno rischiato la vita, con senso del dovere, per difendere persone e cose. Il Presidente della Repubblica ha confermato la fiducia alle Forze dell'ordine e le sue sono state parole sagge.
Mi ha colpito l'atteggiamento di grande dignità assunto dal padre del ragazzo ucciso. Quando un'esistenza giovane si spegne non si può che provare dolore e la perdita di un figlio dev'essere terribile. Il giovane Giuliani, però, aveva scelto per la sua protesta la strada peggiore, quella della violenza. A trascinarlo lungo questa strada sono stati quei "cattivi maestri" che da alcuni decenni predicano contro la società, della quale peraltro sfruttano tutti i vantaggi, armando la mano dei tanti ragazzi con la testa piena di sogni, fantasie ed entusiasmi.
Sia chiaro, Genova non ha legittimato né la violenza né la piazza. L'una e l'altra non possono prevalere.

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