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Come noto dalla stampa, il 25 ottobre, nella mattinata, è
stato depositato davanti alla casa parrocchiale
di via S. Marco, 2 un plico, che, messo
poi nell'atrio dal Viceparroco Don Federico
Tocchini, ivi è rimasto inesplorato
sino alla sera del giorno seguente,
nella convinzione reciproca di Parroco
e Viceparroco che si trattasse di cosa
appartenente all'altro.
Chiarito l'equivoco la sera del
26 ottobre, Don Lino e Don Federico
hanno portato in casa e liberato dagli
involucri l'oggetto misterioso e
subito è comparso e immediatamente
riconosciuto il bellissimo volto virile
tagliato nel 1971, nella chiesa del
Cimitero di Pergola, dalla tela raffigurante
"La Vergine in gloria e, sotto,
una folla di devoti", in mezzo
ai quali sono come confusi, ma ben visibili
a destra S. Francesco di Assisi e a
sinistra il Santo identificato con S.
Rocco. In realtà la tela proveniva
da uno dei due altari laterali, esistenti
nella chiesa di S. Rocco (Via S. Marco
Ev. di Pergola) e trasferiti, negli
anni '70, nella chiesa del Cimitero.
E' attribuita alla scuola di
Federico Barocci, perché la famiglia
Ruffini di Pergola l'aveva commissionata
a tale bottega, per ringraziare la Madonna
in occasione della nascita di Federico
Ubaldo, erede di Francesco Maria II
di Urbino.
La parte inferiore del quadro
è proprio la più bella,
ricca com'è di volti sicuramente
ritratti dal vero con eloquente efficacia.
Grazie, ladro!
Sì, è stato un fatto singolare e degno di essere
sottolineato: la restituzione alla Comunità
pergolese di un'opera d'arte rubata
trent'anni fa. Che sia toccato a noi
preti farsi tramite di questa restituzione,
lo considero avvenimento secondario,
anche se, inevitabilmente, dà
luogo a congetture.
Che poi il fatto abbia avuto come "luogo"
l'abitazione che la Comunità
cristiana mi ha assegnato quale parroco,
mi fa piacere, ma è cosa del
tutto personale: lo considero come un
"regalo" che il Signore mi
ha fatto per la predilezione che nutro
per l'arte e, in particolare, per l'arte
sacra e per il non poco lavoro che mi
è costata e mi costa la convinzione
che noi preti abbiamo una grande responsabilità,
anche in questo settore, davanti alla
Chiesa e davanti alla Comunità
civile. Talvolta la mia passione per
l'arte mi sembra un hobby e mi domando
se faccio bene a dare anche ad essa
una parte notevole di tempo e di energie.
Mi è sembrato - forse mi illudo!
- che l'accaduto sia stato una specie
di conferma o di approvazione dall'alto
che non sono del tutto fuori strada,
vista la mia "fede" nella
certezza che Dio è bellezza e
che l'arte deve condurci a Lui. Bellezza
e verità si identificano.
Il mio "grazie" va quindi
anche a chi si è fatto strumento
di questa restituzione, si tratti -
e lo dico con benevolenza - del "ladro"
convertito o di qualcun altro (o altri)
che ha creduto di "liberarsi"
da cosa non utile (non si può
per trent'anni godere, da solo, di uno
squarcio di bellezza!) o ingombrante,
perché invendibile o pericolosa.
A sua "consolazione" sono
lieto di fare due riflessioni: chi ha
"rubato" anzitutto non è
più "ladro" quando
viene nella buona determinazione di
restituire. La restituzione è
l'unica forma di redenzione per chi
ha rubato: non si può essere
perdonati se non si restituisce.
Chi poi restituisce alla Comunità
compie un gesto di "conversione"
più rimarchevole, perché
restituisce non a uno o all'altro, ma
a tutti. Tutta la Comunità
di Pergola può dire "Grazie,
ladro!", perché così
è ridiventata più ricca,
recuperando un valore che la rende più
bella.
Ho sofferto, vita natural durante (e
lo dico con sincerità), dei tanti
furti che hanno impoverito, durante
il corso della mia vita, il patrimonio
artistico nazionale. Ora mi sento più
sollevato e sereno. Grazie a nome di
tutti! Se fossero stati altri tempi
avrei sottolineato il gesto, riportando
in processione, vicino al quadro deturpato
con furto "sacrilego", il
pezzo che in qualche modo lo ricompone
nella sua primitiva armonia. Ma i tempi
che corrono sono duri per tutti i versi.
Può bastare un "grazie"
espresso, modestamente, ma gioiosamente,
così!
Lino Ricci
P.S. Speriamo però che il buon esempio faccia rinsavire
anche il ladruncolo che, così
assiduamente, si è incaponito
a voler rubare, in questi ultimi mesi,
in chiesa, oggetti vari. Povero untorello!
Per i due soldi che gli dà il
"committente", si perde l'anima
e il corpo. Ma certo, tra i due, il
più disgraziato è il "committente":
ruba in chiesa e ruba a un poveraccio.
I furti sacrileghi non hanno mai arricchito
nessuno.
L. R.
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