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(da Roma, lettera aperta di Giacomo Conti, Laurentino)
Amici, cinquant'anni dedicati alla Donazione di Sangue sono tanti,
ed io sono grato all'AVIS che mi ha
dato questa possibilità. Volontariato.
Quando si parla di Volontariato lo si
presenta sempre come servizio: aiutare
qualcuno in difficoltà. Non si
parla quasi mai di ciò che si
riceve, come quando doniamo il nostro
sangue.
Dopo la donazione non si pensa che si
torna a casa con nel cuore qualcosa
difficile da definire, ma assai prezioso
per quello che rimane pur sempre il
mestiere più difficile da imparare:
saper vivere e convivere.
Il volontariato fatto bene è
un'autentica scuola di vita, un itinerario
educativo che conduce l'individuo a
conoscere meglio alcuni aspetti della
vita, spesso dimenticati o rimossi,
e a conoscere meglio sé stessi.
Per i Donatori di Sangue il contatto
frequente con chi soffre deposita in
loro, giorno dopo giorno, i semi di
un sapere e di un sentire che avvicinano
alla saggezza e alla bontà. Ed
è di Bontà che la nostra
società ha bisogno. E' una verità
che generalmente viene trascurata perché
si è portati a pensare più
a ciò che si dà che a
quanto si riceve: gratifica di più
sentirsi benefattori che beneficati,
sentirci dire grazie che dirlo.
Spesso sono stato costretto a recarmi
in ospedale a rassicurare malati, bisognosi
di trasfusioni, e dir loro che l'assistenza
era stata assicurata e che tutto sarebbe
andato bene. Ebbene, entrare in questi
ambienti, ascoltare, osservare - osservare
è l'ascolto degli occhi - significa
essere condotti per mano a scoprire
la vera realtà della vita, l'asprezza
della vita, la precarietà di
quanto si possiede, le sue leggi severe,
a volte crudeli, dove permette di contrattare
e dove invece la sua voce è perentoria
e ogni patteggiamento è negato,
e la morte prevale
Volendo riassumere, la nostra donazione
ci avvicina al malato; anche il malato
si avvicina a noi e ci comunica insegnamenti
preziosi.
Abbiamo bisogno di queste voci, pacate
e lente, come quelle di chi ha poco
fiato, ma convincenti come quelle di
chi, spogliato di tutto dalla malattia,
si trova a faccia a faccia con l'essenziale,
e lì scopre quanto poco sarebbe
necessario per vivere sereni tutti e
tutti insieme; quel poco è un
poco del nostro sangue.
L'incontro con queste persone spesso
è rivelazione, sempre illuminazione.
Incontrarle è grazia, perché
tornando a casa non si saprebbe dire
se è più ciò che
si è dato o ciò che si
è ricevuto.
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