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SCHEDA BIBLICA

a cura di
don Ugo Ughi

LETTERA AGLI EBREI

L'ultima lettera che fa parte degli scritti attribuiti a San Paolo, è la lettera agli Ebrei, il cui autore non è, al dire degli esegeti, l'apostolo Paolo. E' conservata nella raccolta paolina, perché non si può negare una influenza indiretta o anche diretta dello stesso San Paolo.
Ecco che cosa scrive "La Bibbia di Gerusalemme" a pag. 2412:
"Effettivamente la lingua e lo stile di questo scritto sono di una purezza elegante che non appartiene a San Paolo. La maniera di citare e utilizzare l'Antico Testamento non è la sua. L'indirizzo e il preambolo con cui è solito iniziare le lettere, qui sono assenti. Quanto alla dottrina, anche se ha risonanze indiscutibilmente paoline, presenta d'altra parte tanta originalità che difficilmente gli può essere attribuita in modo diretto. Effettivamente molti critici cattolici e non cattolici sono oggi concordi nel riconoscere che Paolo non potrebbe essere l'autore di questa lettera allo stesso titolo delle altre, anche se la sua influenza si è esercitata su di essa, per ispirazione indiretta o anche diretta, in modo sufficiente per legittimare la sua incorporazione tradizionale nella raccolta paolina".
Identificare l'autore è un'impresa improba. Sono stati fatti i nomi più disparati, senza arrivare ad una conclusione convincente.
Il versetto 14 del capitolo 13 ci fa intendere che è stata scritta dall'Italia: "Vi salutano quelli d'Italia".
La data di composizione può essere individuata intorno al 66-67, visto che l'autore fa riferimento alle lettere di San Paolo dalla prigionia e, nello stesso tempo, non sembra conoscere la distruzione di Gerusalemme e del tempio, avvenuta nell'anno 70.
Destinatari sono cristiani appartenenti al mondo giudaico: Ebrei, appunto. Forse provengono dall'ambiente del tempio e del culto, da cui si sono dovuti fisicamente allontanare a motivo di incipienti persecuzioni. Questa nuova situazione è motivo di ripensamenti e di rimpianti, tanto più cocenti quanto ancora poco illuminata e poco solida è la nuova fede cristiana. In realtà, si sta insinuando una forma di rilassamento spirituale e la tentazione dell'abbandono del cristianesimo per tornare alla situazione religiosa e alle pratiche precedenti.
Frequentemente, perciò, la lettera agli Ebrei rivolge ai suoi lettori parole di incoraggiamento, di esortazione a proseguire, di stimolo per ritrovare il fervore e l'entusiasmo iniziali.
La lettera contiene, soprattutto, riflessioni affascinanti su Cristo "unico e sommo sacerdote", e sulla vita cristiana, concepita come "un pellegrinaggio, una via verso il riposo promesso, un cammino verso la patria celeste, con il Cristo guida superiore a Mosè, con la luce di quella fede-speranza che ha già guidato i patriarchi della loro stirpe, i giudei dell'esodo e tutti i santi dell'Antico Testamento" (La Bibbia di Gerusalemme, pag. 2413).
Tema centrale dello scritto è il sacerdozio di Cristo, trattato in maniera diretta ed esplicita. Cristo è sacerdote vero, anzi unico e sommo; egli è, insieme, vittima di espiazione dei nostri peccati; egli è l'altare stesso del sacrificio.
Il tempio con il sacerdozio levitico e i suoi sacrifici non è stato che "ombra", preparazione e annunzio di Cristo e della sua offerta.
E' Gesù (afferma la lettera agli Ebrei) il sacerdote che realmente ci occorre: "santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli" (capitolo 7, versetto 26).
Egli è vissuto in perfetta sintonia e in piena amorosa obbedienza al Padre e alla sua volontà, dal momento dell'incarnazione fin sulla croce gloriosa.
"Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell'offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre" (Lettera agli Ebrei, capitolo 10, versetto 10).

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