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Carissima redazione,
con questa lettera desidero
unirmi a Paolo Fadelli, Claudio Adanti e Sergio
Belardinelli nell'esortazione a "ripensare"
la Festa del Vino apparsa a p. 16 del
n. di Settembre. Però da un punto di
vista un po' diverso.
Ripensare la Festa del Vino significa, a mio
modo di vedere, fare si che i giovani
possano vivere un sano divertimento,
che non sia cioè quello di
ubriacarsi e dare calci ai portoni. Però
se si invita gente ad una festa e le si dà
solo da bere, e null'altro, è inevitabile
che poi l'unico divertimento sia quello
di ubriacarsi. Ma questo non vuol dire
che si deve trasformare la Festa in
una Sala di Degustazione. Vuol dire invece
che è necessario intrattenere i giovani,
farli ballare e cantare, magari con un Dj
in piazza, o con qualche buon gruppo musicale
che suoni qua e là in qualche
cantina.
Non è escluso poi che
il pomeriggio non si possa esporre e
far assaggiare le delizie enologiche locali.
Ogni festa ben congegnata deve avere una forte
matrice ed un solido sostrato culturale, l'esposizione
e l'assaggio di prodotti gastronomici e vinicoli
locali, un breve filmato sulla storia o sulle
bellezze artistiche di Pergola, da proiettare
magari non appena fa buio quando
ancora tutto è tranquillo e non
si è ancora entrati nella dimensione
più goliardica della Festa, una rappresentazione
teatrale all'aperto, anche se modestissima,
realizzata da una piccola compagnia teatrale
di poco costo, magari riguardante qualche
illustre personaggio pergolese del passato
(dagli egregi patrioti del Risorgimento ai
pittoreschi personaggi di Sotto la Pergola
di Eugenio Marcucci), o sfruttando
il motivo bacchico e dionisiaco della Festa
del Vino, motivo tradizionale che sin da.
molti secoli prima di Cristo, già presso
gli antichi Greci, era presentissimo nella
cultura teatrale e popolare (anzi, il teatro
stesso, che nacque in Grecia, si sviluppò
in seno a delle manifestazioni bacchiche,
cioè a delle Feste del Vino: "tragedia",
il primo genere teatrale, significa "canto
del caprone" dal greco "tràgos",
"caprone", e "odìa"
"canto", e il caprone era il simbolo
di Dioniso, Dio Dio greco del vino, in
onore del quale nacquero le prime rappresentazioni
teatrali).
Per non parlare degli spunti che possono essere
presi dai nostro grandissimo poeta secentesco
di fama internazionale Girolamo Graziani,
dai poema Il conquisto di Granata alla
tragedia Il Cromuele: certo
Graziani fu uno dei massimi
poeti del Seicento e, sebbene nella storia
della letteratura Giacomo Leopardi sia ben
più importante, è comunque desolante
constatare come Recanati sembri vivere solo
per il suo poeta, mentre a Pergola sembra
che un poeta non sia mai nemmeno esistito.
Canti folkloristici, danze popolari; un concerto-saggio
dei tantissimi gruppi rock giovanili locali
che da Cabernardi a San Michele al Fiume,
passando per Pergola e San Lorenzo, arrivando
magari anche a Marotta e Fano, sicuramente
esistono ma sono pressoché nell'anonimato:
si tratta forse di musica di scarsa qualità,
certo, che però varrebbe lo stesso
a intrattenere i giovani e a dar spazio a
una scena musicale di poco rilievo forse,
ma che solo se trascurata rimarrà tale.
Di sicuro un'iniziativa di questo genere costituirebbe
un evento unico e bellissimo per molti giovani
musicisti rock delle nostre zone.
Il problema mi sembra dunque quello di animare
la Festa. Quelli che sognano una Festa
del Vino dove tutti se ne vanno da uno stand
all'altro in giacca e cravatta a sorseggiare
i diversi tipi di vino forse hanno dimenticato
il significato che la parola "festa"
assumeva per loro da giovani, quando era bello
ritrovarsi e divertirsi e magari far qualche
mattana tra amici. E non dimostrano
nemmeno di comprendere l'essenza dello spirito
goliardico e dionisiaco, del tutto umano,
che da sempre rende viva la Festa del
Vino.
Trasformare la Festa del Vino in un Salone
di Degustazione ed Esposizione Enologica non
farebbe altro che favorire la tendenza di
isolamento ed elitarismo nei quali sembra
volere chiudersi e morire questa cittadina,
beandosi e compiacendosi in se stessa, delle
sue opere artistiche e dei suoi reperti storici.
E mentre brulicano Feste del Vino in tutto
il circondario, da Piobbico a Fossombrone
a Senigallia, in città e paesi collegati
da superstrade e autostrade e più agevoli
da raggiungere della nostra Pergola, di fronte
ai palii e alle feste popolari, e nondimeno
di fronte alle stagioni teatrali di paesi
a noi vicini e certo di minor tradizione del
nostro (es.: Cagli) quest'elitarismo mi rattrista
molto.
E sono convinto che, andando avanti cosi,
niente riuscirà a vincere l'indifferenza
della gente e degli altri comuni nei confronti
del nostro: né i Bronzi, né
la infinita bellezza delle nostre chiese,
né gli altri meriti per il Risorgimento
di ci si legge sull'iscrizione in Piazza Ginevri.
Per chiudere, nemmeno mi sembra bella la proposta
di aumentare il prezzo del biglietto.
Se non è proprio indispensabile, è
meglio che il biglietto non si faccia pagare.
Credo sia opportunità migliore, se
proprio si deve, quella di far pagare qualche
soldo in più i pasti e le bibite. Infatti
al Trionfo del Carnevale di Fossombrone, festa
analoga alla nostra, non si paga nessun biglietto
eppure vi sono molti più spettacoli
ed esibizioni folkloristiche.
Alla Festa del Vino di Ostra, a quella di
Piobbico (oramai quasi ogni comune ha emulato
la nostra Festa), non si paga alcun biglietto,
sebbene a Piobbico ad ogni cantina io abbia
trovato un gruppo rock o dj-piano-bar. In
nessuna festa paesana, di questi tempi, in
genere, io ho mai pagato il biglietto.
Invece mi è capitato, ad esempio, in
una festa sulla spiaggia a Senigallia di pagare
8000 lire una birra piccola (a Pergola
al bar de l'Anna e Delfo costa 2500);
ma a Senigallia nessuno protestava perché
ciascuno nella festa è libero di
non acquistare la birra. Invece le reazioni
della gente alla "dogana" del biglietto,
anche da parte degli amici che vengono da
fuori - che ogni anno mi sembra siano sempre
meno - non sono mai positive perché
in questo caso per far festa insieme a tutti
è obbligatorio acquistare il biglietto.
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