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L'uso dell'aceto, antichissimo, è citato nella Bibbia e
al tempo dei Greci e dei Romani veniva usato
come condimento, ma anche come bevanda dissetante,
unito all'acqua. Non serve solo a condire
le insalate, viene usato per la conservazione
di molti alimenti, per le marinate, per i
carpioni ecc. L'aceto non è tutto uguale,
ci sono aceti ottenuti da vini bianchi e altri
da rossi, l'aceto prodotto da uve particolari,
l'aceto di mele, ultimamente in Giappone ho
provato l'aceto di riso.
In Italia il top è quello balsamico
"tradizionale di Modena e Reggio Emilia",
invecchiato in botte per almeno 12 anni. Completamente
diverso dall'aceto balsamico di Modena che
si trova nei supermercati.
Vediamo ora la diversità di questi
prodotti confusi da una pubblicità,
secondo me, "dolosamente poco chiara".
Chiameremo "tradizionale" l'aceto
elisir invecchiato minimo 12 anni e balsamico
l'aceto colorato industriale che si trova
nei supermercati.
La definizione dell'aceto tradizionale di
Modena è la seguente: "prodotto
ottenuto da mosto d'uva cotto, maturato per
lenta acetificazione derivata da naturale
fermentazione e da progressiva concentrazione
mediante lunghissimo invecchiamento in serie
di botti di legno diversi, senza alcuna addizione
di sostanze aromatiche" (una normativa
del genere sarebbe auspicabile anche per i
ristoranti che propongono il tartufo....).
La zona di produzione è il territorio
della provincia di Modena e Reggio Emilia,
ove si producono uve di Trebbiano, Spergola,
Lambrusco, Berzemino. Il colore deve essere
bruno scuro, limpido e lucente, la densità
apprezzabile e di scorrevole sciropposità,
il profumo penetrante, persistente, fragrante
con una gradevole acidità e bouquet
caratteristico in relazione ai legni usati
che sono ciliegio, il gelso, il ginepro, il
rovere e il castagno.
Il mosto viene cotto a fuoco diretto e a cielo
aperto alla temperatura di 70° e viene
concentrato fino ad un volume tra 1/2 e 1/3
del mosto fresco, in tempo molto variabile
(alcune ore). Quindi il mosto cotto viene
fatto riposare per tutto l'inverno in modo
da farlo anche decantare e illimpidire. In
primavera s'inizia la fermentazione alcolica
e poi l'ossidazione acetica innestando gli
aceti batteri (la madre dell'aceto). Quindi
si filtra il prodotto e si travasa nella batteria
che sono una serie di barili fatti dei legni
sopra citati, di capacità via via inferiore
(dai 75 ai 10litri) e riempiti per 3/4.Vengono
custodite nelle acetaie, nella zona sottotetto
dell'abitazione, per almeno 12 anni, nel corso
dei quali si "governa la batteria"
mantenendo costanti i livelli dell'aceto nei
barili, rincalzando ogni barile con l'aceto
di quello adiacente, considerando che in media
il 10% si perde per evaporazione.
Alla prima botte, la più grande, viene
aggiunta una certa quantità di mosto
cotto all'anno, in questa botte (ciliegio
che dà una nota dolce) avviene la fermentazione.
La maturazione si svolge nei barili intermedi
(gelso e ginepro), mentre l'affinamento nei
barili più piccoli (rovere e castagno).
L'entità e i momenti dei travasi sono
stabiliti dal produttore, secondo il suo fiuto
ed esperienza, è una fase questa che
rappresenta il segreto di ogni produttore.
Dopo il dodicesimo anno si continua a travasare
una frazione di prodotto nelle botti più
piccole, dall'ultima, la più piccola,
si estrae ogni anno un quantitativo pari al
15% 20% della sua capacità. Quindi,
a conti fatti, dai 70 litri iniziali dopo
12 anni s'inizia ad estrarre 1,5 /2 litri
di aceto tradizionale. Questo è il
motivo per cui il prodotto finale è
così caro. Esistono batterie che vanno
avanti da secoli, quindi parte del prodotto
finale è appartenuto a trisavoli della
famiglia. il processo è assolutamente
naturale: consiste nella perdita di acqua
per evaporazione e traspirazione attraverso
le doghe delle botti. Il prodotto finito deve
essere sempre degustato ed analizzato da un
apposita commissione del Consorzio di tutela.
I degustatori vengono nominati 48 ore prima
della degustazione e lavorano chiusi in apposite
cabine su campioni completamente anonimi.
Il campione non idoneo viene riconsegnato
al produttore che provvederà ad invecchiarlo
ulteriormente, quello idoneo passa al laboratorio
del Consorzio per essere imbottigliato in
apposite bottigliette da 100 grammi. Le bottigliette
sono disegnate da Giugiaro.
La differenza tra il tradizionale di Modena
e quello di Reggio Emilia:
Il tradizionale di Modena può avvalersi
del termine "extravecchio" se l'invecchiamento
è superiore ai 25 anni. A Reggio Emilia
la classificazione avviene per punteggio di
merito che stabilisce la qualità indicando
le boccette di aceto con i bollini Aragosta,
Argento e Oro.
All'"aragosta" corrisponde un aceto
di qualità buona con accesso al termine
"tradizionale". Il bollino "argento"
premia il prodotto di qualità superiore.
Il bollino "oro" premia l'eccellenza.
I prezzi vanno dalle 70.000 per il bollino
aragosta (100grammi), 100.000 per l'argento,
170.000 per il bollino oro. L'Aragosta con
la sua acidità andrà bene per
i carpacci, pinzimoni ed insalate, carni poco
cotte, crostacei. L'Argento si usa crudo nella
maionese, sui primi, i risotti, le salse per
pesci bolliti, il Bollino Oro non come condimento
ma a fine pasto su formaggi importanti e dolci.
Io sono di San Lorenzo, paese delle cipolle,
vi consiglio di usare questo prezioso liquido
sulla frittata con le cipolle dolci, va sempre
aggiunto con un cucchiaino a fine cottura.
Può essere impiegato con la selvaggina
ma anche con il pesce, ma l'abbinamento più
bello è quello con un buon Parmigiano-Reggiano
tagliato a scaglie. A fine pasto gli abbinamenti
migliori sono con le fragole o con il gelato
allo zabaione.
I vini: bianchi o rossi a seconda del piatto
con cui si è usato l'aceto, ma sempre
molto morbidi e profumati. Come può
un prodotto del genere essere "confuso"
con un aceto colorato di nero e venduto nei
supermercati a meno di 10000 lire? Quello
che non accetto è che la confusione
è fatta ad arte e con dolo e purtroppo
non riguarda solo l'aceto "balsamico
tradizionale" di Modena e Reggio Emilia...
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