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SCHEDA BIBLICA
a cura di
don Ugo Ughi

ASCOLTATE OGGI LA SUA VOCE

"Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo" (Lettera agli Ebrei, capitolo 1, versetti 1-2).
Due versetti che la liturgia ogni anno proclama in uno dei formulari delle Messe di Natale. La nascita di Gesù è vista come la più perfetta comunicazione di Dio con l'umanità.
Il Dio d'Israele, il Dio Padre di Gesù Cristo, non è un idolo muto, ma è Colui che parla, che comunica, che gradualmente fa conoscere il suo pensiero, apre il suo cuore, svela il suo mistero. Non è un Dio da immaginare e da inventare, ma un Dio da ascoltare e da accogliere.
La via principale di trasmissione divina sono stati i profeti, coloro cioè che sono stati scelti, chiamati e incaricati a parlare in nome di Dio, perché di Dio sono stati assidui ascoltatori. Profeti non sono soltanto quelli "classici", come Elia, Isaia, Geremia, Ezechiele…, ma anche Mosè, Samuele e quanti hanno ricevuto la missione di comunicare al popolo la parola di Dio. "Molte volte e in diversi modi", ha detto la lettera agli Ebrei.
E l'antico Israele è stato educato all'ascolto, come atteggiamento fondamentale per esprimere la fede nel Signore. "Ascolta, Israele…", dice il libro del Deuteronomio (cap. 6, v. 4) e più volte al giorno ripete il pio israelita. "Ascoltate oggi la voce del Signore", ripete la Liturgia delle Ore della Chiesa ogni mattina.
L'ultima, definitiva, totale parole e comunicazione di Dio con l'umanità si chiama Gesù, il Figlio, il Verbo (La "Parola", appunto!) fatta carne.
In Gesù Dio ci dice tutto e ci dona tutto, secondo la preghiera della Liturgia. Perciò possiamo comprendere l'invito impellente del Papa nella lettera di chiusura del Giubileo "Novo millennio ineunte" a ripartire da Cristo, a diventare contemplatori del volto di Cristo, facendo innanzi tutto tesoro dei testi biblici che parlano di Lui.
La lettera agli Ebrei dice essere Gesù "il Figlio di Dio", Colui che, uguale al Padre e in perfetta comunione con Lui, lo conosce e lo ama, lo fa conoscere ed amare: "Nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Vangelo di Luca 10, 22).
Per mezzo del Figlio, afferma ancora la lettera agli Ebrei, Dio ha creato il mondo. Riecheggiano le parole del Vangelo di Giovanni, cap. 1, v. 3: "Tutto è stato fatto per mezzo di lui (il Verbo di Dio) e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste". E la lettera ai Colossesi, cap. 1, v. 16: "Per mezzo di lui (del Figlio) sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili". Il Figlio collabora con il Padre nell'opera creatrice e, fatto uomo, diventa il modello, il prototipo, l'immagine perfetta di ogni uomo e di ogni donna, di tutta l'umanità. Perciò la nostra vocazione radicale, per la piena riuscita della vita, è essere in Cristo (uniti profondamente a lui) ed essere come Cristo (con i tratti spirituali simili ai suoi).
Il padre ha, inoltre, costituito il figlio "erede di tutte le cose". Ciò che è in Dio è di Gesù e perciò e di tutti coloro che vivono uniti a Gesù, che formano con lui una sola famiglia, addirittura un solo corpo. Appartenere a Cristo non equivale a perdere, ma a guadagnare, ad acquistare libertà e pienezza di vita. San Paolo nella lettera ai Romani, cap. 8, v. 17, scrive: "Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo".
"Ripartire da Cristo", pertanto non può non essere il programma della Chiesa e di ogni cristiano che voglia vivere con fedeltà e con amore perseverante il suo battesimo.
Scrive il Papa in "Novo millenio ineunte", n. 29: "Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formunla magica, No, non una formula ci salverà ma una persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi! Non si tratta allora di inventare un nuovo programma. Il programma c'è già: è quello di sempre, raccolto nel Vangelo e nella viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso da conoscere, amare imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste".

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