Torna all'indice! Pagina 20  

 

Gli Italiani dovrebbero fare un monumento per meriti ambientali al tartufo, perché è grazie a questo tubero, che si sta rimboscando mezza Italia. Quindi chi mangia tartufo (badate bene tartufo e non succedanei o derivati) paradossalmente contribuisce alla salute ambientale.
Il fatturato del tartufo in Italia è di 1500 miliardi (il dichiarato...). Più della metà del prodotto finisce all'estero. Il tartufo appartiene al genere tuber, e il tuber non è altro che il corpo fruttifero del vero fungo che invece è composto da una miriade di filamenti chiamato micelio.
Il tartufo è un fungo ipogeo che sta protetto sotto terra senza dar segno di se, senza nessun odore, finché le spore non sono perfettamente mature, solo a questo punto emana il suo caratteristico aroma per farsi mangiare dagli animali, che in seguito diffonderanno le spore che andranno ad accoppiarsi con altre spore e formeranno un altro corpo fruttifero o tuber.
Il tartufo vive in simbiosi con una pianta munita di clorofilla, in definitiva c'è uno scambio di sostanze alimentari, in pratica il tartufo riceve sostanze alimentari indispensabili per la sua crescita, la pianta verde utilizza il micelio per estrarre dal terreno acqua e sali minerali, questo rapporto si chiama micorrizia da micorrizia, quindi si coltiva l'albero commensale per ottenere i tartufi. Il primo a scoprirlo fu un contadino francese, Joseph Talon, che nel 1810 ottenne tartufi da un querceto piantato con ghiande provenienti da una tartufaia naturale.
Questa sua scoperta gli cambiò la vita, ma il suo nuovo tenore di vita insospettì i parenti che lo spiarono e vennero a scoprire il suo segreto e lo divulgarono per tutta la Francia. Da allora furono tentati altri metodi empirici, non tutti ebbero successo. Oggi esistono tecnologie certe per ottenere impianti sufficientemente produttivi per il tartufo nero, ma stanno arrivando dei discreti risultati anche per il tartufo bianco. Ma tra l'ottenimento di buone tartufaie in territori adatti e la coltivazione di pianticelle da tartufo sul balcone di casa, come vorrebbero far credere alcune pubblicità truffaldine, di strada ce ne corre.
Un controllo più rigoroso dovrebbe essere effettuato su ciò che viene venduto con la pretesa di chiamarsi tartufo. Qualche imbroglione riesce a spacciare per prodotto al tartufo, un aroma di tartufo fatto mediante sintesi chimica; va detto che la sostanza è tossica, ma ha caratteri organolettici adatti a comporre oli, burro, formaggi, creme , salse, ecc.
L'imbroglio è favorito dal fatto che la legge italiana consente di scrivere sulle etichette la dicitura aroma naturale anche se il prodotto usato proviene da sintesi chimica (purché ci sia identità di molecola).
La legge sa anche che il cittadino pensa che su una bottiglietta con la scritta olio al tartufo, vi sia effettivamente del tartufo, ma paradossalmente sono convintissimo che lo stesso legislatore sia a conoscenza della mancanza di chiarezza. A questo punto qualche consiglio al pubblico penso sia doveroso: I tartufi si gustano freschi e quando si comprano ci si affidi ad una persona di fiducia e si chieda del prodotto maturo; la corretta maturazione non si evidenzia col colore più o meno scuro, che dipende dall'albero con cui il tartufo viveva, ma con il disegno della gleba, che deve mostrare venature differenziate in modo netto (un tartufo presenta sempre delle spaccature che mostrano il disegno della pasta interna), non ci si fidi solo del profumo perché molti tartufi possono essere siringati e perché un ottimo tartufo messo in una partita di tartufi non eccessivamente profumati , aumenta la loro sensazione olfattiva. Il valore commerciale del tartufo aumenta con l'aumentare della grandezza e la forma regolare; le gibbosità e i buchi ne diminuiscono la resa e favoriscono l'accumulo della terra che viene pagata come il tartufo. Infine, per ciò che concerne le qualità afrodisiache del tartufo, esistono dei pareri alquanto discordi. C'è da dire che tutto ciò che crea emozione ed è particolarmente caro e raro, la mente umana è portata ad associarlo allo stimolo sessuale. Alcune preparazioni:

Riso al parmigiano e tartufo.
gr:600 di riso Carnaroli 80gr di burro, 150di formaggio Parmigiano grattugiato, 250gr di brodo vegetale 25gr di tartufo bianco.
Lessate il riso in acqua salata e scolatelo molto al dente. A parte fate addensare il brodo con un po' di formaggio e il burro aggiungendo A finecottura qualche lamella di tartufo. Quindi su una casseruola unite il brodo addensato con il riso e amalgamate il tutto, servite su piatti da portata tagliando il restante tartufo e coprendo per un paio di minuti il piatto fumante con un copripiatto. Vino abbinato: Lacrima di Morro D'Alba.

Burro di Scorzone: 500gr di burro di ottima qualità, 300gr di tartufo nero estivo maturo. Lavate bene il tartufo poi tritatelo grossolanamente, Ammorbidite il burro e impastatelo con il tartufo, fate delle formine di 10 gr l'una e abbattetele nel freezer. Potrete usate questo burro per i crostini e primi piatti .

Carne cruda all'Albese: 300gr di girello di vitellone, 40 gr di olio extravergine, il succo di 1/2 limone, sale tartufo bianco. Affettate il vitellone molto sottile e sistematelo su un piatto di portata, conditelo con l'olio il limone e il sale emulsionati con cura e copritelo con finissime lamelle di tartufo bianco.Il vino? Un Sangiovese dei colli Pesaresi.

Massimo Biagiali

Pagina PRECEDENTE

Pagina SUCCESSIVA