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Dopo lo spettacolo teatrale, portato in televisione alcuni anni fa da Marco Paolini, con un incredibile successo di ascolti, la tragedia del Vajont torna a far parlare di sé, questa volta al cinema.
Alle 22,39 del 9 ottobre 1963 dalle pendici del Monte Toc si staccarono 300 milioni di metri cubi di roccia che precipitarono nel bacino artificiale della diga più alta del mondo.
La massa rocciosa produsse un'onda alta 250 metri. 50 milioni di metri cubi d'acqua superarono la barriera di cemento sommergendo il paese di Longarone e moli altri vicini, causando la morte di 2000 persone
Il regista Renzo Martinelli riporta alla memoria un passato rapidamente archiviato e spietatamente dimenticato, mescolando la spettacolarità della catastrofe all'emozione delle vite private e pubbliche dei protagonisti.
Una storia di omissioni, sopraffazioni e connivenze a cui cercò di opporsi la giornalista dell'Unità Tina Merlin nel tentativo di rivelare la verità.
Martinelli, in Vajont, la diga del disonore, ricostruisce digitalmente un paesaggio che non esiste più e ripropone in poche e sconvolgenti immagini l'arrivo della micidiale valanga.
Un film da vedere per l'ottimo cast internazionale ma anche, e soprattutto, per ricordare una tragedia di cui è rimasto soprattutto il silenzio.

Ambientata nei suoi adorati anni '40, La Maledizione dello Scorpione di Giada, l'ultima fatica di Woody Allen, si rivela una divertentissima commedia giallo rosa.
Supportato da un cast d'eccezione (Helen Hunt, Dan Aykroyd, Charlize Theron) da cui Allen sembra tirare fuori il meglio per ogni personaggio, il film scorre via velocemente con una fitta tela di dialoghi e battute a raffica.
La trama vede Woody Allen, ispettore assicurativo vecchio stampo, che non vuole adeguarsi ai nuovi metodi investigativi e soprattutto alle nuove strategie organizzative imposte dalla neo consulente aziendale (Mrs Fitzgerald/Hellen Hunt).
Il rapporto fra i due è all'insegna del più caustico dei veleni e soltanto la consolidata amicizia con il proprietario della compagnia assicurativa (Dan Aykroyd) riesce ad assicurare all'investigatore il mantenimento del posto di lavoro, fino a quando una serie di furti inspiegabili…
Con questa pellicola Allen torna al suo vecchio stile di comicità intelligente e raffinata, con le ambientazioni del fedele Santo Loquasto che si rifanno ai film d'epoca interpretati da Humphrey Bogart.
Un film leggero, realizzato con budget limitati - a differenza di altre produzioni americane - che mette in risalto come, per fare buon cinema, non servono effetti speciali, violenza, sesso, ma servono soprattutto buone idee.

Diretto da Marcello Cesena (ex Broncoviz), Mari del Sud si rivela una bella commedia, con un Diego Abatantuono che dà il meglio di sé, interpretando un personaggio nevrotico ed ossessionato e, in alcuni momenti, ricorda i suoi esordi con smorfie e mugugni da grande attore comico.
La trama vede Alberto (Abatantuono) manager di successo, che alla vigilia delle ferie scopre di essere stato truffato e di non avere più una lira. Pur di salvare le apparenze costringe la famiglia a trascorrere le vacanze rinchiusa nella cantina di casa con una lampada UVA. La convivenza si trasforma subito in una gara di sopravvivenza ed in un'occasione per scoprire la verità sul lavoro e sugli affetti.
Pur in un impianto comico, il film non tralascia qualche riflessione sulla famiglia, sul confronto scontro generazionale tra genitori e figli, con situazioni grottesche tipiche delle pellicole di Almodovar.

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