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Il giorno 27 ottobre si sono ritrovati tutti i pergolese nati nel 1943, abbiamo ricevuto la seguente lettera di ringraziamento all'organizzatore che volentieri pubblichiamo

Caro Neno,
i "Ragazzi del `43", grati per la meravigliosa festa da te organizzata, ringraziano con profondo, sincero affetto.
E' stato bello ritrovarci… quanti ricordi, quanto calore, quanta gioia in quelle ore trascorse insieme!
Ci siamo resi conto che i veri valori, oggi in gran parte perduti, in noi sono presenti, ancora integri.
La Messa di Don Sesto, che hai voluto in apertura della serata, le canzoni degli anni '60, i ricordi di scuola, dei festini improvvisati con il giradischi, dei balli al "Sasso Antico" ci hanno riportato indietro nel tempo… alla nostra giovinezza.
Non avevamo le possibilità finanziarie dei ragazzi d'oggi, ma possedevamo una ricchezza immensa: l'entusiasmo di vivere, la gioia delle piccole cose, il rispetto reciproco.
In una circostanza dolorosa mi hai definita "discreta amica, sempre presente nei momenti difficili".
Grazie Neno, è la conferma della nostra sincera amicizia, quell'amicizia che unisce ancora i "Ragazzi del `43"… le numerose presenze alla tua festa e l'affiatamento di tutti i partecipanti, venuti anche da lontano, l'hanno dimostrato.
Un doveroso grazie ad Aurelio, Secondo, Patrizia e Pietro per il favoloso menù.
Con tanto, tanto affetto, ti abbraccio, insieme a tutti i "Ragazzi presenti e non".

Anna Pia

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A tutto il personale del reparto Medicina di Pergola

Se è una realtà imprescindibile che il calvario di dolore di una persona cara è capace di straziare il cuore di qualsiasi essere umano, è altrettanto vero che tale dolore può far conoscere l'affetto, l'umanità e la professionalità di chi la malattia, per sua precisa missione, deve e vuole combattere tutti i giorni.
Noi, familiari di Ario, abbiamo avuto l'onore ed il piacere, costretti dalle avverse circostanze, di vivere questo lungo cammino al fianco di persone dedite fino in fondo alla loro professione.
In queste righe, si badi bene, non si vogliono tessere le lodi di una sanità italiana troppo spesso, a torto o a ragione, calunniata; si vuole bensì dare voce al sentimento di gratitudine che ci ha pervaso vedendo la passione di chi amorevolmente ha curato il nostro Ario, percorrendo insieme a lui un cammino in cui purtroppo la speranza è stata soffocata dal dolore. Il sorriso di un'infermiera, l'abbraccio di un operatore sanitario, le parole di conforto di un medico si sono rivelate preziose in questi lunghi mesi dal pari di un raggio di sole all'imbrunire.
Le dimostrazioni di affetto nei confronti del compianto Ario, quotidianamente ripetute, hanno riempito la monotonia di giornate tutte uguali in cui i familiari erano costretti a confrontarsi con "i freddi numeri" della medicina, resoconto implacabile dell'imbattibile malattia.
Tante ancora sarebbero le cose da dire ed i ringraziamenti da fare, ma l'emozione è più forte delle parole e non ci permette di aggiungere altro. Grazie ancora a tutti voi per aver dato al nostro, come disse un giorno Marié Dominique Moliné, il coraggio d'aver paura.

Con sincero affetto e gratitudine.

la famiglia Conti Emidio

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