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Dopo l'11 Settembre 2001

Direi proprio di unirci al nuovo inno "Dio benedica l'America" in quanto il sistema politico-economico di cui gli Stati Uniti sono i principali garanti, nonostante le lacune, si è rivelato di gran lunga migliore di tutti gli "ismi" che hanno caratterizzato la nostra epoca.
La globalizzazione richiede certo regole, ma non va vista in sé come fenomeno negativo. Fatta salva la libertà di manifestare nel rispetto delle norme di civile convivenza, non si presuma di risolvere i senz'altro pressanti problemi dei Paesi in via di sviluppo tramite superate politiche protezionistiche aggravanti la situazione, o disprezzando scienza e tecnologia, o rifacendosi a visioni neo-marxiste o ad un ecologismo idolatrante la natura.
Dispiace rilevare come parte del mondo cattolico, a discapito del discernimento che lo dovrebbe sempre caratterizzare, ha fatto proprie tali convinzioni.
Per ridurre le disuguaglianze non bisogna limitarsi solo a slogan terzomondisti, ma andare con coraggio sul campo a impartire la necessaria educazione là dove il concetto stesso di sviluppo è ancora sconosciuto.
Significativa è in tal senso la testimonianza del missionario padre Piero Gheddo, direttore dell'ufficio storico del Pontificio Istituto Missioni Estere, intervistato da Andrea Tornielli per Il Giornale in occasione del G8.
Un'altra questione che divide i cattolici è l'intervento militare contro il terrorismo allo scopo di prevenire nuovi attacchi. Rileggendo la dottrina della Chiesa - S. Agostino, S. Tommaso d'Aquino, S. Alfonso Maria de' Liguori, fino all'attuale Pontefice passando per il Concilio Vaticano II - troviamo che la legittima difesa fa parte della morale cattolica.
Nell'enciclica Evangelium Vitae (3, 55) di Giovanni Paolo II si proclama: "La legittima difesa può essere non soltanto un diritto, ma un grave dovere per chi è responsabile della vita di altri, del bene comune della famiglia o della comunità civile. Accade purtroppo che la necessità di porre l'aggressore in condizione di non nuocere comporti talvolta la sua soppressione. In tale ipotesi l'esito mortale va attribuito allo stesso aggressore che vi si è esposto con la sua azione".
La difesa per mezzo delle armi è ammessa dal Catechismo quando tutti gli altri mezzi si sono rivelati impraticabili o inefficaci; la stessa deve essere mirata alla neutralizzazione dell'esercito criminale, evitando danni a persone inermi. Inoltre non si dovrà giungere ad uno scontro generalizzato tra civiltà occidentale e islamica.
Il portavoce vaticano Navarro Valls ha ricordato tutto questo. Antonio Socci, in un articolo su Il Foglio del 15 settembre, dopo aver esposto dettagliatamente la dottrina cattolica, termina con la dichiarazione di Gandhi: "è già nobile difendere l'onore, la proprietà e la religione a fil di spada. E' ancora più nobile difenderli cercando di non nuocere al colpevole. Ma è indegno di un uomo, innaturale e disonorevole, abbandonare il proprio posto e lasciare proprietà, onore e religione alla mercé del delinquente".
Vi è purtroppo spesso l'equivoco del perdono confuso con l'impunità, della giustizia con la vendetta, dell'aggettivo pacifico con pacifista.
L'esercito che ha causato le stragi di Manhattan e Washington potrebbe colpire di nuovo con effetti devastanti per i civili, per cui è necessario difendersi con gli adeguati mezzi, non solo passivamente.
Non poteva poi non riaffiorare il problema dei rapporti con l'Islam. Quest'ultimo, mancante di un'unica autorità rappresentativa avente la funzione di esprimerne unità dottrinale, si presenta come realtà variegata di cui non è facile fornire definizione univoca.
I musulmani che ci parlano su come andrebbero interpretati Corano e Sunna esprimono più che altro valutazioni a titolo personale o come portavoce di singole comunità.
Occorre certamente rifiutare generalizzazioni vedenti nell'islamico un potenziale terrorista; abbiamo peraltro notato come esponenti musulmani viventi in Occidente hanno condannato l'attacco agli U.S.A. e si sono uniti ai rappresentanti di altre fedi e ai capi di Stato in veglie di preghiera per la pace e in memoria delle vittime; diversi Paesi islamici hanno inoltre dato disponibilità ad iniziative contro il terrorismo.
E' però pur sempre presente nell'Islam la componente avente come obiettivo l'instaurazione di una teocrazia, secondo cui non esiste come da noi la distinzione tra religione, politica e cultura; inoltre, la libertà religiosa e altri diritti umani in numerosi Paesi a maggioranza musulmana sono violati.
Ciò non va - e non andava - sottovalutato. Si spera che la partecipazione di nazioni islamiche alla lotta contro il terrorismo teorizzato in nome del jihad (comunemente tradotto con "guerra santa") rappresenti, nell'ambito di un dialogo sincero e rispettoso delle identità, un primo passo verso la rimozione di tali aspetti.
In ogni caso, dopo il più grave atto terroristico della storia, avvenuto proprio nel primo anno del nuovo secolo, il nostro modo di affrontare la realtà non sarà più lo stesso.
Abbiamo assistito ad una sconvolgente prova della precarietà intrinseca all'esistenza umana, nonostante la presenza di sistemi di informazione e difesa ritenuti il massimo dell'efficienza. Dobbiamo riconoscere che il paradiso non è di questo mondo.
Tuttavia non bisognerà mai farsi vincere da un rassegnato fatalismo: il male è mistero ineluttabile nella storia dell'umanità, ma va pur sempre affrontato; il coraggio deve sconfiggere i timori; la voglia di ricominciare deve prevalere sulla demoralizzazione.
E il popolo americano sta dando pregevole esempio su come metter da parte molti dissensi al fine di cooperare per un rapido superamento del trauma subito.

Marco Cingolani

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