|
Nato a Pieve Tesino il 3 aprile 1881, muore a Valsugana (TN) il
19 agosto 1954, invocando il nome di
Gesù. Gli ultimi giorni era preoccupato
per le sorti dell'unità europea
che tanto aveva vagheggiato con i suoi
compagni di fede: Adenauer e Schuman.
Lo aveva afflitto anche l'insuccesso
delle elezioni del 1953. Quello che
fu chiamato "miracolo economico"
degli anni '50 fu soprattutto opera
sua.
Da Pieve Tesino la famiglia si trasferì
a Grigno, dove Alcide frequentò
le elementari. A Trento, con una modesta
retta, poté frequentare il ginnasio
"Principesco Vescovile". Per
l'ultimo anno di ginnasio e la maturità,
il giovane De Gasperi passò al
ginnasio di Stato. Nell'autunno del
1900 partì per Vienna e si iscrisse
alla facoltà di filosofia. Aderì
all' "Unione Accademica Cattolica
Italiana", una piccola cellula
di studenti ardimentosi, decisi a difendere
la loro italianità e la loro
fede.
Le forze nuove che dovevano por fine
al dominio liberale erano i socialisti
e i cristiano-sociali; i quali ultimi
si andavano organizzando, sul modello
del "Zentrum" germanico.
Il sabato De Gasperi radunava in una
birreria gruppi di studenti ed esponeva
i programmi dei cristiano-sociali. Collaborò
all'organizzazione delle "Conferenze
operaie", per gli operai trentini
emigrati a Vienna.
Nel 1902 venne a Roma dove incontrò
Leone XIII, Fogazzaro e Murri. Di quell'incontro
rimase entusiasta. Del Murri divenne
amico, si scambiarono lettere ed esperienze,
ma De Gasperi non seguì il maestro
sul terreno delle ultime teorizzazioni
moderniste.
Nel 1911 veniva eletto deputato al Parlamento
viennese. Lo slogan: "Cattolici,
Italiani, Democratici" dice la
ricerca di esprimere in un certo modo
la sua italianità. Sarà
la storia a indicarglielo. Certo è
che si sentiva italiano, al punto che
in uno dei primi discorsi al Parlamento
viennese si era scagliato contro i tentativi
di germanizzazione del Trentino. La
sua ultima battaglia da quei seggi fu
per la denuncia dei soprusi austriaci
contro la sua terra e l'assassinio di
Cesare Battisti.
Nel 1921 lo troviamo deputato al Parlamento
italiano, presidente del gruppo parlamentare
del Partito Popolare.
Con l'avvento del Fascismo (1922) cominciano
gli anni oscuri di De Gasperi. Ultimo
segretario del PPI, era nel mirino dei
fascisti.
Pochi mesi prima della "Marcia
su Roma" aveva sposato Francesca
Romani. Non erano floride le condizioni
economiche di Francesca, precarie quelle
di Alcide che, in una lettera, scriveva:
"Mi sono tracciato norme di
severo disinteresse, perché mi
preme soprattutto la valutazione morale".
Ambedue sentivano il matrimonio come
un progredire insieme, anche religiosamente.
Il 31 ottobre 1926 l'anarchico Lucetti
attenta a Bologna alla vita di Mussolini.
E' un buon pretesto per intensificare
la persecuzione contro gli avversari
politici. La notte del 6 novembre una
squadra di fascisti giunge a Borgo Valsugana,
si impadronisce di Alcide e del fratello
Augusto, portandoli a Bassano e di lì
a Vicenza. I due non si lasciano intimidire,
e da Vicenza finiscono a Milano, ospiti
della famiglia Carpaneda.
Intanto il Fascismo dichiara sciolti
tutti i Partiti di opposizione.
In questa situazione De Gasperi parte
per Roma in cerca di lavoro, dove Francesca
lo raggiunge. Il cerchio si stringe
intorno a loro, e durante una sosta
a Firenze nel viaggio verso Trieste
- sempre in cerca di lavoro - i due
vengono arrestati. Seguì un processo
obbrobrioso. Il reo di "tentativo
di espatrio clandestino" viene
condannato a 4 anni di reclusione e
20.000 lire di multa, poi ridotte in
appello.
In seguito alla grazia concessa dal
re, nel luglio del 1928 De Gasperi si
trovò fuori dal carcere senza
lavoro, senza casa, lontano dai suoi,
con l'obbligo di non lasciare Roma.
Si mise a cercare lavoro, ma le porte
gli si chiudevano a una a una. Soffrì
letteralmente la fame.
Intanto giungeva l'ora del Concordato
che dovette non piacere ai vecchi Popolari,
quasi una smentita al loro operato.
In quel torno di tempo ottenne finalmente
un posto di lavoro nella Biblioteca
Vaticana. Nel tempo libero studiava,
scriveva, traduceva. Aveva passato i
50 anni, e non stava bene di salute.
Avrebbe mai rivisto i giorni della libertà?
L'avrebbe rivista la libertà
e vissuta da protagonista.
|