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Da Pergola - Oratorio "L'Incontro"
"I PROMESSI SPOSI" SECONDO I LAURENTINI

 

L'Oratorio di Pergola ha salutato calorosamente il ritorno nel suo teatrino, rinnovato dopo il terremoto, della Compagnia Teatrale dell'Oratorio "L'Aquilone" di S. Lorenzo in Campo. Lo ha fatto, con la numerosa presenza di pubblico ormai garantita quando a esibirsi è la Compagnia laurentina , la sera di sabato 27 ottobre.
Questo gruppo di attori piace, perché, sotto la direzione dell'autore-attore Maestro Luigi Speranzini, offre sempre un prodotto DOC, garantito per spontaneità, popolarità, sapore piccante (rarissimamente volgare) di linguaggio e di recitazione: una specie di "Commedia dell'Arte" che, per felice combinazione di attori molto affiatati e di battute note o inventate, riesce a tenere desta l'attenzione del pubblico e a suscitare spesso quel riso schietto e liberatorio, di cui c'è bisogno ai nostri giorni, visto che spesso la TV oggi ci costringe persino a ridere su comando.
L'esperienza iniziò parecchi anni fa (1993 circa) con una rappresentazione riuscitissima di "Pinocchio" - una versione dialettale e ambientale del capolavoro della letteratura per ragazzi, calato nella realtà "alta-valle-del-Cesano" - ed è poi proseguita con molti altri pezzi - "La vegghia", "C'era `na volta `l calzolaro", "Al core `n se comanda" per ricordare alcuni tra i più noti - riscuotendo simpatia e successo. Temevo che con "I Promessi Sposi" l'azzardo fosse eccessivo, ma la Compagnia è riuscita in brevi battute a smontare le mie pretese… letterarie. C'è un Don Abbondio nato, qual è il maestro Speranzini con la sua "astiosa" bonomia e ci sono figurine ritagliate nel prontuario popolare della fauna umana della Valle del Cesano, che sanno dare al mondo manzoniano le nostre dimensioni.
Persino il Dottore (qui diventato Dottoressa) Azzeccagarbugli e l' "anima nera" della Monaca di Monza ci hanno messo a nostro agio, magari accentuando un po', specie la seconda, quello che il Manzoni pensa ma non scrive. Perpetua, Agnese, Don Rodrigo, i "bravi" rimangono più o meno nel loro ruolo (e non per niente non compaiono affatto, nell'edizione laurentina, l'Innominato o il Card. Borromeo. Bravi! Segno del senso della misura, che non è poco!).
Auspicio: l'esperienza laurentina non riesce a scrostare la pigrizia pergolese? Questo famoso "laboratorio teatrale" riesce o non riesce a decollare? Forse molti nostri giovani potrebbero smettere di annoiarsi e ingaglioffarsi nello squallore di ambienti che danno niente o… peggio.

Lino Ricci

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