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Direi proprio di unirci al nuovo inno "Dio benedica l'America"
in quanto il sistema politico-economico
di cui gli Stati Uniti sono i principali
garanti, nonostante le lacune, si è
rivelato di gran lunga migliore di tutti
gli "ismi" che hanno caratterizzato
la nostra epoca.
La globalizzazione richiede certo regole,
ma non va vista in sé come fenomeno
negativo. Fatta salva la libertà
di manifestare nel rispetto delle norme
di civile convivenza, non si presuma
di risolvere i senz'altro pressanti
problemi dei Paesi in via di sviluppo
tramite superate politiche protezionistiche
aggravanti la situazione, o disprezzando
scienza e tecnologia, o rifacendosi
a visioni neo-marxiste o ad un ecologismo
idolatrante la natura.
Dispiace rilevare come parte del mondo
cattolico, a discapito del discernimento
che lo dovrebbe sempre caratterizzare,
ha fatto proprie tali convinzioni.
Per ridurre le disuguaglianze non bisogna
limitarsi solo a slogan terzomondisti,
ma andare con coraggio sul campo a impartire
la necessaria educazione là dove
il concetto stesso di sviluppo è
ancora sconosciuto.
Significativa è in tal senso
la testimonianza del missionario padre
Piero Gheddo, direttore dell'ufficio
storico del Pontificio Istituto Missioni
Estere, intervistato da Andrea Tornielli
per Il Giornale in occasione
del G8.
Un'altra questione che divide i cattolici
è l'intervento militare contro
il terrorismo allo scopo di prevenire
nuovi attacchi. Rileggendo la dottrina
della Chiesa - S. Agostino, S. Tommaso
d'Aquino, S. Alfonso Maria de' Liguori,
fino all'attuale Pontefice passando
per il Concilio Vaticano II - troviamo
che la legittima difesa fa parte della
morale cattolica.
Nell'enciclica Evangelium Vitae
(3, 55) di Giovanni Paolo II si proclama:
"La legittima difesa può
essere non soltanto un diritto, ma un
grave dovere per chi è responsabile
della vita di altri, del bene comune
della famiglia o della comunità
civile. Accade purtroppo che la necessità
di porre l'aggressore in condizione
di non nuocere comporti talvolta la
sua soppressione. In tale ipotesi l'esito
mortale va attribuito allo stesso aggressore
che vi si è esposto con la sua
azione".
La difesa per mezzo delle armi è
ammessa dal Catechismo quando tutti
gli altri mezzi si sono rivelati impraticabili
o inefficaci; la stessa deve essere
mirata alla neutralizzazione dell'esercito
criminale, evitando danni a persone
inermi. Inoltre non si dovrà
giungere ad uno scontro generalizzato
tra civiltà occidentale e islamica.
Il portavoce vaticano Navarro Valls
ha ricordato tutto questo. Antonio Socci,
in un articolo su Il Foglio del
15 settembre, dopo aver esposto dettagliatamente
la dottrina cattolica, termina con la
dichiarazione di Gandhi: "è
già nobile difendere l'onore,
la proprietà e la religione a
fil di spada. E' ancora più nobile
difenderli cercando di non nuocere al
colpevole. Ma è indegno di un
uomo, innaturale e disonorevole, abbandonare
il proprio posto e lasciare proprietà,
onore e religione alla mercé
del delinquente".
Vi è purtroppo spesso l'equivoco
del perdono confuso con l'impunità,
della giustizia con la vendetta, dell'aggettivo
pacifico con pacifista.
L'esercito che ha causato le stragi
di Manhattan e Washington potrebbe colpire
di nuovo con effetti devastanti per
i civili, per cui è necessario
difendersi con gli adeguati mezzi, non
solo passivamente.
Non poteva poi non riaffiorare il problema
dei rapporti con l'Islam. Quest'ultimo,
mancante di un'unica autorità
rappresentativa avente la funzione di
esprimerne unità dottrinale,
si presenta come realtà variegata
di cui non è facile fornire definizione
univoca.
I musulmani che ci parlano su come andrebbero
interpretati Corano e Sunna esprimono
più che altro valutazioni a titolo
personale o come portavoce di singole
comunità.
Occorre certamente rifiutare generalizzazioni
vedenti nell'islamico un potenziale
terrorista; abbiamo peraltro notato
come esponenti musulmani viventi in
Occidente hanno condannato l'attacco
agli U.S.A. e si sono uniti ai rappresentanti
di altre fedi e ai capi di Stato in
veglie di preghiera per la pace e in
memoria delle vittime; diversi Paesi
islamici hanno inoltre dato disponibilità
ad iniziative contro il terrorismo.
E' però pur sempre presente nell'Islam
la componente avente come obiettivo
l'instaurazione di una teocrazia, secondo
cui non esiste come da noi la distinzione
tra religione, politica e cultura; inoltre,
la libertà religiosa e altri
diritti umani in numerosi Paesi a maggioranza
musulmana sono violati.
Ciò non va - e non andava - sottovalutato.
Si spera che la partecipazione di nazioni
islamiche alla lotta contro il terrorismo
teorizzato in nome del jihad
(comunemente tradotto con "guerra
santa") rappresenti, nell'ambito
di un dialogo sincero e rispettoso delle
identità, un primo passo verso
la rimozione di tali aspetti.
In ogni caso, dopo il più grave
atto terroristico della storia, avvenuto
proprio nel primo anno del nuovo secolo,
il nostro modo di affrontare la realtà
non sarà più lo stesso.
Abbiamo assistito ad una sconvolgente
prova della precarietà intrinseca
all'esistenza umana, nonostante la presenza
di sistemi di informazione e difesa
ritenuti il massimo dell'efficienza.
Dobbiamo riconoscere che il paradiso
non è di questo mondo.
Tuttavia non bisognerà mai farsi
vincere da un rassegnato fatalismo:
il male è mistero ineluttabile
nella storia dell'umanità, ma
va pur sempre affrontato; il coraggio
deve sconfiggere i timori; la voglia
di ricominciare deve prevalere sulla
demoralizzazione.
E il popolo americano sta dando pregevole
esempio su come metter da parte molti
dissensi al fine di cooperare per un
rapido superamento del trauma subito.
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