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"Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne,
anch'egli (Gesù) ne è
divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza
mediante la morte colui che della morte
ha il potere, cioè il diavolo,
e liberare così quelli che per
timore della morte erano soggetti a
schiavitù per tutta la vita"
(Lettera agli Ebrei, capitolo 2, versetti
14-15).
In questi due versetti è racchiuso
il mistero della incarnazione e della
morte di Gesù, Figlio dell'uomo
e Figlio di Dio.
"Doveva rendersi in tutto simile
ai fratelli, per diventare un sommo
sacerdote misericordioso e fedele nelle
cose che riguardano Dio, allo scopo
di espiare i peccati del popolo"
(Lettera agli Ebrei 2, 17).
E' quanto celebriamo nel mistero del
Natale: un evento che ha dell'incredibile,
che lascia sconvolti quanti sono al
di fuori della prospettiva cristiana
e che colma di gioia quanti credono
nel Signore Gesù e sperano nella
salvezza dell'uomo, del cosmo e della
storia.
E' talmente grande l'amore misericordioso
di Dio per noi, da volere il massimo
della condivisione con l'umanità.
"Doveva rendersi in tutto simile
ai fratelli
". Non è
un "dovere" che nasce fuori
da Dio, per qualche forzatura esterna,
ma è l'espressione più
bella e più entusiasmante di
un disegno sublime di viva e intensa
partecipazione alla realtà e
alla vicenda umana.
Dio non intende salvare l'umanità
con un intervento esterno, tanto meno
delegato, ma entrando lui, personalmente,
con una umanità in tutto simile
alla nostra, dentro la nostra avventura
storica, spesso segnata da cattiverie,
violenze, odi, discriminazioni.
Dio sceglie di affrontare in prima persona
e in maniera visibile e verificabile
la concreta condizione umana e le logiche
mondane, fino ad accettarne nella sua
carne le conseguenze più crudeli,
per offrire con l'insegnamento e con
la vita l'unica vera alternativa: quella
di un amore sconfinato, di una gratuità
assoluta, di un dono senza pari, fino
all'ultima goccia di sangue!
Noi crediamo che Dio in Gesù
non ci riconosce soltanto come figli
e figlie, ma anche come fratelli e sorelle.
"Infatti, colui che santifica e
coloro che sono santificati provengono
tutti da una stessa origine; per questo
non si vergogna di chiamarli fratelli"
(Lettera agli Ebrei 2, 11). E' davvero
straordinario: possiamo dire che Dio
ci è Padre e, insieme, fratello
e amico.
Un dono di questo genere non può
che riempire di gioia e renderci portatori
di speranza per tutti, chiamati a fare
questa medesima esperienza.
Proviamo ad accennare a qualche logica
conseguenza:
1. Gesù sta al centro della vita
e della storia. Scrive il Papa nella
lettera apostolica "Novo Millennio
Ineunte": "Non ci seduce certo
la prospettiva ingenua che, di fronte
alle grandi sfide del nostro tempo,
possa esserci una formula magica. No,
non una formula ci salverà, ma
una Persona, e la certezza che essa
ci infonde: Io sono con voi!" (n.
29).
2. Dalla centralità di Gesù
proviene la bellezza, che è anche
impegno (talvolta o spesso faticoso),
di vivere relazioni interpersonali e
sociali "nuove". Se Dio in
Gesù si è fatto nostro
fratello, noi che lo accogliamo, ci
sentiamo sollecitati a stabilire fra
di noi rapporti fraterni, costruttivi,
senza i limiti e la crudeltà
delle discriminazioni e dei rifiuti.
Lo intuiamo nel momento in cui affermiamo
che a Natale si è tutti più
buoni e meglio disposti verso gli altri.
La coerenza vorrebbe che lo spirito
del Natale continuasse e si affermasse
in maniera più stabile fra le
perone e nella società.
3. Perciò, impariamo la solidarietà
e la condivisione. Questa è la
via per cui passa il mistero e il dono
della salvezza. Il Bambino di Betlemme,
crocifisso e risorto, parla di solidarietà
piena e perfetta con tutti e con ciascuno.
Non c'è croce, in cui non ci
sia la presenza partecipe e salvante
di Gesù.
Chi crede in Gesù, non può
prendere o creare distanze, se non dal
male e dall'ingiustizia. Dio si è
fatto e si fa vicino (Dio-con-noi) per
rendere la storia di tutti e di ciascuno
storia di salvezza. Noi, figli dello
stesso Padre, dobbiamo diventare sempre
più costruttori di dialogo, di
incontro, di condivisione, perché
ci sia possibilità di vita, di
benessere e di pace per l'intera umanità.
"Gloria a Dio e pace agli uomini":
solo così si fa davvero Natale!
Un sogno? Perché non sognare?
E' perché non operare con il
Signore Gesù, che ci domanda
accoglienza e responsabile collaborazione,
per far sì che il sogno diventi
realtà?
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